Ancora una volta la Giornata mondiale del malato è occasione per riflettere su una parabola evangelica sempre provocante, quella del Buon Samaritano. Papa Leone XIV chiede alla Chiesa di interrogarsi su quanto la compassione verso i sofferenti e in particolare verso i malati, sia davvero una realtà. “La compassione – scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata di quest’anno – non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti: il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura … e non lo fa da solo”.
Sono quasi duecento anni che l’Opera iniziata da san Giuseppe Cottolengo cerca di tradurre la compassione in gesti concreti, soprattutto in ospitalità che accoglie fratelli e sorelle in umanità feriti da sofferenze fisiche e spirituali. Fedeli al carisma del Fondatore, il 2 settembre 2022, la Piccola Casa della Divina Provvidenza decide di aprire un centro di cure palliative, un Hospice, a Chieri, proprio nella casa dove il prete torinese è morto santamente, per condividere brani di vita difficili, spesso gli ultimi, con malati che vi trovano accoglienza e vengono aiutati a concludere la loro giornata terrena con dignità.
Decidere di aprire un Hospice, in tempi complessi come i nostri, dove le risorse economiche offerte dalle istituzioni preposte per sostenere cure così impegnative sono inadeguate, è davvero un’impresa ardita; lo abbiamo fatto fidandoci ancora una volta di quel Dio che nelle Scritture ama rivelarsi provvidenza con e per coloro che confidano in Lui. Ma è stata anche una risposta “non teorica e sentimentale, ma fatta di gesti concreti” che la Piccola Casa ha voluto dare all’acceso dibattito sul fine vita offrendo un luogo, anzi una Casa, per aiutare a benedire la vita fino all’ultimo respiro. Gli oltre settecento pazienti finora accolti con amore e competenza da operatori preparati e motivati, hanno percepito che non erano lì per trascorrere gli ultimi mesi o giorni della loro esistenza terrena, bensì per essere aiutati a vivere in modo dignitoso e il più sereno possibile, ogni giorno di vita che la Provvidenza gli donava ancora. Ognuno di loro è protagonista di una storia personale e irripetibile, difficilmente catalogabile – se non per l’aspetto più prettamente sanitario – in generici protocolli; qualcuno è giunto a Chieri inviato da curanti, altri hanno chiesto espressamente e consapevolmente di poter concludere la propria giornata terrena in una Casa dove si respira un’aria diversa: così è stato per Gianfranco e Maria Antonietta o per Cesare e Franco. Così è stato anche per tanti parenti che hanno sentito il bisogno di lasciare traccia dell’esperienza vissuta in Hospice nel libro d’oro che si trova davanti alla stanza – ora divenuta cappella – ove è morto il Cottolengo, libro sul quale si può scrivere liberamente quanto si ha nel cuore o si è vissuto.
A ben vedere l’Hospice non è solo una Casa per la vita ma è anche una scuola di vita; là si impara che ogni gesto e ogni parola ha un suo peso perché può consolare o ferire, si impara a relazionarsi con l’altro con il massimo rispetto del suo vissuto e in particolare della sua sofferenza; si impara che ogni giorno è prezioso, ogni visita di persone care ha una valore immenso, che ogni gesto di cura, magari piccolo ma utile ad alleviare un po’ di fatica, è importante; nell’Hospice si impara che le domande più difficili sono utili per cercare un senso possibile al vivere e morire; nell’Hospice si impara che anche una vita estremamente fragile come quella di una persona morente può diventare occasione di dono e persino di donazione di quello che può essere ancora utile alla vita di qualcun altro come le proprie cornee; nell’Hospice si impara che il desiderio di vita per sempre, di vita eterna è ragionevole e per questo non è raro vedere ri-esplicitare un percorso di fede che magari si era un po’ assopito. Forse è per questo che i gruppi di giovani che visitano la nostra struttura con un atteggiamento che ha il profumo di sacro, ritengono questa esperienza preziosa e singolare. All’Hospice si impara che tutta la vita è preziosa! E sarebbe utile ricordarlo anche quando si vive nel vigore delle proprie forze!
*Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza

