Natale, Italia zona rossa. Antonelli (Cts): “Misure necessarie perché la terza ondata è facilmente prevedibile”

"Partiamo oggi da 18mila contagiati al giorno che è una condizione sfavorevole in vista della ripresa delle attività. E poi ricordiamo che ancora non si è manifestato il picco influenzale. È logico che, se congiungiamo quello che sta avvenendo per il Sars-Cov2 all’influenza, la terza ondata sarà facilmente prevedibile". Intervista a Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento scienze dell’emergenza e dell’Unità di anestesia, rianimazione, terapia intensiva e tossicologia clinica dell’Ospedale Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico

(Foto ANSA/SIR)
L’attesa per apprendere come si potrà passare il Natale e le festività è finita. Da ieri si conoscono le ulteriori misure di restrizione e le raccomandazioni a cui è approdato il Consiglio dei ministri in serata dopo una lunga discussione. Al decreto che ha stabilito i giorni di zona arancione e rossa l’esecutivo è giunto dopo aver ascoltato le indicazioni del Comitato tecnico scientifico (Cts). “Credo che il decreto finale cerchi di tener conto delle indicazioni che il Cts ha dato”, commenta al Sir Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento scienze dell’emergenza e dell’Unità di anestesia, rianimazione, terapia intensiva e tossicologia clinica dell’Ospedale Gemelli di Roma e membro del Comitato. “È stato posto l’accento – prosegue – su alcune criticità importanti, legate all’andamento della curva pandemica, al suo declinare ma non al suo appiattimento, alla persistenza dell’elevato numero dei decessi e al fatto che la mobilità e gli assembramenti sono due degli elementi fondanti della maggiore circolazione del virus”.
Quello che è appena cominciato è l’ultimo fine settimana prima di Natale e prima della zona rossa. In migliaia si muoveranno per tornare nella regione di origine o per riversarsi nei negozi per i regali finali. “Il Comitato – osserva l’esperto – esprime preoccupazione là dove in senso generale ci sia una notevole movimentazione e che si creino delle aggregazioni. È una situazione che preoccupa”.
Il rischio concreto della terza ondata c’è “per due ordini di motivi”, spiega Antonelli. “Per primo, partiamo oggi da 18mila contagiati al giorno che è una condizione sfavorevole in vista della ripresa delle attività. E poi ricordiamo che ancora non si è manifestato il picco influenzale. È logico che, se congiungiamo quello che sta avvenendo per il Sars-Cov2 all’influenza, la terza ondata sarà facilmente prevedibile”.
I rischi di contagio sono soprattutto in famiglia “È per questo che abbiamo raccomandato, e il governo ha agito dando raccomandazioni di massima, di mantenere la giornata della festa da trascorrere con i familiari più stretti e di adoperare le mascherine”.
Negli ultimi due mesi si sono succedute numerose misure di contenimento, eppure il numero dei nuovi casi ogni giorno è alto. “In realtà – osserva Antonelli – gli effetti delle misure ci sono stati. Non sono però drastiche come il lockdown adottato in altri Paesi. Una cosa su cui non si è posto abbastanza accento”.
Sbaglia chi mette in dubbio l’esistenza di un piano di distribuzione dei vaccini anti-Covid: “In Italia c’è – dice Antonelli -. Forse bisognerebbe avere l’onestà intellettuale e vedere le cose per quello che sono e le difficoltà per poterle realizzare. Non è mai stata fatta una vaccinazione a livello mondiale, sarà la prima volta nella storia dell’umanità negli ultimi 200 anni”.
Dopo i sanitari e gli ospiti nelle Rsa, a ricevere il vaccino saranno le persone più a rischio, come gli anziani “Che sono più facili da identificare, stratificando per fasce d’età, anche se non è stata ancora definita una soglia da cui si inizia a vaccinare. E poi naturalmente le persone immunodepresse, compatibilmente con le terapie che stanno ricevendo. I pazienti oncologici che fanno una cura immunosoppressiva dovranno armonizzare l’interruzione breve per fare il vaccino. La situazione quindi è complessa”.
Leggendo i numeri sembra che le terapie intensive soffrano meno ma “non è esatto – testimonia Antonelli –: i numeri dei posti letto occupati nelle terapie intensive a livello nazionale sono scesi, ma comunque restano al di sopra della soglia del 30% dell’occupazione dei posti letto. Per quanto riguarda il Gemelli, ho la responsabilità delle terapie intensive. Questa mattina ho 84 pazienti di cui 53 per Covid. Un numero non trascurabile. È vero, non sono 75 come qualche settimana fa ma comunque non sono pochi”.
Negli ultimi mesi non sono mancate le critiche da parte di chi non approva la chiusura di cinema e teatri mentre le celebrazioni religiose continuano a tenersi. “Il Cts è profondamente laico e le posizioni sono molto diverse. La Conferenza episcopale italiana ha prodotto protocolli molto rigorosi da noi visionati e approvati, che sono applicati in maniera stringente anche per alcune celebrazioni come i matrimoni”.
La speranza nel futuro c’è: “Spero nella responsabilità delle persone e nell’arrivo del vaccino che gradualmente ci porterà fuori da questo tunnel”.
Secondo le previsioni del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, la vaccinazione degli italiani si concluderà nel prossimo autunno. Antonelli avverte: “Durante la campagna non sarà possibile abbandonare i mezzi di protezione. Il liberi tutti non potrà esserci subito, servirà cautela per evitare sorprese”.
Per ultimo, chi si vaccinerà potrà andare nei Paesi dove ancora non sarà diffuso il vaccino senza correre rischi? “Ancora alcune cose non sono note – risponde -, perché non sappiamo ad esempio per quanto tempo il vaccino ci renda immuni. I dati che riguardano gli studi approvativi del vaccino Pfizer, pubblicati sul New England Journal of medicine, che hanno randomizzato 44mila soggetti divisi in due grandi gruppi, dicono che l’immunità perdura nel tempo. Lo studio però abbraccia un arco di tempo breve quindi la risposta sicura ancora non la abbiamo”.

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