Gioco d’azzardo. Alea, Forum famiglie e Associazioni consumatori ad Agcom: “No a ogni forma nascosta di pubblicità”

In un documento comune, presentato il 27 maggio all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, i firmatari chiedono che le campagne sul “gioco responsabile” non diventino, anche indirettamente, una nuova forma di promozione del gioco d’azzardo

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“No a ogni forma nascosta di pubblicità”: è la richiesta di Alea – Associazione scientifica per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, Forum nazionale delle associazioni familiari e cinque Associazioni dei consumatori, contenuta in un documento comune di osservazioni alla consultazione pubblica Agcom sulle Linee guida per le campagne di comunicazione in materia di gioco d’azzardo. L’iniziativa è nata dopo la Delibera Agcom n. 85/26/Cons, con la quale l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha sottoposto a consultazione pubblica l’atto integrativo delle Linee guida sulle campagne di comunicazione contro la cosiddetta “ludopatia”. I firmatari del documento chiedono che le campagne sul “gioco responsabile” non diventino, anche indirettamente, una nuova forma di promozione del gioco d’azzardo. Il 27 maggio i firmatari hanno presentato all’Agcom il documento,

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La stessa Agcom, nella delibera, riconosce il rischio che messaggi formalmente preventivi possano, attraverso immagini, linguaggi o narrazioni vicine all’esperienza di gioco, produrre effetti promozionali surrettizi. “Nessuna ambiguità dev’essere contenuta nella stessa comunicazione di prevenzione: deve proteggere le persone, non rendere le varie forme di azzardo come un ‘gioco’ più accettabile, più familiare o più desiderabile”, afferma il sociologo Maurizio Fiasco, presidente di Alea.

Il documento insiste nell’obbligo di valutare ogni messaggio non soltanto “per ciò che dichiara di essere”, ma per l’effetto concreto che può produrre sul destinatario. “In troppi casi, infatti, una campagna magnificata come informativa – sottolinea Fiasco – ha invece rafforzato il messaggio di attrazione verso le scommesse e le altre forme di gioco d’azzardo. L’esito è stato quello di attenuare la percezione del rischio, mentre evocando la ‘vincita’ ha normalizzato l’azzardo”.

Un primo nodo riguarda il linguaggio. Il documento chiede di abbandonare l’espressione “ludopatia”, considerata giornalistica e non coerente con la normativa vigente (legge 96 del 2018), che impone di adottare la dizione Disturbo da gioco d’azzardo (Dga).

“La scelta terminologica rigorosa – spiega il sociologo – riporta il problema nel campo della salute pubblica, della prevenzione sanitaria e della tutela delle persone”.

Il documento accende i riflettori anche su un criterio sostanziale, ossia il luogo dove il messaggio appare: uno spazio fisico, una piattaforma digitale, una notifica, un ambiente sportivo o una comunicazione rivolta a utenti già registrati. “I framing possono trasformare un messaggio apparentemente neutro in un rinforzo del comportamento di gioco d’azzardo”, commenta il presidente di Alea.

Particolare attenzione viene riservata ai meccanismi comunicativi che imitano o richiamano l’esperienza della scommessa: bonus di benvenuto, cashback, programmi fedeltà, countdown, offerte a tempo, colori accesi, animazioni, suoni, simboli della vincita, interfacce digitali, ambientazioni sportive, inviti all’azione. “Tutti questi elementi, anche quando inseriti in campagne dichiarate ‘informative’, possono funzionare come stimoli percettivi e psicologici che sollecitano il gioco d’azzardo invece di contenerlo”, chiarisce l’esperto.

Il documento chiede anche di chiarire il significato di “gioco responsabile”. “Non è accettabile – evidenzia Fiasco – che la responsabilità sia scaricata sull’utente, come una mera dimensione privata. Esiste una responsabilità del gestore, che deve predisporre strumenti effettivi per intercettare segnali di perdita di controllo: somme impiegate, frequenza delle sessioni, orari, durata della permanenza sulle piattaforme, intensità del comportamento. In questa prospettiva, gli alert devono riguardare sia il denaro sia il tempo di gioco”.

Il presidente di Alea: precisa: “Durante le partite di calcio vengono notificati ai titolari di un account di scommesse centinaia di inviti – anche 300-400 – a puntare su episodi che possono occorrere durante l’evento: su un calcio d’angolo, un fallo laterale, la conclusione di un dribbling e così via. Anche per il betting live – tutto l’azzardo minuto per minuto – sarebbero mere (e reiterate) offerte commerciali da ‘esporre’. Ciò, come dimostrato da studi clinici, non è altro che l’attivazione di quel circuito neurologico che sfocia nella patologia – chiarisce Fiasco –.

Dal 2018, da quando questa vera e propria pubblicità mascherata da esposizione dell’offerta commerciale è stata autorizzata dall’Agcom il volume delle scommesse è quasi raddoppiato: da 10,8 miliardi di euro a 19,1 miliardi, un incremento del 76,3%”.

Il presidente di Alea ricorda: “Quando venne autorizzata da Agcom la pubblicità mascherata da ‘esposizione dell’offerta commerciale’, il volume delle scommesse ‘sportive’ segnava un totale di 10,89 miliardi. Tra il 2018 e il 2025 il flusso di gioco d’azzardo delle scommesse è quasi raddoppiato: da 10,890 miliardi di euro a 19,190 (più 76,3 per cento). Al denaro equivalgono le operazioni dal display dello smartphone o dal computer: sulla base degli 11 milioni e 132mila conti di gioco attivi, si può stimare una ogni valore oscillante tra i 6,7 e i 10 euro, il che faceva (assumendo il valore medio di 10 euro) un miliardo di gesti di puntate nel 2018 e due miliardi nell’anno 2025.

