Pasqua 2021: i segni del Risorto

Nonostante le reali difficoltà del momento, ci stiamo accorgendo che c’è una luce in fondo al tunnel che ci porta a vivere con speranza? Quali segni di speranza lasciati dal Risorto trovo anch’io nel mio giardino dove la pietra del mio sepolcro è stata divelta? Siamo capaci di ritornare a Gerusalemme come i discepoli di Emmaus, per annunziare a tutti con gioia in questo tempo che abbiamo incontrato il Risorto?

(Foto Siciliani-Gennari/Sir)

Dove sono i segni del Risorto in questo tempo? Noi cristiani crediamo veramente che il Signore ha sconfitto la morte? Durante la pandemia siamo stati toccati più o meno tutti dal dolore, dai lutti, dalle preoccupazioni, dalle attese. Forse abbiamo esclamato qualche volta: Dio, dove sei! Perché tutto questo? Il suo silenzio a volte è stato pesante, incapace di dare delle risposte.
Nonostante la difficoltà a leggere la storia dalla parte di Dio, il Risorto continua a lasciare segni della sua presenza lungo il cammino della nostra vita, anche se, legati ai nostri schemi, difficilmente riusciamo a riconoscerlo. Come i discepoli di Emmaus trattiamo la sua presenza come se fosse un estraneo ai fatti, come se ignorasse il vissuto degli esseri umani. Spesso rimaniamo fermi sulle nostre ipotesi o soluzioni, incapaci di ascoltare il pulsare della vita che si irradia nella nostra esistenza. Continuiamo a congetturare, dimentichi del passato, dove abbiamo sperimentato la compagnia di Dio, il Padre di Gesù Cristo che si china su ciascuno di noi, che ci prende per mano, che ci fa sentire che “il suo cuore si commuove dentro di lui e che il suo intimo freme di compassione” (cfr. Os 11,8).

Il Signore, in questo tempo, tra i rumori di sottofondo, il dialogo interno che, se distruttivo, disorienta il nostro cammino, ci ha fatto dono del silenzio, per ascoltare la sua voce e scoprire tra tante quella che parla al nostro cuore. Abbiamo familiarizzato con la sua presenza e sperimentato che anche nei momenti più bui non siamo soli. Nella relazione profonda con Lui ci siamo accorti di quanto abbiamo bisogno di fermarci, per rinvigorire il senso della nostra vita, ascoltando Colui che parla al nostro cuore, Colui che continua a dire: Tu sei importante per me!

Nel silenzio di questo periodo il Signore ci ha aiutato a togliere la maschera, per accogliere il nostro vero volto: quello che dimostra impressa l’immagine e somiglianza di Dio, quello che non si vergona di essere ciò che realmente è, quello che è sempre rivolto verso un Tu/tu verso il quale è fedele nella relazione, quello che accoglie l’altro senza condizioni, quello che esprime tenerezza provando contemporaneamente affetto per sé e per l’altro, quello che orienta i suoi bisogni istintivi e si occupa del bene comune, quello che partecipa alla vita pubblica senza distruggere o svalutare gli altri, quello che perdona chi gli ha fatto del male, quello che ama come ha insegnato Gesù durante la vita terrena.
Al bisogno impellente del volere essere liberi, subentra la domanda: liberi di che cosa e per chi? Quando si vivono tempi non gestibili, il silenzio, come immersione nell’amore di Dio, porta ad individuare ciò che è veramente importante nella vita, ciò per cui vale la pena vivere. Si scopre che la libertà non è avere la possibilità di fare tutto ciò che si vuole, ma la scelta continua di essere fedeli ad un progetto da realizzare e agli obiettivi da raggiungere. Lungo il cammino noi credenti siamo chiamati a liberarci di tutto ciò che impedisce l’assunzione di uno stile di vita che faccia vedere con le opere Gesù Cristo e il Vangelo in ogni momento.

Siamo nelle mani di Dio, di un Padre che ci ama e gode che i suoi figli siano felici. Lungo la strada il Risorto lascia segni di speranza, perché in ogni istante continua a dirci che non ci lascia soli. Siamo chiamati oggi a vivere di fede pura, di fidarci del Risorto che illumina con la sua presenza la strada da percorre e che orienta con il suo amore i passi da compiere.

I segni del Risorto compaiono già nella nostra vita nel momento in cui lasciamo che il Signore possa contare su di noi. Egli è con noi sempre e lo verifichiamo quando vediamo nelle corsie degli ospedali tanti operatori sanitari che continuano a curare con amore gli ammalati fino ad accompagnarli alla morte, stringendo le loro mani. Lo constatiamo quando assistiamo al dono di sé di tante persone della porta accanto che vivono con gesti concreti la prossimità, quando guardiamo i militari, i volontari che mettono a repentaglio la loro vita, per aiutare i fratelli e le sorelle in qualsiasi condizione, i religiosi che sono presenti nelle situazioni più disparate. Notiamo la sua presenza quando il suo Spirito illumina coloro che hanno in mano le sorti del proprio Paese, quando molti giovani con assiduità frequentano dei corsi e si incontrano per essere formati ad una sana vita cristiana, quando in tanti si attivano per non trascurare la formazione delle persone a tutti i livelli tramite web.
Egli è presente nella sua Parola, in quella del Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti che in tutti i modi ci rimandano all’amore del Padre. Ci conforta nei sacramenti, si fa dono alle comunità, infatti “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18.20). Sono evidenti i segni del Risorto nei luoghi in cui si vive la bellezza dello stare insieme nel rispetto delle regole che custodiscono il bene comune.
Nonostante le reali difficoltà del momento, ci stiamo accorgendo che c’è una luce in fondo al tunnel che ci porta a vivere con speranza? Quali segni di speranza lasciati dal Risorto trovo anch’io nel mio giardino dove la pietra del mio sepolcro è stata divelta? Siamo capaci di ritornare a Gerusalemme come i discepoli di Emmaus, per annunziare a tutti con gioia in questo tempo che abbiamo incontrato il Risorto?

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