Una realtà spesso poco raccontata ma decisiva per il futuro delle comunità cattoliche in Svizzera: quella dei gruppi linguistici ed etnici che compongono il mosaico sociale della Confederazione. Tra questi, la presenza italiana – circa 700mila secondo i dati pubblicati dal Rapporto Italiani nel Mondo – continua a essere una delle più numerose e radicate, ma anche una delle più bisognose di un accompagnamento pastorale capace di favorire integrazione, dialogo e crescita condivisa come sottolinea il card. Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, presentando il volume del sacerdote italiano, don Mimmo Basile, “Diario di un operario del Vangelo”, missionario con gli italiani a Zugo. Secondo il cardinale, le comunità migranti non possono essere considerate un capitolo secondario della pastorale, ma un terreno vivo, complesso e ricco di potenzialità. Per questo, afferma, è necessario un impegno costante che prepari il terreno a vere dinamiche interculturali, capaci di far dialogare identità diverse senza annullarle. Don Mimmo Basile, “protagonista del libro”, ha maturato questa convinzione in trent’anni di servizio tra gli emigrati italiani in Svizzera, un’esperienza che gli ha permesso di cogliere da vicino fragilità, speranze e trasformazioni di una comunità che continua a cercare radici e futuro.
Il card, Baggio sottolinea come, nella visione di don Mimmo, alcuni ambiti meritino un’attenzione particolare: il sacramento del matrimonio, la solidità della vita familiare e la valorizzazione delle culture di origine. Sono elementi che, osserva, rappresentano un punto di forza per la trasmissione dei valori fondamentali e per il consolidamento di un’identità cristiana condivisa, capace di unire autoctoni e nuovi arrivati. In un contesto segnato da mobilità, pluralismo e cambiamenti sociali rapidi, la famiglia e la cultura diventano luoghi privilegiati per custodire la fede e costruire legami duraturi.
Il libro di don Basile, arricchito dalle prefazioni di mons. Gian Carlo Perego – presidente della Commissione Cei per le Migrazioni – e del vescovo di Basilea, mons. Felix Gmür, non si presenta come un manuale né come un trattato sistematico. È piuttosto una raccolta di riflessioni, meditazioni e testimonianze nate dal contatto quotidiano con le persone: incontri nelle parrocchie, celebrazioni comunitarie, momenti di ascolto, storie di fatica e di rinascita. Ogni pagina è attraversata da un’umanità concreta, fatta di volti, accenti, tradizioni e percorsi di vita che si intrecciano nella realtà migratoria svizzera. Mentre migliaia di giovani italiani, spesso laureati e altamente formati scelgono di lasciare l’Italia alla ricerca di nuove opportunità, queste pagine risuonano con una forza rinnovata. Raccontano – dice al Sir don Basile – che dietro ogni spostamento c’è una storia, una famiglia, una speranza. E che la Chiesa, “anche fuori dai confini nazionali, resta un segno di prossimità e di ascolto”. Un libro che nasce da un’esperienza quotidiana di incontro e di ministero. Non una raccolta di appunti privati, ma un mosaico di storie, celebrazioni, riflessioni e momenti vissuti in comunità dove il Vangelo prende forma concreta: tra mense e oratori, nei corsi di preparazione ai sacramenti, nelle visite alle famiglie e negli incontri con le nuove generazioni che parlano più lingue e vivono tra più culture.

Foto Mci Zugo
Don Basile dedica il volume alle comunità e agli emigrati italiani che ha accompagnato nel corso degli anni, definendoli parte essenziale della sua storia personale e del suo ministero. Il suo non è un racconto celebrativo, ma un diario spirituale che intreccia fede e vita, memoria e speranza.
Scrivere queste pagine, spiega, è stato un modo per custodire ciò che ha vissuto e per restituire, con gratitudine, quanto ha ricevuto dalle persone incontrate lungo il cammino. Ogni frammento raccolto nel libro è un tassello di un mosaico più grande: quello di una missione pastorale che non si limita a offrire servizi religiosi, ma che accompagna le persone nella loro quotidianità, nelle loro fragilità e nelle loro aspirazioni.
Il risultato è un’opera che racconta non solo la storia di un sacerdote tra i migranti, ma anche la ricchezza umana e culturale di una comunità che continua a trasformarsi. È un invito a guardare alla pastorale migratoria non come a un settore marginale, ma come a un laboratorio di futuro, dove si sperimentano nuove forme di convivenza, di solidarietà e di fede condivisa. In un tempo in cui le migrazioni ridisegnano il volto dell’Europa, il libro offre uno sguardo dall’interno, capace di restituire complessità, profondità e bellezza a un mondo spesso raccontato solo attraverso numeri e statistiche. In questo senso, “Diario di un operaio del Vangelo” è anche una testimonianza ecclesiale: mostra come la pastorale dei migranti “non sia un capitolo marginale, ma una chiave di lettura del futuro stesso della Chiesa europea”. Le Missioni Cattoliche Italiane, da decenni, sono “un laboratorio di umanità: luoghi in cui la fede si intreccia con la vita, in cui la liturgia diventa incontro e dove la Parola di Dio assume l’accento di chi cerca casa”. E il missionario — scrive l’autore — “non è colui che porta qualcosa, ma colui che condivide la vita e scopre che Dio è già all’opera nei cuori”.

