Quei segnali positivi in tempo di guerra

In un momento in cui le notizie di conflitti si moltiplicano e i tentativi di soluzione delle crisi, a iniziare dalla guerra in Iran, mostrano tutti i loro limiti, parlare della presenza di segnali positivi in questo caos, potrebbe apparire paradossale. Quale segnale incoraggiante può venire, ci si chiede, se a “dare le carte” è ancora un Presidente degli Stati Uniti, incapace a uscire dai guai in cui si è cacciato e dentro i quali ha tirato il mondo intero? La sua parola è pressoché svalutata e, di conseguenza, ogni suo annuncio privo di credibilità.

In un momento in cui le notizie di conflitti si moltiplicano e i tentativi di soluzione delle crisi, a iniziare dalla guerra in Iran, mostrano tutti i loro limiti, parlare della presenza di segnali positivi in questo caos, potrebbe apparire paradossale. Quale segnale incoraggiante può venire, ci si chiede, se a “dare le carte” è ancora un Presidente degli Stati Uniti, incapace a uscire dai guai in cui si è cacciato e dentro i quali ha tirato il mondo intero? La sua parola è pressoché svalutata e, di conseguenza, ogni suo annuncio privo di credibilità. L’intensa aspettativa di pace ci porta, tuttavia, a guardare a quei segnali, taluni dei quali scaturiti da situazioni conflittuali, che possono essere utili a indurre, coloro che portano responsabilità politiche, a rivedere i loro comportamenti. Fra i tanti fatti accaduti, quello che più ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo è stato l’attacco sferrato da Trump a Papa Leone XIV. Il motivo? Sostanzialmente perché il Papa ha fatto il Papa. Infatti, in coincidenza con l’inizio delle operazioni militari contro l’Iran per neutralizzarne il potenziale nucleare, il Papa ha alzato forte la voce per condannare – “non è accettabile” – il ricorso alla “guerra preventiva” e, ancor più, la minaccia di distruggere un’intera civiltà. Da qui la reazione scomposta di Trump che ha definito Papa Leone “debole e terribile in politica estera” e, in più, “ingrato” per non avere riconosciuto l’influenza da lui esercitata per la sua elezione: “Se non fossi stato alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa!” Misurata, anche se decisa, la reazione del Pontefice: “Sono qui in Africa come pastore, voglio solo continuare ad annunciare il messaggio del Vangelo e a cercare i modi per promuovere la giustizia e la pace nel mondo». E, proseguendo il suo viaggio fra le varie nazioni africane, il papa con coerenza ha affermato che “i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”. Lo scontro, senza precedenti, fra l’inquilino della Casa Bianca e il Papa, combinato con la ricchezza del messaggio di speranza e di pace portato da Papa Leone a popolazioni vittime di situazioni di sfruttamento, ha trasformato l’attacco di Trump, che poteva apparire “una perdita”, in “un guadagno”: il mondo intero ha potuto apprezzare lo spessore e la grande autorevolezza di un Pontefice che aveva voluto, finora, tenere “bassi” i toni. Di più, lo scontro si è risolto in una generale condanna di Trump e, in particolare con la disapprovazione dei vescovi americani che gli hanno ricordato che “il Papa non è un politico: è il Vicario di Cristo che parla della verità del Vangelo”. Una reazione tale da preoccupare Trump per le sue sorti politiche e a suggerirgli di evitare di replicare. Ma poiché, come recita il proverbio, “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, Trump ha ritenuto opportuno attaccare anche la Presidente Meloni – “È stata negativa, non abbiamo più lo stesso rapporto” – rea di avere solidarizzato con Papa Leone: “Trovo inaccettabili – aveva detto la Meloni- le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre». E anche qui una serie di reazioni a sostegno della Premier, fra cui quella della leader dell’opposizione, la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio dichiarando: “Siamo avversari in quest’aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani”. Un segnale confortante, un vero “miracolo”, vista l’aria che tira nel nostro Paese, interessato, da qui al prossimo anno, a una campagna elettorale turbolenta. Anche qui viene in soccorso la saggezza e l’acume politico di Papa Leone che nell’udienza dello scorso 8 aprile aveva auspicato che “la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le situazioni di conflitto nel mondo”. Comprese, ovviamente, quelle di casa nostra.

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