Un missionario vicentino al fianco dei migranti detenuti dall’Ice a Chicago

Un missionario vicentino mal fianco dei migranti detenuti dall'Ice a Chicago. È lo scalabriniano padre Giovanni Bizzotto, originario di Rosà, responsabile per il Nord America dei Missionari di San Carlo

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Padre Giovanni Bizzotto è rimasto fermo davanti al cancello del centro di detenzione dell’Ice di Chicago e ha aspettato. Con lui una suora, un religioso e una pastora luterana. Attorno a loro quasi mille persone che pregano e cantano. Le porte non si aprono? Niente paura, si torna il giorno dopo. E si insiste.
La scena si è ripetuta un po’ di volte, nel frattempo era stata depositata una richiesta di ingiunzione alla corte di Broadway View, il quartiere dove la famigerata Immigration and Customs Enforcement gestisce un centro di detenzione che è arrivato a rinchiudere anche seIcento persone. Alla fine, il giorno di Pasqua, le porte si sono aperte. Come la pietra è rotolata via dal sepolcro. Come le mura di Gerico che sono crollate. “Siamo potuti entrare a portare conforto spirituale ai detenuti – racconta padre Bizzotto, responsabile per la provincia nordamericana dei Missionari di San Carlo -. Non ce n’erano molti, ma le condizioni erano molto difficili. Disumane direi. Il mondo ha conosciuto cosa stava facendo l’Ice dopo i fatti Minneapolis. Ma a Chicago e Los Angeles quelle cose terribili erano già successe”.
Padre Giovanni si trovava proprio nella città degli angeli quando le retate contri gli immigrati sono cominciate. Con una violenza inaudita, che ha portato in diverse città americane terrore e addirittura uccisioni. L’Ice è un’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione e delle dogane che con l’amministrazione Trump ha assunto connotati più da squadroni della morte che di forze dell’ordine. “Mi trovavo a Los Angeles, in una parrocchia italiana, quando tutto è cominciato, lo scorso giugno – racconta il religioso. Tre, quattro elicotteri volavano sopra le nostre teste, in quell’occasione la retata aveva colpito un grosso negozio di materiali edili. Ho visto assalti ai migranti per strada, scaraventati a terra mentre andavano in bicicletta, nei negozi, nelle fabbriche. Una cosa disumana. Poi è toccato a Chicago. Quando le retate sono iniziate eravamo in chiesa, stavamo celebrando la Messa. Abbiamo dovuto chiudere le porte della chiesa”. Era metà settembre, e in occasione di quella retata venne assassinato un messicano di 44 anni, Silverio Villegas-Gonzalez. La prima versione diffusa dal’Ice sosteneva che l’uomo avesse tentato di travolgere con l’auto gli agenti. Versione smentita dopo poco. L’uomo era seduto al volante, quando gli uomini dell’Ice hanno iniziato ad urlargli contro. Finché uno di loro non ha apertoli fuoco. “È successo a pochi isolati dalla nostra parrocchia”, racconta padre Giovanni.
La comunità cristiana di Chicago, non solo cattolici ma anche protestante, ha fatto quadrato attorno ai migranti. “A turno, uno di noi li accompagna in tribunale, c’è il rischio che vengano arrestati ed espulsi prima che i giudici pronuncino la sentenza su di loro”, afferma il missionario.
Le iniziative hanno compreso proteste, prese di posizioni del Vescovo di Chicago, il cardinale Blaise Joseph Cupich, e di altri vescovi americani. Fino al “presidio” di fronte al centro di detenzione, con Messe e preghiere. Finché le porte non si sono aperte.
“Il vento sta cambiando – afferma padre Giovanni, convinto -. Ci sono ancora cattolici ultra conservatori ai quali le cose stanno bene così, ma ormai sono pochi. Molti cattolici che hanno votato per Trump si stanno pentendo. Si aspettavano altre risposte ad altri problemi. La guerra in Iran, le minacce alla Groenlandia e a Cuba sono cose terribili. In più c’è questa durezza, questa disumanità contro i migranti che come Missionario di San Carlo non posso tacere. Per non parlare dello scontro con il Papa. Noi siamo al cento per cento con lui. È un uomo pieno di saggezza, un uomo di pace”.

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