“Finalmente la visita è stata annunciata. Ci lavoriamo da alcuni mesi, ma è difficile preparare qualcosa finché non viene resa pubblica, finché non è certa. Ora, invece, è ufficiale, ed è una cosa meravigliosa. Da tempo sognavamo che il Papa venisse a visitare l’Algeria. E ora sta accadendo davvero: il Santo Padre ha persino inserito questa visita tra i suoi primissimi viaggi. Per noi è un segno molto positivo”. A parlare è il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Il Sir lo ha contattato poche ore dopo l’annuncio della visita di Papa Leone XIV in Algeria, dal 13 al 15 aprile, prima di proseguire il viaggio in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
Secondo lei, perché proprio l’Algeria?
Anzitutto perché è stato invitato. Io stesso ho invitato il Papa a venire in Algeria fin dal giorno della sua elezione: è stato eletto l’8 maggio, che coincide con la festa liturgica dei 19 martiri d’Algeria. Tra loro c’è in particolare Christian de Chergé, priore dei monaci di Tibhirine. Il Papa conosce bene la loro storia e, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha ripreso una frase di Christian de Chergé: “Disarmate le vostre mani, disarmate il vostro cuore”. Tra i 19 beati ci sono anche due suore agostiniane assassinate. È dunque una vicenda che conosce profondamente. Poi, naturalmente, l’Algeria è la terra di Sant’Agostino. Venire qui significa arrivare nella terra di Sant’Agostino, una figura che ha un grande peso e una grande attualità nel mondo di oggi. Tuttavia, non credo si tratti di un pellegrinaggio personale: è un viaggio dal significato più ampio. Infine, lui stesso ha spiegato le ragioni di questa scelta durante il volo di ritorno dal suo primo viaggio in Libano. Disse: “Personalmente spero di andare in Algeria per visitare i luoghi di Sant’Agostino, ma anche per poter continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano”. L’Algeria inoltre è un Paese affacciato sul Mediterraneo, un aspetto per lui molto importante. I suoi primissimi viaggi – Libano, Turchia e ora l’Algeria – si sono svolti tutti sulla costa mediterranea: è un elemento significativo. Da questo punto di vista, sta davvero seguendo le orme di Papa Francesco.
C’è evidentemente una frattura tra Nord e Sud, tra il mondo occidentale e quello arabo-musulmano da risanare e riconciliare.
Infine, siamo una piccola Chiesa che ha bisogno di sostegno, e che lui la conosce bene, perché è già venuto due volte. Le ragioni sono molteplici.
È già venuto in Algeria quando era cardinale?
No, non come cardinale, ma come Superiore generale dell’Ordine di Sant’Agostino. È venuto due volte per visitare i suoi confratelli.
Perché avete scelto come motto per la visita, “La pace sia con voi”?
Perché sono state le sue prime parole da Papa, pronunciate dal balcone di San Pietro: “La pace sia con voi”. Papa Leone XIV è un uomo di pace. Ci è sembrato importante sottolinearlo, soprattutto nel mondo di oggi e in un Paese come il nostro. In arabo, ogni giorno ci salutiamo con “Es-Salam Aleykum”, che significa proprio “La pace sia con voi”. È un saluto, un segno di pace, e questo segno fa bene. Crediamo che venga come figura spirituale portatrice di pace. Avremmo potuto mettere la visita sotto il segno della fraternità, ma i due aspetti si intrecciano.
Come Chiesa vogliamo essere portatori di pace e artigiani di fraternità, in questo momento in cui il mondo ne ha profondamente bisogno. Leone, nel profondo, è un uomo che porta la pace.
Quale Algeria e quale Chiesa il Papa incontrerà?
Incontrerà l’Algeria di oggi. Un’Algeria illuminata dalla figura di Sant’Agostino: una figura dell’antichità, ma allo stesso tempo straordinariamente moderna. Verrà a incontrare la Chiesa d’Algeria, una Chiesa che desidera essere pienamente inserita nella cittadinanza e nella vita del Paese. Il popolo nel quale siamo inviati, sono algerini, cristiani e musulmani. Non in una prospettiva di proselitismo, ma con la volontà di testimoniare che si può essere fratelli pur appartenendo a religioni diverse. Questo è il nostro messaggio, ed è ciò che il Papa viene a incoraggiare.
Qual è il messaggio che vi aspettate dal Papa?
Il popolo algerino è un popolo che ha sofferto molto. È un popolo la cui memoria è stata ferita e non è ancora del tutto riconciliata. Credo che questo popolo sarà felice di vedere che il Papa è venuto per visitarlo. È un popolo ospitale, e la sola presenza del Papa sarà già un segno forte. Le sue parole saranno certamente un incoraggiamento a essere la Chiesa che siamo in questo Paese: una piccola comunità cristiana che desidera vivere serenamente la propria identità e contribuire alla costruzione del Paese insieme a tutti. Non so quali parole pronuncerà. Sono però certo che porterà pace. Lo abbiamo visto in Libano: la sua presenza ha toccato cristiani e musulmani. Si percepiva che stava accadendo qualcosa.
Sono convinto che il suo messaggio passerà anche attraverso la sua sola presenza, il fatto stesso che venga e che sia accolto.
E poi il suo sorriso, che è contagioso, si rifletterà sui volti delle persone. E questo fa bene. Fa semplicemente bene. Sono certo che questo viaggio è già un messaggio.
Siete una Chiesa molto piccola, ma viva, che ha fatto della fraternità il suo volto distintivo.
Sì, è la mia speranza. È forse il complimento più bello che si possa fare alla nostra Chiesa. Vivere la fraternità tra di noi e in mezzo a questo popolo: questo è ciò che desideriamo. Quanto mi piacerebbe che questo fosse vero per il mondo intero, per tutta la Chiesa! Quanto mi piacerebbe che si potesse dire dei cristiani: “La cosa straordinaria è che portano la fraternità”. Non è ciò che si sente dire più spesso. Ma sarebbe meraviglioso poterlo ascoltare in tutto il mondo: sì, c’è qualcosa di davvero particolare nei cristiani, ed è che sono fratelli e sorelle tra loro e per tutti.

