Negli ultimi vent’anni oltre 1,7 milioni di italiani si sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), mentre i rimpatri sono stati circa la metà. Solo nel 2024 hanno lasciato il Paese 123mila persone, tra cui 15mila minorenni, e ogni anno nascono all’estero almeno 25mila bambini italiani. È su questo fenomeno vasto e in continua crescita che si concentra “Crescere expat”, il nuovo volume della giornalista Eleonora Voltolina. Il libro raccoglie trentuno storie di famiglie italiane che vivono in ogni angolo del mondo: nuclei che hanno costruito nuove vite in Australia, nel Regno Unito, in Danimarca, in Portogallo e in molti altri Paesi, trovando opportunità professionali e una qualità della vita migliore, ma affrontando anche distanze affettive, nostalgia e fragilità dei legami familiari. Le testimonianze si intrecciano ai risultati di una ricerca condotta su 1.200 genitori italiani all’estero, offrendo un quadro ricco e articolato. Emergono temi come l’identità multinazionale dei figli, l’integrazione nei nuovi contesti, la gestione della lingua italiana, le differenze tra sistemi scolastici, il rapporto con i nonni rimasti in Italia e la complessità dei legami intergenerazionali. Nella prefazione e nella postfazione, rispettivamente Maria Chiara Prodi, presidente del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), e mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, sottolineano il valore delle comunità italiane nel mondo e la necessità di politiche più solide a sostegno delle famiglie.

Le testimonianze si intrecciano ai risultati di una ricerca condotta su 1.200 genitori italiani all’estero, offrendo un quadro ricco e articolato. Emergono temi come l’identità multinazionale dei figli, l’integrazione nei nuovi contesti, la gestione della lingua italiana, le differenze tra sistemi scolastici, il rapporto con i nonni rimasti in Italia e la complessità dei legami intergenerazionali. Nella prefazione e nella postfazione, rispettivamente Maria Chiara Prodi, presidente del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, sottolineano il valore delle comunità italiane nel mondo e la necessità di politiche più solide a sostegno delle famiglie.
Una delle domande centrali del volume è: fare figli all’estero è più facile che in Italia?
“Lo abbiamo chiesto direttamente ai genitori expat e tre quarti hanno risposto, senza esitazione, di sì”, spiega Voltolina in questa conversazione con il SIR. “La maggiore facilità – dice – deriva da un insieme di misure: sgravi fiscali, assegni mensili spesso indipendenti dal reddito, contributi per attività extrascolastiche o babysitting, congedi di paternità più lunghi e un ventaglio di servizi alle famiglie molto più ampio rispetto a quello italiano. Se in Italia prevedessimo sostegni più strutturati, potremmo aiutare chi desidera un figlio e ridurre il fertility gap, cioè la distanza tra figli desiderati e figli avuti”.
Il libro affronta anche il tema delle famiglie italiane all’estero, spesso “invisibili”, nonostante rappresentino centinaia di migliaia di nuclei. La narrazione pubblica, infatti, resta schiacciata su cliché come quello dei “cervelli in fuga”. “Si parte a qualsiasi età e con percorsi molto diversi”, ricorda Voltolina: “anche chi parte da giovane poi cresce, mette radici, costruisce una famiglia, ma questa fase non fa più notizia”. Media e politica, secondo l’autrice, dovrebbero “imparare ad abbracciare la complessità e riconoscere il valore della comunità italiana all’estero”.

Foto Eleonora Voltolina
Voltolina racconta anche la propria esperienza di espatrio: il trasferimento in Svizzera nel 2020, avvenuto quasi per caso durante il lockdown. La figlia, allora di sette anni, ha iniziato la scuola pubblica svizzera e un corso di italiano del ministero, rivelatosi però troppo semplice per una madrelingua. Confrontandosi con altri genitori, ha scoperto che si tratta di un problema diffuso. Da qui è nato un interesse crescente per il tema, approfondito anche nel Rapporto Italiani nel Mondo 2023. Grazie alla collaborazione con la sociologa Delfina Licata e al sostegno della Fondazione Migrantes, il tema è diventato una ricerca strutturata e poi un libro.
Da questa ricerca emerge una complessità di sentimenti: soddisfazione per la vita all’estero e, allo stesso tempo, nostalgia per l’Italia. Un capitolo centrale è dedicato al rapporto tra nonni e nipoti, raramente indagato. La distanza pesa e il 57% degli expat prova “dispiacere o senso di colpa per aver allontanato i figli dai nonni”, sottolinea l’autrice della ricerca. Le famiglie “cercano modi per mantenere legami profondi nonostante la geografia, ma la fragilità di queste relazioni resta un nodo emotivo costante. Tanto che oltre un terzo delle famiglie expat, il 38%, sogna che i nonni si trasferiscano all’estero, vicino a loro”.

