Che cosa stiamo cercando, di che cosa abbiamo veramente bisogno in questo tempo? Uno sguardo sul nostro cammino ci permette di vedere dove siamo immersi, che cosa respiriamo, che cosa assimiliamo, che cosa cerchiamo e dove stiamo andando.
Anche noi cristiani, a volte, sembriamo assenti dalla scena di questo mondo, soprattutto perché rischiamo di rimanere spettatori e non agenti che favoriscono la custodia del bene comune, infatti non sempre riveliamo una chiara identità che esprima nei fatti il contributo autenticamente umano ed evangelico.
Non basta aggregarsi a un gruppo, è necessario sentirsi sempre responsabili degli altri, rispondere di sé agli altri, come indica Lévinas. La partecipazione attiva dei cristiani e di chi vive un profondo senso civico richiede la scelta di donare nella gratuità il proprio contributo per la realizzazione di ogni progetto, che miri alla custodia della persona e del bene comune al di là della lingua, del popolo e della nazione.
Chi sceglie di vivere il Vangelo risponde con la vita sempre di sé all’altro, non fa differenza di persone, dona tutto se stesso a chi incontra, anche se nemico. Basta ricordare che Gesù chiama Giuda amico mentre viene da lui tradito, costruendo ponti sino alla fine per attivare la relazione con lui nella gratuità.
Chissà quante volte anche noi abbiamo sperimentato il tradimento espresso ora con le parole e ora con i fatti! Come abbiamo reagito e come in realtà abbiamo risposto evangelicamente, per rimanere fedeli alle relazioni, come Gesù?
In questo tempo sembra che ognuno difenda il proprio orticello, dimostrando così di essere agli antipodi evangelici. Oggi usiamo parole che spesso non dimostrano il desiderio di scoprire la bellezza dell’altro, ma che riflettono il proprio individualismo.
Nella comunicazione, molte volte ognuno si definisce il migliore, il protagonista degli eventi, evidenzia la propria positività sottolineando la negatività degli altri. È proprio vero che siamo sempre nel giusto e che gli altri sbagliano sempre? Quanta capacità di lettura autentica di sé dimostriamo di avere?
Quanto spazio lasciamo agli altri, per trovare la possibilità di interagire e costruire insieme un mondo di giustizia, di pace e di gioia? Vogliamo fermarci un attimo per riflettere su come ognuno si pensa, come si vede, come ci vedono gli altri e come siamo in realtà, per avere una chiara percezione dei nostri comportamenti e modificarli?
Da soli non si va da nessuna parte. Per divenire persone mature occorre il confronto costante con qualcuno che sia una persona libera, matura, non di parte, che aiuti veramente l’altro a leggersi nella verità.
Solo con il confronto si possono trovare gli strumenti che consentono l’accettazione di sé e il cambiamento degli aspetti che non permettono di rimanere sempre in relazione con gli altri.
Se noi adulti non curiamo la dimensione umana della vita, come possiamo essere punto di riferimento per i giovani che dimostrano insofferenza, intolleranza, ricerca esasperata di protagonismo, che sfociano talvolta nell’aggressività e, quindi, nella violenza?
C’è l’urgenza oggi della presenza di adulti capaci di “avviare processi” (Papa Francesco) insieme con altri, di offrire strumenti ai giovani che si dimostrano aggressivi, ma che, di fatto, non sanno a chi porre i loro interrogativi.
Per camminare con i giovani, è necessario che gli adulti scelgano di non competere con loro. Ciò richiede la capacità di far scoprire il contatto con la terra laddove i giovani sono assorbiti dai social, di sperimentare il calore umano laddove vivono rapporti artificiali, di scoprire la familiarità autentica con se stessi e con gli altri laddove vivono ingabbiati nell’isolamento.
Solo allora la rabbia, che può essere distruttiva, si trasformerà in energia propulsiva che metterà in moto tutta la persona, nel rispetto di sé e degli altri.
Se noi adulti viviamo un tempo adolescenziale prolungato anche nell’arco della maturità, rischiamo di considerare normale il comportamento aggressivo dei giovani, giustificando così indirettamente anche quello nostro che, atrofizzando le nostre energie, spesso non apre cammini che fanno vivere in pienezza la bellezza della vita.
Quale strada vogliamo percorrere quest’anno per portare da cristiani un valido contributo alla società?

