In questa domenica 28 giugno, come ogni anno a ridosso della solennità dei Santi Pietro e Paolo, si celebra nel mondo la “Giornata per la carità del papa” o, nel significativo linguaggio di un tempo, la colletta dell’“Obolo di S. Pietro”. Anche il nostro settimanale, come tutti gli associati alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) si unisce cordialmente a questa iniziativa promuovendola con una pagina intera dedicata e con l’inserimento del pieghevole informativo – operazione per la quale, del resto, ci giunge ogni anno dalla Segreteria di Stato Vaticana una lettera di ringraziamento, al giornale e ai lettori, del prefetto della Segreteria per l’Economia. Si tratta di un grande gesto che accomuna tutti i cattolici, ma anche altri che si sentono in qualche modo da lui rappresentati, al pontefice successore di Pietro sulla cattedra di Roma con il compito di “presiedere nella carità” la Chiesa di Cristo. Il consenso attorno a questo papa si tocca con mano e si percepisce palesemente attraverso i media, ma anche incontrando per strada la gente che ne riconosce, ne apprezza e ne ammira la chiarezza e il coraggio nell’annunciare a tutti, senza timori reverenziali per alcuno, il Vangelo della pace e della giustizia. Dopo i messaggi inviati dalle terre e isole spagnole, e dopo aver attinto nuova forza dall’incontro pavese con le spoglie del maestro e pastore Sant’Agostino, suo “fondatore” ma grande “padre” per tutta la Chiesa di Oriente e di Occidente, Leone XIV si appresta a confermarli, sulle orme del predecessore Francesco, con una emblematica visita a Lampedusa proprio il prossimo 4 luglio, festa dell’Independence Day nei “suoi” Stati Uniti – dopo aver declinato l’invito ufficiale dell’amministrazione Trump a celebrarne in patria il 250° anniversario –, preferendo vivere quella giornata in solidarietà con i migranti. Continua la sua lezione di “umanità”, anche mentre molti in Occidente stanno stringendo i freni per arginare il fenomeno, dando seguito a provvedimenti forse politicamente giustificabili per far fronte alla paura montante (e talora montata), ma venendo meno ad una missione di uguaglianza e di giustizia universale a cui questi Paesi “cristiani” non potrebbero e non dovrebbero rinunciare. L’“obolo” che siamo oggi invitati a donare, al di là del nome, non dev’essere mera elemosina ma gesto consapevole di corresponsabilità che la Chiesa chiede ad ognuno di noi come segno di comunione verso tutti, abbracciando quell’“opzione per i poveri” ribadita nell’enciclica di Leone e nel suo recente messaggio per la “Giornata” a loro dedicata. In questa stessa circostanza, cioè nella festa dei santi apostoli Pietro e Palo, colonne della Chiesa di Roma e di tutta la Chiesa, papa Leone XIV compirà lunedì 29 giugno un altro gesto significativo, la consegna del “pallio” a quei pastori insigniti del titolo di “arcivescovo”, apparentemente onorifico, ma – come sempre dovrebbe essere per i “titoli” nella Chiesa, a partire da quello pontificio di “servo dei servi di Dio” – esigente una maggiore dedizione al popolo di Dio e all’intera umanità. Tra questi, domani, ci sarà anche il nostro “vescovo già di Chioggia” e ora metropolita di Gorizia Giampaolo Dianin. Ci uniamo tutti a lui nella preghiera – ma una folta delegazione clodiense gli sarà vicina anche direttamente a Roma – per accompagnarlo in questo incremento di responsabilità e di dedizione, simboleggiato appunto nel pallio che lo vincola ancora più strettamente al papa, partecipe ancor più pienamente, si può dire, della sua missione di carità e di servizio. I Santi Pietro e Paolo, venerati anche in alcune nostre parrocchie nonché nel tempio quattrocentesco di fronte alla cattedrale, illuminino, rafforzino e custodiscano Leone, Giampaolo, le nostre comunità e ciascuno di noi.
(*) “Nuova Scintilla”

