Ragazzi palestinesi in terra ambrosiana. Don Marcucci: “Vedo nascere belle amicizie”

Il vicario parrocchiale di Lonate Pozzolo e Ferno racconta al Sir l’esperienza che stanno vivendo i minori giunti da Betlemme grazie all’associazione “Oasi di Pace”. Si parla un po’ inglese, un po’ italiano e persino arabo, ma i ragazzi “vanno d’accordo, basta uno sguardo, diventano amici”. Una vacanza educativa che aiuta ad affrontare i traumi della guerra. Aggiunge: “Ho notato come la nostra comunità adulta si sia risvegliata, vivendo un’accoglienza e una generosità senza precedenti”

(Foto Comunità pastorale San Paolo VI)

“Questa iniziativa nasce intorno all’autunno del 2024, quando l’associazione “Oasi di Pace” ha proposto di ospitare dei ragazzi di Betlemme. Subito, con il Consiglio pastorale della nostra comunità, ci siamo messi in movimento e la visita avrebbe dovuto svolgersi un anno fa, nel giugno 2025. Una settimana prima della partenza, quando era già tutto pronto, a causa della guerra fu chiuso lo spazio aereo di Israele e, quindi, i nostri ospiti non poterono partire.  Ma io ho voluto credere nel futuro e ho continuato a scommettere sulla speranza, e oggi, eccoli qui nella diocesi di Milano”. È don Luigi Marcucci, vicario parrocchiale della Comunità pastorale San Paolo VI di Lonate Pozzolo e Ferno (Varese), a raccontare come, finalmente, 24 adolescenti provenienti da Betlemme stiano trascorrendo un periodo di vacanza tra Seregno (Mb), dove è ospitato il primo gruppo di 12 con un allenatore, e Ferno.  “Il progetto si chiama ‘Ponte della speranza’ ed è un richiamo ai moniti di Papa Francesco e Leone XIV”, spiega.

Tante sorprese. “Sono quasi tutti ragazzi che hanno frequentato la terza media, qualcuno la prima superiore: hanno tra i 13 e i 14 anni e sono tutti maschi”, prosegue don Marcucci. “Se dovessi dire qual è il risultato di questi giorni – la visita, iniziata il 17 giugno, durerà fino al 27 – penso che si debba parlare di tante sorprese. La prima è il superamento delle paure che nascono dal pregiudizio. Sotto i miei occhi ho visto nascere molte amicizie, tra i nostri ragazzi e i loro coetanei così provati. Qualcuno di loro parla un poco di inglese, altri solo arabo, ma comunque riescono benissimo a capirsi anche se non hanno una lingua-ponte: vanno d’accordo, basta uno sguardo, diventano amici. Questo è molto bello, ma anche importante per noi. Ho notato, infatti, come la nostra comunità adulta si sia risvegliata, vivendo un’accoglienza e una generosità senza precedenti, per cui devo ringraziare davvero le persone, volontari, chi si è messo a disposizione in oratorio per dare una mano, ma anche gente lontana dalla vita ordinaria delle nostre parrocchie che si è fatta avanti, con la presenza, l’aiuto. Attraverso la collaborazione di tutti stiamo costruendo – si potrebbe dire – quel ponte di speranza che dà il nome al nostro progetto”.

Le ferite del cuore. Ma, come è ovvio, le ferite del cuore e nell’animo dei ragazzi rimangono, riflette ancora il sacerdote che, personalmente con Adriana Sigilli, alla guida dell’associazione “Oasi di Pace”, ha accolto sulla pista di atterraggio dell’aeroporto di Malpensa i ragazzini. “Certo, ci sono i traumi della guerra, ma soprattutto è la mancanza di speranza che colpisce. Nel mese di gennaio scorso, mi sono recato a Betlemme per conoscerli e uno di loro mi ha detto che non aveva sogni perché il suo sogno era quello di diventare un calciatore, ma sapeva che non sarebbe più stato possibile. Quando un ragazzo di 14 anni non ha più sogni è l’umanità intera che rischia di fallire lo scopo di essere davvero umana”.

Duomo e stadio di San Siro. Intanto si avvicina il giorno più atteso: venerdì 26 giugno, quando i piccoli palestinesi visiteranno il duomo di Milano, saliranno sulle Terrazze – grazie alla disponibilità della Veneranda Fabbrica –, verranno ricevuti dall’arcivescovo Mario Delpini in curia (prima del loro arrivo in diocesi monsignor Delpini aveva scritto una lettera per invitarli) ed entreranno nello stadio di San Siro. “Sono molto curiosi di vedere il duomo che conoscono solo per le immagini televisive e sui social; però, come qualunque ragazzo della loro età, a qualsiasi Paese appartenga, le cattedrali del calcio attirano di più!”, afferma sorridendo. “È emozionante vedere nei loro occhi lo stupore, ad esempio, quando sabato scorso siamo andati in gita in Valceresio, grazie alle parrocchie locali e al comune di Besano. Guardare il lago, la natura, potersi muovere liberamente senza checkpoint da attraversare per noi è scontato, per questi adolescenti è straordinario”.

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