Referendum. Card. Zuppi: “Dialogo responsabile e costruttivo”

Il presidente della Cei ha aperto il Consiglio permanente soffermandosi sul rapporto tra Chiesa e politica, mentre arrivano i primi risultati del referendum.

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“Tenendo sempre conto l’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene”. E’ l’auspicio espresso dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, sul referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, mentre stavano arrivando i primi risultati. “Su questo avremo modo di elaborare una riflessione più attenta”, ha annunciato il cardinale al termine della sua introduzione al Consiglio permanente, in corso a Roma fino al 25 marzo. Sul referendum, Zuppi ha sottolineato “l’attenzione rivolta a questo appuntamento nonostante le pericolose polarizzazioni che non hanno aiutato a comprendere la materia di fondo e quella opinabile”. Un dato confortante, per il presidente della Cei, è stato quello relativo alla partecipazione perché “questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio”.

“Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà”,

ha concluso il cardinale, che ha esordito manifestando ancora una volta la “vicinanza” della Chiesa italiana al Medio Oriente, auspicando che sia ascoltata la voce del Papa per porre fine al conflitto. Il cardinale ha quindi dedicato la parte più ampia della sua introduzione al ruolo e al contributo della Chiesa alla società italiana, con particolare riferimento all’ambito politico.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

“La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune. Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”,

Parole chiare e nette, quelle pronunciate dal presidente della Cei:

“Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce

così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona”. E ancora:

“Non spetta direttamente alla Chiesa fare politica. Ma proprio per questo spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità”.

Tra i rischi da evitare, il “disimpegno” e la tentazione di “sostituirsi  impropriamente alla responsabilità dei laici, intervenendo direttamente là dove invece è decisiva la libertà della coscienza cristiana nella costruzione del bene comune”.

“C’è poi il rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa,

di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti”, il monito del cardinale: “Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa”. La comunità cristiana, invece, ”resta fedele a una distinzione alta e necessaria: riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto.  E’ importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri”.

“La presenza ecclesiale nel tempo e nella storia è l’opposto della contrapposizione sterile, della polemica permanente, dell’irrigidimento

che difende ma non genera, che delimita ma non incontra. Il dialogo non annacqua la verità”, ha osservato Zuppi, secondo il quale uno dei compiti più urgenti oggi è “custodire e promuovere uno stile capace di incontro, di ascolto, di amicizia sociale, di pazienza, di umiltà, di libertà interiore”.

“Viviamo in tempi di polarizzazione”, l’analisi dello scenario attuale: “Lo vediamo nella vita politica, nel dibattito generale, sui social e ovunque. Questo lacera la società”.

La strada da seguire è invece quella dell’unità, che consiste nel “mettere da parte ciò che divide e cercare quello che unisce, non giustificare mai la divisione e la malevolenza, cercare sempre la via della riconciliazione”. Poi la citazione dei cinquant’anni dal primo Convegno ecclesiale nazionale, da cui ha preso avvio la storia degli appuntamenti decennali (Roma, Loreto, Palermo, Verona, Firenze). “Il binomio evangelizzazione e promozione umana dice ancora tanto della specifica vocazione della Chiesa a comunicare il Vangelo, ma anche di far crescere la società italiana che stava affrontando allora tempi non facili, segnati com’erano dal terrorismo”, il riferimento al tema dell’evento.

Sul piano pastorale, il presidente della Cei ha definito l’Evangelii gaudium di Papa Francesco – rilanciata da Papa Leone – “il testo base per la missione della Chiesa in questi primi decenni del XXI secolo”

e ha citato “la bellezza e la ricchezza del percorso sinodale che abbiamo vissuto in questi anni e che ci vedrà uniti, in questi giorni, nell’esame delle Linee di orientamento che porteremo poi all’Assemblea Generale di maggio”. “Il testo, che non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale e non si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, indica alcune priorità che dovranno illuminare la vita ecclesiale negli anni a venire”, ha anticipato il cardinale a proposito del lavoro di questi giorni.

 

 

 

Altri articoli in Chiesa

Chiesa