Settimana Sociale, una occasione da non perdere

Si svolgerà nel prossimo mese di ottobre la 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dedicata alla relazione fra ambiente, lavoro e futuro per costruire “Il pianeta che speriamo”. Nelle Chiese locali della penisola è in corso un cammino di preparazione all’evento per coinvolgere quanti più credenti e cittadini a questioni messe al centro del dibattito attraverso il magistero di Papa Francesco.

Si svolgerà nel prossimo mese di ottobre la 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dedicata alla relazione fra ambiente, lavoro e futuro per costruire “Il pianeta che speriamo”. Nelle Chiese locali della penisola è in corso un cammino di preparazione all’evento per coinvolgere quanti più credenti e cittadini a questioni messe al centro del dibattito attraverso il magistero di Papa Francesco.
Si tratta di una occasione importante per la Chiesa, specialmente al Sud, falcidiato dalla mancanza di lavoro, dalla disoccupazione e dalla conseguente emigrazione delle risorse umane più promettenti, quali sono i giovani. Inoltre i cambiamenti climatici che fanno sentire i loro effetti anche nei nostri territori, la devastazione dell’ambiente causata dall’annoso problema degli incendi, le mafie, il malaffare, la diffusa illegalità ci fanno comprendere quanto sia urgente per credenti e non credenti prendere coscienza che non si può più stare a guardare alla finestra o peggio continuare a rinchiuderci nei nostri templi “che rigurgitan salmi” – tanto per citare Fabrizio De Andrè – riducendo la fede a osservanza di riti e feste senza alcuna sensibilità sociale, totalmente disincarnata dalla realtà, spiritualista e intimista.
A giudicare da quello che sta succedendo nelle nostre comunità non mi sembra che ci sia alcun fermento verso l’evento di Taranto. Tutto continua a procedere stancamente secondo routine con una pastorale che continua a sacramentalizzare e secondo l’estro di chi organizza in chiesa spettacoli pseudo religiosi, non sempre in linea con una corretta ortoprassi, disattendendo completamente l’invito che da decenni risuona nelle sollecitazioni del Magistero di “uscire dalle sacrestie” che non significhi solo dire la messa per strada.
Sembra che questa Settimana sociale, come tutti gli altri eventi organizzati dagli uffici pastorali, sia a livello nazionale, regionale o diocesano, sia un evento che riguarda solo gli addetti ai lavori e che tale rimarrà per confluire poi nella pubblicazione degli Atti che passeranno nel dimenticatoio.
Peccato, perché i temi affrontati sono di una tale importanza da poter coinvolgere persone, enti, istituzioni che magari non sono avvezzi a collaborare o a dialogare con la Chiesa e sono di certo una occasione perché i cattolici escano la testa dalla sabbia e prendano coscienza che la fede non è solo questione di riti e preghiere ma comporta l’impegno di costruire un mondo più giusto e più bello, così come ci ha insegnato il Signore.

(*) direttore “Settegiorni dagli Erei al Golfo” (Piazza Armerina)

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