Dal palazzo di Propaganda Fide, nel cuore di Roma, si ha una visione a 360 gradi su tutto il mondo. Non perché da qui il panorama si estenda oltre ogni limite, ma perché qui arriva la corrispondenza da migliaia di luoghi reconditi di ogni continente, tanto che le scrivanie degli uffici pullulano di buste, pacchi, lettere, richieste, fotografie in arrivo da angoli di mondo sconosciuti. Negli imponenti corridoi del palazzo delle Pontificie opere missionarie (Pom) internazionali, infatti, ha sede il coordinamento delle 120 direzioni nazionali presenti in altrettanti Paesi. Ed è qui che si respira l’universalità della Chiesa e la dimensione cattolica della fede che oltrepassa ogni confine.
“Dai bambini ho imparato semplicità, amore, perdono”. Tra gli uffici delle Pom internazionali, c’è anche quello dell’Opera della santa infanzia, diretta da oltre un anno da suor Inês Paulo Albino, religiosa appartenente alla congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo. Originaria della Guinea-Bissau, 56 anni, ha conseguito la licenza in Teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma e, tra i vari incarichi, è stata direttore nazionale delle Pom nel suo Paese. Ha operato nel campo dell’evangelizzazione, della catechesi, dell’insegnamento e dell’apostolato dei giovani, ma anche dei più piccoli. Ed è a loro che si sente particolarmente affine: “Ho insegnato all’università, al liceo, ma l’esperienza che ho fatto quando ero direttrice della scuola materna mi è rimasta nel cuore: è dai bambini che ho imparato la semplicità, l’amore, il perdono senza niente in cambio; è con i bambini che ho scoperto la capacità di Dio di fare grandi cose”. Oggi suor Albino va spesso in visita nei diversi continenti, a incontrare i ragazzi missionari di ogni Paese: “Di loro, mi colpisce la spontaneità che non calcola o non prende misure. Con loro c’è una comunicazione diretta, nonostante la diversità di lingua, cultura, età. Sento che ciò che ci unisce è l’amore”. L’internazionalità della Pontificia opera della santa infanzia (Posi) la si intuisce anche soltanto entrando nell’ufficio di suor Albino: manifesti colorati, bandiere di vari Stati, salvadanai di qualsiasi forma e dimensione, oggetti di ogni tipo sembrano parlare diverse lingue del mondo e danno il benvenuto.

(Foto Popoli e Missione)
“Due caratteristiche: pontificie e missionarie”. Alla vigilia della Giornata dell’infanzia missionaria, in Italia conosciuta come Giornata missionaria mondiale dei ragazzi, la religiosa ricorda che “le Pontificie opere missionarie (di cui la Posi è una delle quattro Opere, ndr) sono la rete della carità del Papa e hanno due caratteristiche importanti: sono pontificie e universali”. Il fatto che nei diversi Paesi del mondo la Posi sia conosciuta con altri nomi (per esempio, in Italia, si chiama Missio Ragazzi) non modifica di una virgola le sue caratteristiche e finalità: promuovere l’aspetto missionario con il coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nella pastorale dell’infanzia. “C’è da ricordare – prosegue suor Albino – che il nome ufficiale ‘Opera della santa infanzia’ fu subito accompagnato da un altro nome comune che descriveva la funzione che assumeva all’epoca della sua fondazione (19 maggio 1843 per volere di monsignor Charles de Forbin-Janson, vescovo di Nancy, ndr): l’Opera della santa infanzia divenne subito ‘l’Opera del riscatto’, cioè l’Opera per la salvezza delle anime dei bambini. Con questa iniziativa, monsignor Charles de Forbin-Janson volle attirare l’attenzione dei piccoli sulla loro capacità ingenua e pura di essere e fare le cose con semplicità e autenticità, sul loro modo di coinvolgere tutti, in senso amichevole”.
Appuntamento dedicato ai bambini. Per sottolineare il protagonismo dei piccoli nella missione universale, la Chiesa ha scelto di dedicare a tutti loro una giornata speciale, istituita il 4 dicembre 1950 da Papa Pio XII. Come data fu scelto il 6 gennaio, che coincide con la solennità dell’Epifania, la manifestazione di Gesù ai Magi e la festa dei bambini, ma venne lasciata la possibilità di celebrarla in altre date, a seconda delle scelte delle realtà ecclesiali locali. “Questa giornata – spiega suor Albino – ha lo scopo di sensibilizzare i bambini cattolici (e non solo) sui bisogni dei loro coetanei in tutto il mondo, incoraggiandoli a pregare, a condividere e a sostenere i più bisognosi”. “Mi piace sottolineare che il coinvolgimento è anche dei bambini non cattolici, facendo tesoro della mia esperienza in Guinea-Bissau: nelle nostre scuole, infatti, abbiamo bambini cristiani e non, ma tutti sono coinvolti in questa Giornata di festa. Inoltre, l’appuntamento esprime il protagonismo dei più piccoli nella missione della Chiesa, con l’obiettivo di vivere con passione la propria fede e di testimoniarla a tutti, in famiglia e ovunque”. La Giornata dell’infanzia missionaria incoraggia i bambini a diventare protagonisti missionari, condividendo la loro fede e i loro mezzi con i coetanei meno fortunati; promuove la solidarietà, facilitando la condivisione reciproca tra bambini di tutto il mondo, che include non solo l’aspetto materiale, ma anche la vicinanza spirituale; finanzia migliaia di progetti a favore dell’infanzia in difficoltà in tutto il mondo, assicurando cibo, istruzione, cure mediche… I modi di celebrare quest’appuntamento variano da Paese e Paese (la Posi è presente in 120 Paesi), “a seconda delle diverse iniziative pastorali e delle variegate attività di formazione e di animazione missionaria ideate per riaccendere l’entusiasmo, la vivacità e la passione missionaria che il Vangelo trasmette a chiunque si mette in ascolto dell’Emmanuel, il ‘Dio-con-noi’, che ci chiede di condividere con gli altri la gioia di avere sperimentato che Lui è la speranza che non delude”, spiega suor Albino.
*Popoli e Missione

