Papa al Principato di Monaco. Abbé Vernard: “Unica chiesa al mondo dove miliardari e domestici siedono allo stesso banco”

L’Abbé Christian Vernard, delegato episcopale per la comunicazione, descrive al Sir l’Arcidiocesi di Monaco che il prossimo 28 marzo accoglierà Papa Leone XIV. Parla di una Chiesa cosmopolita e di “uno dei pochi luoghi al mondo in cui le diversità sociali presenti nel Principato, si incontrano”.

(Foto Vatican Media/SIR)

E’ forse l’unica arcidiocesi nel mondo in cui sui banchi delle Chiese miliardari e domestici possono sedere l’uno a fianco all’altro e condividere insieme la stessa fede e la comune preghiera. Così l’Abbé Christian Vernard, delegato episcopale per la comunicazione, descrive al Sir l’Arcidiocesi di Monaco che il prossimo 28 marzo accoglierà Papa Leone XIV. Questa visita è il secondo viaggio apostolico internazionale del Pontefice e la prima visita di un Papa nel Principato nella storia moderna. In un comunicato, l’arcidiocesi ricorda che Monaco è “uno dei pochissimi Paesi in cui il cattolicesimo è religione di Stato” e che “il Santo Padre e Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II condividono molti impegni: una particolare attenzione al rispetto della vita umana dall’inizio alla fine; una preoccupazione per l’ecologia integrale e la salvaguardia della nostra casa comune; e anche una passione comune per lo sport e ciò che rappresenta per l’umanità”. Per saperne di più, il Sir ha intervistato l’abbé Vernard.

Perché il Santo Padre ha deciso di visitare Monaco?

E’ un’ottima domanda, che ovviamente dovrebbe essere rivolta al Santo Padre in persona! La questione va inquadrata in un contesto più ampio. Il Principe Alberto II aveva già invitato il Pontefice ai tempi di Papa Benedetto XVI. Aveva anche invitato Papa Francesco in diverse occasioni, e credo che questo sia uno dei fattori che devono aver spinto Papa Leone XIV ad accettare questa volta. Sappiamo che durante la visita del 17 gennaio, il Principe Alberto II e il Papa hanno avuto un’udienza privata, e è stato durante questa udienza che il Principe Sovrano di Monaco ha presentato al Papa la lettera ufficiale di invito a visitare il Principato. Il Papa ha detto che l’avrebbe preso favorevolmente in considerazione e, successivamente, anche l’Arcivescovo di Monaco ha inviato una lettera ufficiale di invito.

Qual è il rapporto tra il Papa e il Principe Alberto II?

Credo che si possa dire che sia eccellente. Hanno già avuto diverse occasioni di salutarsi e parlare. Certamente, dopo che il Principe Alberto II ha dichiarato lo scorso novembre che, in virtù dello status cattolico di Monaco, qualsiasi legge che legalizzasse l’aborto nel principato non poteva avere la sua approvazione, il Vaticano è stato sensibile al coraggio di un Principe cattolico regnante.

Nel comunicato stampa, l’arcidiocesi menziona una “passione” condivisa “per lo sport e per ciò che rappresenta per l’umanità”. Potrebbe spiegarci meglio?

Sappiamo quanto il Principe Alberto II ami lo sport. Lui stesso ha partecipato ai Giochi Olimpici come atleta. Sotto il suo regno, lo sport è diventato una delle caratteristiche distintive di Monaco, ben oltre il famoso Gran Premio di Formula 1. Anche Papa Leone XIV, dal canto suo, è noto per essere un grande appassionato di sport (tennis, baseball, calcio).

Considera lo sport una vera e propria “scuola di vita” e un potente strumento di coesione sociale e spirituale e di pace.

Potrebbe parlarci della Chiesa a Monaco, dei suoi impegni prioritari, delle sue sfide e delle sue speranze, in una città nota soprattutto per la sua ricchezza e per le personalità del mondo dello sport, del cinema e dell’alta finanza che vi risiedono?

Geograficamente circondato da territorio francese, il Principato di Monaco presenta le sfaccettature di una società, certamente segnata dall’influenza francese, ma anche fortemente influenzata dalla cultura italiana e internazionale. Oltre ai monegaschi, ai francesi e agli italiani, che rappresentano ciascuno un quinto della popolazione, si registra la presenza di circa 150 nazionalità. Le più significative sono i portoghesi e i filippini che sono fortemente coinvolti nella vita ecclesiale. Solo tre o quattro nazionalità tra tutte quelle esistenti al mondo non sono rappresentate nel Principato. Da questo quadro sociologico della diocesi emerge un tipo di religiosità che non può essere confusa con quella francese e nemmeno con quella delle vicine diocesi francesi. Questa composizione sociale è infatti caratterizzata da una eterogeneità sociale combinata ad un forte cosmopolitismo del Paese. Così, sebbene vi siano persone molto ricche, per funzionare, il sistema richiede anche persone comuni, a volte persino molto semplici. Queste eterogeneità sociale conferisce alla nostra Chiesa diocesana un carattere molto particolare.

A volte, in chiesa, si possono trovare sullo stesso banco un miliardario e un domestico.

La Chiesa è uno dei pochi luoghi in cui le diversità sociali presenti nel Principato, si incontrano e la Chiesa stessa deve tenere conto di questo importante aspetto nel suo lavoro apostolico quotidiano.

Quale messaggio vi aspettate dal Papa?
La natura altamente istituzionale e la forte presenza della Chiesa di Monaco all’interno della comunità nazionale possono talvolta indurre il clero e i fedeli a disinteressarsi di un rinnovato approccio pastorale all’evangelizzazione. In questo senso, tutti auspicano che la visita del Santo Padre porti un profondo rinnovamento individuale e comunitario, sia nella fede che nella missione. Come ha scritto il nostro arcivescovo nella preghiera di preparazione a questo viaggio: “Attraverso la presenza del Papa, i suoi insegnamenti e la sua preghiera, possiamo essere rinnovati nella fede in Cristo, nostra Speranza, e rafforzati nel nostro desiderio di seguirlo”.

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