Ed è proprio questa una misura oggettiva dell’induzione alla dipendenza, cioè a una sofferenza clinica riconosciuta dalla nostra sanità”. Per i firmatari del documento, “il paradosso è che tale forma di stravolgimento dello spirito sportivo – le gare un semplice supporto dell’azzardo – si veniva consumando dopo che il Parlamento, a fine 2023, aveva inserito lo sport tra i valori caratterizzanti la Costituzione della Repubblica! A questo ha contribuito il vuoto di regolazione dei cosiddetti bonus di benvenuto, con una presentazione che avrebbe davvero dovuto attivare l’Agcom: si tratta di un volano che attiva la partecipazione, ma nel caso di ‘vincite figurative’ l’utente non può esigere alcunché, se non avrà movimentato un flusso di puntate pari a un multiplo variabile della somma del c.d. bonus. Una chiara trappola”.

Sul piano operativo nel documento vengono proposte varie misure di tutela: semplificazione delle procedure di uscita che devono risultare agevoli e immediate almeno quanto quelle di accesso o di registrazione dei conti di gioco; divieto di profilazione dell’utente per finalità di marketing; divieto dei “bonus di benvenuto”; impossibilità di scommettere senza saldo attivo; riepilogo settimanale del saldo tra puntate perse e vinte; pause obbligatorie dopo periodi prolungati di connessione; autoesclusione estesa a tutte le forme di gioco, sia online sia fisiche (praticabili in locali pubblici o distribuite in esercizi commerciali).

Centrale è la posizione della famiglia. “Il gioco d’azzardo problematico produce effetti che superano la persona che gioca: erosione della fiducia, conflitti, isolamento, dissesto economico, logoramento psicologico dei partner e dei figli. Per questo

il documento chiede che la comunicazione pubblica riconosca il gioco d’azzardo anche come harm to others, cioè come danno arrecato ad altri, in particolare ai familiari conviventi e ai minori”, dichiara Fiasco.

Sul piano degli emendamenti tecnici, le proposte mirano a rafforzare il testo Agcom in dieci punti principali: correggere il titolo sostituendo “ludopatia” con Dga; includere tra i soggetti tutelati anche familiari e terzi danneggiati; estendere i destinatari delle regole a influencer, testimonial, agenzie creative, federazioni sportive e altri intermediari comunicativi; vietare impliciti narrativi e associazioni emotive che rendano il gioco normale o desiderabile; rendere più espliciti gli avvertimenti sui danni economici, familiari e relazionali; disciplinare in modo più severo l’uso del marchio del concessionario; imporre rimandi solo a canali istituzionali o strumenti validati; evitare la diffusione dei messaggi in contesti di forte prossimità all’esperienza di gioco; prevedere monitoraggi indipendenti ex ante ed ex post; introdurre una clausola finale di coordinamento terminologico.

“Le associazioni firmatarie riconoscono il valore dell’iniziativa Agcom, ma chiedono garanzie di maggior rigore. La prevenzione dev’essere tale: chiara, verificabile, sobria, non promozionale – sostiene il presidente di Alea -.

Il gioco d’azzardo va nominato per ciò che è; i suoi rischi devono essere esposti senza attenuazioni; le famiglie devono essere considerate soggetti coinvolti; i concessionari non devono ricavare vantaggio reputazionale da campagne presentate come sociali;

il monitoraggio deve verificare anche gli effetti indiretti di normalizzazione, attrazione e rafforzamento del comportamento di gioco”.

Il presidente di Alea evidenzia: “Il Forum delle famiglie, d’intesa con Alea e le Associazioni dei consumatori, dichiara l’indisponibilità del Terzo Settore a fare da copertura ai concessionari dell’azzardo laddove sponsorizzino ‘buone cause’ nel sociale. Sponsorizzazioni che non sarebbero altro che accreditamento e pubblicità indiretta al gioco d’azzardo”.

Fiasco ricorda anche le parole rivolte da Leone XIV ai sindaci nell’udienza all’Anci, lo scorso 29 dicembre: “Le nostre città conoscono purtroppo forme di emarginazione, violenza e solitudine che chiedono di essere affrontate. Vorrei richiamare l’attenzione, in particolare, sulla piaga del gioco d’azzardo, che rovina molte famiglie. Le statistiche ne registrano in Italia un forte aumento negli ultimi anni. Come sottolinea Caritas Italiana nel suo ultimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale, si tratta di un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale. … Sono segnali che indicano quanto ci sia bisogno di speranza. Per testimoniarla efficacemente, la politica è chiamata a tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini promuovendo la pace sociale”.

(Foto Forum famiglie)

“È fondamentale prendere atto dei pericoli per la nostra società derivanti da una comunicazione ambigua e ingannevole da parte degli operatori del gioco d’azzardo e scommesse. Non possiamo tollerare che questa pratica diventi una via di fuga dalla precarietà economica e che i messaggi arrivino in fasce orarie protette, approfittando degli eventi sportivi più seguiti”: dice Emma Ciccarelli, del Forum nazionale delle associazioni familiari. “Il gioco d’azzardo è una patologia che impatta a livello socioeconomico poiché devasta le relazioni affettive, riducendo le famiglie in povertà, con la conseguenza di favorire il sovraindebitamento e l’usura. Ciò va contro la Costituzione italiana perché la nostra Carta stabilisce che nessuna attività economica deve recare danno alla salute e alla dignità umana”, conclude Ciccarelli.

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