Hugh Allan: “Aumentano i giovani adulti che cercano la fede con una nuova consapevolezza”

Le statistiche della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles mostrano un aumento dei battesimi di ventenni e trentenni e un calo di matrimoni e battesimi infantili. L’abate Hugh Allan legge nei dati una grande opportunità e una sfida pastorale: accompagnare giovani spesso migranti o secolarizzati, attratti anche dai social media, verso una fede incarnata e una comunità cristiana stabile

“Le statistiche pubblicate dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ci consegnano un quadro insieme positivo e negativo. L’aspetto positivo è l’aumento nel numero dei battesimi di giovani che hanno più di sette anni e che sono spesso ventenni o trentenni, all’interno della Chiesa cattolica e anche delle chiese cristiane più in generale, mentre l’aspetto negativo è il declino nei battesimi e nei matrimoni. Stiamo scoprendo, in questo momento della vita della Chiesa, la grande gioia di un gruppo di persone che vogliono conoscere Gesù Cristo ma, nello stesso tempo, sentiamo anche la sfida di doverle accompagnare nel corso di tutta la loro vita, quando cominciano una famiglia e hanno figli. Questi dati sono incoraggianti per noi, ma anche molto impegnativi per il lavoro che facciamo per diffondere il messaggio del Vangelo”.

A parlare è l’abate norbertino Hugh Allan, portavoce, in materia di evangelizzazione, dei vescovi cattolici inglesi. Oltre a guidare il monastero di Beeleigh, al quale è legata la parrocchia di Our Lady of Sorrows, nel quartiere del sud di Londra di Peckham, l’abate diffonde il messaggio del Vangelo in tante parrocchie e associazioni in tutto il Regno Unito.

Nel corso del suo lavoro incontra i giovani protagonisti delle statistiche, quei ventenni e trentenni che hanno deciso di partecipare al programma “Rite of Christian Initiation of Adults” (“Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti”), il percorso che li porta a diventare cattolici e che culmina, di solito, con la veglia pasquale, durante la quale ricevono i sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia e della Cresima.

“Quest’anno, nella nostra parrocchia, abbiamo sedici giovani ventenni e trentenni che vogliono diventare cattolici. Parlo spesso con loro e con altri che incontro in diverse zone di Londra e del Regno Unito. Trovo straordinaria l’opera che Dio sta facendo in loro, attraverso lo Spirito Santo, e quello che mi colpisce di più è il grande interesse che hanno per un Gesù Cristo che non conoscono e del quale sanno pochissimo”, spiega l’abate Hugh Allan.

“Anche se sono consapevole che esistono tanti rischi legati ai social media, devo dire che questi giovani arrivano alla Chiesa cattolica proprio perché incontrano online sacerdoti come l’americano Mike Schmitz, responsabile per i giovani nella diocesi di Duluth, e il vescovo e teologo Robert Barron, anche lui americano, che sono capaci di affascinare le nuove generazioni con podcast e messaggi profetici. È inevitabile, se consideriamo che oggi i giovani guardano il telefonino in continuazione. Altre volte questi giovani incontrano Gesù conoscendo altre persone della loro età che credono. Tuttavia, il cristianesimo è una religione incarnata, fondata sull’esistenza concreta di un altro essere umano, Gesù, e, di conseguenza, tocca a noi la sfida di inserire nella realtà quella fede che hanno visto sugli schermi”.

Il portavoce dei vescovi inglesi in materia di evangelizzazione spiega che questi giovani interessati al cattolicesimo sono spesso migranti per motivi di lavoro, provenienti dall’Africa occidentale, dalle Filippine e dal Sud America, in cerca di una comunità alla quale appartenere. A volte si tratta di ex musulmani. Altre volte si tratta di giovani che non hanno mai conosciuto Dio o il cristianesimo e che sono il prodotto della secolarizzazione più avanzata.

“Dobbiamo trovare un nuovo linguaggio per raggiungerli perché non conoscono parole che diamo per scontate, come il termine ‘sacrificio’. Dobbiamo spiegare loro che cosa significa, usando esempi concreti, per esempio quanta fatica e dedizione comporti il fatto di avere un figlio e come la vita di due genitori debba cambiare del tutto per accoglierlo e farlo crescere”, conclude l’abate Allan. “Questi giovani non hanno mai incontrato il cristianesimo e, quindi, sono molto disponibili nei confronti del messaggio del Vangelo. Non hanno i pregiudizi e i dubbi che accompagnano chi è nato e cresciuto dentro una chiesa cristiana e ne ha sperimentato i limiti”.

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