“Questo viaggio del Papa non è solo un viaggio in Africa. È una domanda alla Chiesa intera: crediamo ancora che i poveri siano il luogo dove Dio parla? Se la risposta è sì, allora oggi più che mai siamo chiamati a restare e camminare insieme a loro”. A dirlo, in un colloquio con il SIR, è don Massimiliano Parrella, superiore generale dell’Opera Don Calabria, fondata a Verona da San Giovanni Calabria nel 1907 e oggi presente in 14 Paesi del mondo, in tutti i continenti. Oggi, penultima giornata del viaggio in Africa – il terzo viaggio apostolico internazionale che ha toccato Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale – Leone XIV incontrerà le famiglie. Un incontro che “non è un gesto di ‘programma’, ma un atto teologico”, spiega don Parrella. Questo perché la famiglia, soprattutto in questo continente, “non è un tema: è il luogo dove Dio continua a credere nell’uomo. Il Papa va dalle famiglie perché lì la fede non è un discorso, ma una resistenza quotidiana: resistenza alla povertà, resistenza alla violenza, resistenza alla solitudine. È come se ci dicesse: ‘Se vuoi capire il Vangelo oggi, non guardare i palazzi, guarda le case!’. E in questo senso ritrovo una profonda consonanza con il carisma del nostro fondatore, San Giovanni Calabria: Dio non passa dai centri di potere, ma dalla vita fragile custodita ogni giorno”.

Foto Opera don Calabria
In Africa oggi le famiglie “vivono una tensione fortissima”. Il Superiore Generale dell’Opera Don Calabria fa riferimento in particolare alla “povertà strutturale, alle disuguaglianze crescenti, ulteriormente alimentate dall’instabilità politica e dall’accesso limitato alla sanità, all’istruzione e al lavoro”. Ma la sfida più grande “non è materiale. Per quanto ho potuto sperimentare con l’Opera, la sfida maggiore è quella di non perdere la speranza mentre si sopravvive. La visita del Papa non risolve questi problemi, sarebbe ingenuo dirlo. Ma, a mio giudizio, fa una cosa decisiva: li rende visibili davanti al mondo e davanti alla coscienza della Chiesa”. Il Papa – continua il sacerdote – “dà voce a chi non ha voce, ma soprattutto restituisce dignità a chi rischia di sentirsi invisibile. E questo cambia già la storia”.
In molti Paesi africani le famiglie sono un presidio educativo e di solidarietà fondamentale. Come possono essere sostenute affinché continuino a svolgere questo ruolo, soprattutto in contesti segnati da migrazioni, conflitti e fragilità economiche?
“In Africa la famiglia è ancora ciò che in altre parti del mondo abbiamo perso: un sistema di protezione umana, affettiva e sociale”, afferma don Parrella: “Ma oggi è sotto pressione. Sostenerla significa tre cose molto concrete: non sostituirla, ma rafforzarla – troppi interventi dall’esterno creano dipendenza; serve invece aiutare le famiglie a restare soggetti capaci di agire autonomamente e non semplici beneficiari; investire nell’educazione integrale: scuola sì, ma anche formazione umana, spirituale, relazionale. Una famiglia regge se ha senso, non solo risorse. E poi creare reti comunitarie: la famiglia da sola non basta più. Serve una comunità attorno: Chiesa, parrocchia, realtà sociali. In fondo, la domanda è semplice: vogliamo aiutare le famiglie a sopravvivere oppure vogliamo aiutarle a generare futuro?.

Foto Opera don Calabria
La tappa del Papa a Bata, oggi, con l’incontro con giovani e famiglie, mette al centro anche le nuove generazioni. Quali prospettive concrete servono oggi ai nuclei familiari africani per garantire ai figli un futuro dignitoso e sicuro?
Se non diamo prospettive ai giovani, stiamo condannando le famiglie. Le priorità sono chiare: educazione di qualità (non solo accesso, ma contenuto), lavoro dignitoso (non assistenza, ma possibilità), stabilità sociale e pace, radici culturali e identitarie. Ma c’è una cosa più profonda: i figli hanno bisogno di vedere che la vita ha senso. Se un giovane cresce vedendo solo lotta e sopravvivenza, prima o poi scappa o si perde. Il Papa, incontrando giovani e famiglie, sta dicendo: “Il futuro non è un lusso, è un diritto”.

Don Parrella, qual è la presenza dell’Opera Don Calabria in Africa?
L’Opera è presente in Africa in modo silenzioso ma reale in tre Paesi: Kenya, Angola e Guinea Bissau. Non siamo grandi numericamente, ma il punto non è questo. La nostra presenza ha un’identità precisa: formazione dei giovani, servizio ai poveri, sanità, vita comunitaria semplice e fraterna, fiducia radicale nella Provvidenza. Noi non portiamo strutture prima di tutto. Portiamo uno sguardo: quello di un Padre che non abbandona nessuno. E quando questo sguardo entra in una terra, cambia tutto, anche senza fare rumore.

