8xmille. Monzio Compagnoni (Cei): “Una scelta che può cambiare la vita di moltissime persone”

"Il 2020 è stato un anno che nessuno di noi potrà dimenticare facilmente. Per rispondere alla pandemia la Cei ha destinato oltre 226 milioni di euro, 9 dei quali nei Paesi del Sud del mondo". Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio promozione sostegno economico alla Chiesa, racconta la nuova campagna di comunicazione dell'8xmille e spiega perché è importante firmare nella dichiarazione dei redditi

“Le opere di carità sono sotto gli occhi di tutti: mense, centri d’ascolto, case d’accoglienza per la cura e la protezione dei minori, delle donne che hanno subito violenza, di chi non saprebbe a chi altro rivolgersi per chiedere aiuto. E poi ci sono i nostri sacerdoti”. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio promozione sostegno economico alla Chiesa, racconta la nuova campagna di comunicazione che prenderà il via domani. E spiega perché è importante firmare per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.

“Non è mai solo una firma. È di più, molto di più” è il claim della nuova campagna di comunicazione. Una firma che vale migliaia di opere?
Più di ottomila l’anno, per essere precisi. Ma non è solo questo il senso e il valore che si nascondono in ogni firma. In quel semplice gesto, che lo scorso anno è stato compiuto da più di 13 milioni di italiani, c’è un immenso patrimonio di fiducia nei confronti della Chiesa. Le persone sanno che quella scelta, che non toglie nulla dalle tasche di chi firma, ha il potere di cambiare la vita di moltissime persone, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo. Questa moltiplicazione straordinaria di energie e di risorse è resa possibile dalla generosità di migliaia di volontari e dalla fedeltà degli oltre 33.000 sacerdoti che spendono la propria vita per vivere e annunciare il Vangelo.

Quanto è stato importante il contributo dell’8xmille in questo tempo di pandemia?
Il 2020 è stato un anno che nessuno di noi potrà dimenticare facilmente. Per rispondere alla pandemia la Cei ha destinato oltre 226 milioni di euro, 9 dei quali nei Paesi del Sud del mondo.

Questi soldi hanno permesso alle nostre Caritas diocesane di sostenere migliaia di famiglie private, improvvisamente, di una qualsiasi fonte di reddito, molte delle quali per la prima volta e per questo ancor più disorientate.

Gente che non avrebbe saputo come comprare cibo, medicine, prodotti per l’igiene, come pagare le bollette, l’affitto, la rata del mutuo. Piccole imprese, spesso familiari, che altrimenti sarebbero finite nelle mani degli usurai o della malavita.

In quali ambiti si realizzano quegli ottomila progetti che ogni anno vengono finanziati grazie all’8xmille?
I fondi dell’8xmille sono destinati alle finalità stabilite dalle normative vigenti.

Tre sono le principali finalità: le opere di carità (in Italia e nel mondo), il servizio pastorale e il sostentamento dei sacerdoti.

Naturalmente nella seconda di queste voci rientra anche la cura dell’immenso patrimonio architettonico e artistico delle nostre chiese, così come l’edificazione dei nuovi edifici di culto in cui le persone si ritrovano. Le opere di carità sono sotto gli occhi di tutti: mense, centri d’ascolto, case d’accoglienza per la cura e la protezione dei minori, delle donne che hanno subito violenza, di chi non saprebbe a chi altro rivolgersi per chiedere aiuto. E poi ci sono i nostri sacerdoti. Circa 30.000 sono quelli effettivamente in attività nelle 25.000 parrocchie delle nostre 226 diocesi. Tremila circa sono anziani o ammalati, ma ce ne sono anche 400 che, come “dono di fede” (fidei donum in latino) sono stati prestati dalle nostre comunità alle terre di missione, in tutto il pianeta.

Cosa rispondere a chi sostiene che i soldi dell’8xmille siano amministrati in modo non trasparente?
Invito ad andare a vedere il rendiconto, annualmente pubblicato su internet nel sito https://rendiconto8xmille.chiesacattolica.it/. Troveranno giustificata ogni spesa. Firmare, in fondo, è un gesto di fiducia che si rinnova di anno in anno e di fronte al quale l’unica risposta possibile è quella della trasparenza.

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