Quando c’è il calcio cambio canale!

Avevo già scritto sul mondo del calcio diversi anni fa mettendo in evidenza l’immoralità della quantità di denaro che riesce a smuovere e lo scandalo di calciatori pagati con stipendi iperbolici. Un mondo dorato che con la pandemia è andato in tilt.

Avevo già scritto sul mondo del calcio diversi anni fa mettendo in evidenza l’immoralità della quantità di denaro che riesce a smuovere e lo scandalo di calciatori pagati con stipendi iperbolici. Un mondo dorato che con la pandemia è andato in tilt. Finalmente però qualcuno ha deciso di mettere il naso in questa realtà per cercare di dare contezza di quello che succede. Si tratta della trasmissione d’inchiesta Report di RaiTre andata in onda il 7 giugno scorso. Questa la presentazione della puntata: “Il crollo repentino del sogno della Super Lega, la competizione che avrebbe dovuto ospitare solo i migliori e più ricchi club di calcio del Vecchio Continente, apre una voragine sulle condizioni finanziarie delle squadre più blasonate, in Italia e in Europa. In Serie A, con la sola eccezione del Napoli, tutti i grandi club hanno bilanci in profondo rosso… Ma perché i conti non tornano? Qual è la ragione di passivi di bilancio da svariate centinaia di milioni di euro? Corruzione, riciclaggio, conflitti di interesse: sarebbero questi i mali che affliggono il calcio italiano ed europeo. Report ricostruisce le anomalie dello sport più amato, approfondendo le dinamiche che muovono la voce di spesa più significativa: la compravendita dei campioni. Qui giocano la loro partita i procuratori… che si muovono nel mercato intermedio.
Nel 2020 le squadre di Serie A hanno pagato ai procuratori 140 milioni di euro come diritti di intermediazione. Una spesa che si giustifica solo attraverso il rapporto malato messo in piedi tra procuratori, presidenti e direttori sportivi degli stessi club. Un rapporto spesso alimentato da conflitti di interesse e dove anche le mafie si muovono per giocare la loro partita. Una guerra per i soldi in cui le prime vittime sono proprio i club.
Dopo i processi sul doping ai giocatori, Calciopoli, e l’inchiesta Infront sulla spartizione dei diritti televisivi, un nuovo scandalo sta per investire il mondo del calcio?”.
Fin qui Report. Ma l’interrogativo dovrebbe mettere in guardia soprattutto coloro che sostengono il mondo del calcio che con i loro abbonamenti alle piattaforme televisive alimentano gli introiti milionari delle società. La quantità di denaro che gira attorno al mondo del calcio non fa bene al calcio. Intanto perché può alimentare gli interessi dei malavitosi che in tal modo possono riciclare denaro proveniente da attività illecite; in secondo luogo perché dal punto di vista educativo crea aspettative e illusioni nei ragazzi, e nei loro educatori, che vogliono diventare campioni per “fare tanti soldi”; in terzo luogo perché distrugge quell’immagine di uno sport sano, non necessariamente agonistico, che aiuta la persona a star bene con se stessa e con gli altri; e infine perché, almeno per gli amanti di un calcio che non c’è più, pone fine a quell’idea un po’ romantica legata alla fedeltà alla maglia che abbiamo respirato in tempi ormai remoti, quando i campioni erano veramente icone di appartenenza e non prezzolati in vendita a chi offre di più.
Il mio modo di uccidere questa realtà è il telecomando. Quando c’è il calcio cambio canale!

(*) direttore di “Settegiorni dagli Erei al Golfo” (Piazza Armerina)

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