Il 22 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Terra (Earth Day), che giunge quest’anno alla 56° edizione. E’ nata sulla spinta della pubblicazione di un libro “La primavera silenziosa” (1962) della biologa statunitense Rachel Carson che denunciava come, a seguito dell’introduzione tra gli anni ’40 e ’50, di efficaci pesticidi e sostanze chimiche in agricoltura e nell’allevamento, i prati in fiore fossero diventati silenti del ronzare degli insetti. La studiosa dimostrava come quanto usato diventasse mortifero non solo per fiori e animali ma anche per gli uomini. Il libro suscitò polemiche feroci (accuse delle aziende contro l’autrice) ma portò a una decisione storica e salutare: gli Usa misero al bando il Ddt ed emanarono i primi provvedimenti legislativi a tutela dell’ambiente.
Ben prima della scienza, la Chiesa ha sempre avuto a cuore l’ambiente: lo ha insegnato ben ottocento anni fa San Francesco con il suo Cantico delle creature e, undici anni fa, lo ha ripreso papa Francesco con la sua lettera enciclica Laudato Si’, pubblicata il 24 maggio 2015. Uno scritto che ha fatto parlare di sé e riacceso la questione della salvaguardia del creato quale passo imprescindibile per la salvezza: non solo e non tanto del pianeta (che senza l’uomo, comparso meno di diecimila anni fa, continuerebbe benissimo ad esistere) ma dell’uomo stesso.
Eppure, come i fatti dimostrano con un’accelerazione che spaura non meno dell’incapacità di porvi freno, il mondo degli uomini è due volte immemore. Da una parte sembra aver dimenticato le grandi strategie ecologico-ambientali fatte a ridosso della pubblicazione della Laudato Si’ tanto dai singoli stati come dall’Unione europea (Green deal); dall’altra scatena guerre violente che mietono vittime umane ma pure continuano a inquinare aria, acqua e terra dei residui degli ordigni esplosi, con conseguenze troppo taciute per essere di poco peso.
Più che mai ben venga dunque questa giornata, che ogni anno coinvolge un miliardo di persone in 193 paesi nel mondo: la salvaguardia del pianeta e di noi uomini e donne torni al centro degli interessi, risvegli nel mondo la capacità di “immaginare un futuro sostenibile”, che è poi anche lo slogan scelto per il 2026 a cui la campagna italiana ha aggiunto come sottotitolo “Torniamo a sognare”. Temi condivisibili a cui è necessario dare però uno slancio più deciso: è finito il tempo dei sogni, il pianeta manifesta un cambiamento che nega solo chi vuole continuare a coltivare i propri interessi che non sono in genere quelli della casa comune.
La Casa comune è infatti colpita da eventi catastrofici talmente documentati che – come è stato spiegato nei giorni scorsi nel convegno nazionale Fisc, tenutosi a Trento in occasione del centenario della testata diocesana Vita Trentina -, non possono più essere messi in forse: gli scienziati lo dicono con i numeri da settanta anni, le cronache riportano eventi che si fanno sempre più violenti e sempre più ravvicinati. Gli effetti del cambiamento entrano nelle case: non bussano alla porta, la travolgono. E per gli Stati, che sono poi chiamati a provvedere ai danni, avrebbe più senso investire risorse per prevenirli, mettendo in atto una vera politica attenta al pianeta: la nostra unica casa.
Cambiare è sempre difficile, lasciare quello che si è sempre fatto può essere costoso, scomodo, anche non condiviso: ma è la via che l’intelligenza (non la paura) suggerisce per rimediare al male fatto a partire dalle emissioni che alterano la temperatura di aria e acqua, artefici di conseguenti uragani e tempeste, purtroppo già sperimentati: basta citare Vaja nelle nostre montagne nel 2018 (14 milioni di alberi abbattuti) e il ciclone Harry nel nostro sud.
ll surriscaldamento è opera dell’uomo: tocca all’uomo porvi rimedio. La posta in gioco è alta: se non la vita, per certo la qualità della stessa. Eppure lo dimentichiamo, assordati da guerre che inceneriscono città intere, preoccupati di un petrolio sempre più caro e raro, fattosi ancora una volta strumento di ricatto.
Proprio il 22 aprile la Commissione europea si è data appuntamento. Due i temi all’ordine del giorno: un piano europeo di difesa e il piano “Save Energy Eu” o Salva energia per combattere il “caro-costi”. Le anticipazioni hanno tracciato una sorta di decalogo teso al comune risparmio di energia, data la difficoltà e i costi degli approvigionamenti: si parla di telelavoro, uso di mezzi pubblici, contenimento del riscaldamento. I cittadini possono e devono contribuire: ciascuno abbia a cuore la sorte della Terra come del posto dove concretamente vive, abbia amore verso di esso e responsabilità per quanto lascerà alle nuove generazioni. Ma queste sono buone azioni e raccomandazioni tanto indispensabili quanto di poca resa senza una visione ambientale ed energetica decisa e condivisa a livello globale.

