“Una dimostrazione del fatto che la teologia deve tornare nello spazio pubblico, confrontandosi con tutti i saperi”. Così mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia (Path), ha definito l’Osservatorio sul contributo all’ambiente delle tecnologie digitali, presentato oggi, in Vaticano, alla vigilia dell’undicesimo anniversario della “Laudato sì” di Papa Francesco, il 24 maggio, e della visita pastorale ad Acerra di Papa Leone XIV, che il 23 maggio incontrerà le famiglie delle vittime dell’inquinamento ambientale, i sindaci e i fedeli della “Terra dei Fuochi”. “In un tempo in cui le tecnologie digitali plasmano la vita del pianeta e delle comunità, intendiamo offrire uno spazio di confronto e di approfondimento teologico capace di sensibilizzare il mondo delle imprese e degli attori economici verso un uso della tecnologia che sia realmente sostenibile, eticamente orientato e attento alla dignità della persona umana”, ha spiegato il vescovo: “Solo così l’innovazione potrà diventare alleata della custodia del creato e promotrice di una convivenza autenticamente pacifica, giusta e solidale”.
Magnifica Humanitas. Tutti temi, questi, che verosimilmente saranno al centro della prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, che annunciata per il 25 maggio prossimo.
“Per affrontare la questione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale non basta l’etica: dobbiamo ricominciare dall’antropologia”,
ha affermato Staglianò: “L’approccio etico non è sufficiente. Il problema non è porre limiti: l’intelligenza artificiale può essere sviluppata all’infinito, se resta uno strumento. Il problema è l’antropologia, è vedere quale visione dell’uomo e della vita sta dietro all’uso di questi strumenti. Qualunque codice etico può essere bypassato dai giganti del web, che lottano per la supremazia in questo ambito. Dobbiamo ricominciare dall’antropologia. Magnifica Humanitas si occuperà proprio di questo, della visione dell’uomo che sta dietro la macchina: se l’homo homini lupus di Hobbes o l’uomo figlio di Dio del cristianesimo”. Una domanda, questa, che per il presule interpella anche i non credenti:
“Le profondità abissali dell’essere umano non sono controllabili da nessun algoritmo. La coscienza umana può essere simulata, ma non sostituita. Dobbiamo cambiare il cuore dell’uomo: se non cambiamo il cuore e non lo rendiamo veramente umano, la tecnologia – o meglio chi c’è dietro ad essa – asservirà l’uomo”.
Un forum ad ottobre. La prima iniziativa dell’Osservatorio sarà un Forum di due giorni, in programma ad ottobre, che vedrà la partecipazione di rappresentanti impegnati a vario titolo nel settore delle tecnologie digitali, chiamati a confrontarsi sul potenziale enorme, ancora in espansione, delle tecnologie digitali – a partire dall’intelligenza artificiale – ma anche sulla “serie di problematiche che riguardano lo sfruttamento di risorse naturali, che laddove si verificano, danno vita a ripercussioni politiche e sociali di grave portata, come conflitti armati, correnti migratorie e danni all’ambiente”. Senza contare l’impatto delle tecnologie digitali su ambiti quotidiani come la famiglia, i giovani, la politica, il senso del benessere e della salute. Tra i molti i temi sotto la lente dell’attività ordinaria dell’Osservatorio, oltre allo sfruttamento delle risorse naturali e le sue conseguenze ambientali e sociali: il crescente fabbisogno energetico delle infrastrutture digitali; la nuova “ecologia dell’uomo”, tra ambiente digitale e relazioni sociali; l’impatto delle tecnologie sui giovani – tra dipendenze, contenuti distorcenti e impoverimento delle relazioni – in un contesto ancora privo di adeguata regolamentazione; l’elaborazione di proposte rivolte ai giganti della tecnologia per un impegno costante orientato al contenimento delle emissioni e del massiccio consumo di energia a livello globale.
Governance rigorosa. “Nel contesto della crescente digitalizzazione dell’economia e della società, occorre garantire che l’innovazione tecnologica sia compatibile con gli obiettivi ambientali e climatici e presidiare un ambito in rapida evoluzione, spesso percepito come immateriale ma caratterizzato, in realtà, da impatti energetici e ambientali significativi, soprattutto lungo la filiera delle infrastrutture digitali”. Ne è convinta Maria Siclari, direttore generale di Ispra, secondo la quale “la transizione digitale porta con sé sfide ambientali che richiedono una governance rigorosa”. “L’impatto – ha osservato intervenendo alla presentazione – si manifesta su diversi fronti come, ad esempio il consumo energetico, le materie prime critiche, il consumo di acqua, le emissioni di gas serra, il consumo di suolo”. La dimensione digitale, però, “non è soltanto fonte di pressione ambientale, ma può diventare una leva positiva per la protezione dell’ambiente, se correttamente governata”, la tesi dell’esperta, poiché “la digitalizzazione consente di migliorare in modo significativo il monitoraggio ambientale, attraverso l’uso di sensori, sistemi di raccolta dati in tempo reale, modelli previsionali e piattaforme di analisi integrate”.
“Quando si valutano fenomeni complessi come quello delle innovazioni digitali, questi devono essere misurabili, valutabili e governabili”, il monito, perché “monitorare l’ambiente significa, in ultima analisi, monitorare la casa comune”.
Il dato ambientale, così, “diventa lo strumento per garantire la dignità umana, la salute e la sicurezza delle generazioni presenti e future”. Obiettivo, questo, perfettamente in linea con le finalità dell’Osservatorio, che si propone di “accompagnare la transizione digitale affinché sia compatibile con la transizione ecologica, evitando che i benefici dell’innovazione vengano ottenuti trasferendo costi sull’ambiente e sulle comunità”.

