Si è tenuto l’8 giugno, al convento di San Francesco a Subiaco, l’incontro dal titolo “La letizia dell’incontro. Subiaco e Assisi unite da un Patto di amicizia”, promosso in occasione dell’VIII centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Durante l’evento è stato presentato il libro di Davide Rondoni “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo” (Fazi Editore), presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni francescane. Nel corso dell’appuntamento è stata annunciata la stipula del Patto di amicizia tra le città di Subiaco e Assisi. A margine dell’evento il Sir ha intervistato l’autore del libro, Davide Rondoni.

Rondoni, cosa hanno da dire le ferite, le stimmate ma anche la ‘fragilità’ di Francesco, a questo tempo segnato da tensioni sociali, guerre?
Una cosa che dicono è che non c’è cosa peggiore che il dolore inutile. Il dolore delle stimmate in Francesco è un’immedesimazione con Gesù e quindi è un’offerta, non è un dolore che ricade su se stesso. Ed è un modo per leggere il dolore. Francesco nel Cantico dice: ‘Laudato si’ mi Signore per quelli che sostengono infirmitate et tribolazione” sostengono in pace perché la prospettiva è la resurrezione. Se non c’è la prospettiva della resurrezione, il dolore diventa il peggiore dei tuoi nemici e questa società, che forse a volte perde questa prospettiva, vive il dolore in maniera angosciosa. Francesco ci insegna che il dolore non è fatto solo per essere dolore.
Nel libro lei tratta anche il tema della letizia francescana: parlare di letizia di questi tempi appare paradossale…
Non solo di questi tempi ma di tutti i tempi, anche dei tempi di Francesco. Siamo dentro un’epoca dove viene continuamente promessa la felicità. Le grandi ideologie otto-novecentesche, il comunismo, il fascismo, il nazismo hanno promesso la felicità in terra. Anche il consumismo: se compri questo sei più felice. Francesco come Leopardi, altro grande poeta, sapeva che la felicità in terra non esiste. Ci possono essere degli attimi in cui sentiamo qualcosa, ma uno stato di felicità in terra… Se trovo qualcuno che mi dice “Sono felice”, vuol dire che sei scemo, non che sei felice, non ti rendi conto di niente. Francesco fa la proposta di una vita lieta. La parola ‘Letizia’ viene dalla parola letame. Quindi non è una vita con un sorrisetto stupido che va in giro perché ‘andrà tutto bene’, quel famoso slogan che ci ha fregato in questi anni. Sono scoppiate 12 guerre, se fosse andato male cosa sarebbe successo?
La letizia non è un ottimismo stupido. È avere una vita fertile perché è concimata da Dio. Il cielo concima la tua vita e questo rende la tua vita fertile. Parliamo di un uomo dopo 800 anni perché ha avuto una vita molto fertile.
Che uomo è stato san Francesco e come possiamo avvicinarci alla sua figura senza ridurla a stereotipi come ecologista, pacifista?
Francesco è stato un uomo estremo e non un estremista. Per togliere le patine che si depongono su una figura importante e storica come Francesco, la prima cosa è frequentare i suoi amici. Non quelli che lo studiano, ma quelli che lo vivono; quindi, la prima cosa è frequentare i francescani che di questo carisma sono eredi, perché altrimenti non si capisce nulla di San Francesco. Poi ci sono tanti documenti, libri, film, testi, poesie dedicati a san Francesco. Credo che non manchino le strade e tutte le strade portano sicuramente a un Francesco che sfugge alle definizioni più banali e più facili.
A 800 anni dalla sua morte, quella di Francesco resta una figura sfidante per l’uomo di oggi e per l’ansia che lo accompagna. Perché?
È sfidante ma non per quello che si pensa di solito, è sfidante perché Francesco parla delle creature. La parola creatura è la più rivoluzionaria della nostra epoca. L’ansia contemporanea è il contrario del sentimento creaturale francescano. Per Francesco l’uomo, tutto, è una creatura. Creatura vuol dire che viene creata, quindi va bene a prescindere. Questo è un sentimento della vita che, se si perde come a volte si perde, lascia lo spazio all’angoscia perché devi dimostrare ogni giorno di andare bene o avere delle dimostrazioni che vai bene. Credo che molta dell’ansia contemporanea sia il contrario della creaturalità di Francesco che ha in questo una parola rivoluzionaria.
San Francesco ricercava la pace…
Certo, ma la pace di San Francesco non è la pace dell’Onu. San Francesco non è un funzionario dell’Onu. La pace di cui parla San Francesco la dà il Signore risorto, quindi è la pace della resurrezione. Quando lo scorso anno ad agosto, il mio amico, il card. Zuppi, durante una lunga veglia di preghiera per la pace a Monte Sole, vicino a Marzabotto (Bologna), avviò la lettura dei nomi dei bambini morti a Gaza e in Israele, gli dissi: ‘Bravo Don Matteo, c’è un piccolo problema, ti sei dimenticato di dire che risorgeranno’. La pace di San Francesco non è solamente per gli scampati, per i sopravvissuti, è la pace anche per le mamme di quei bambini perché c’è la resurrezione.

