Africa: mons. Carlassare (Sud Sudan), “aprire gli occhi su conflitti e sfruttamento, riguardano tutti”

Al Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso in questi giorni a Sacrofano, mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu in Sud Sudan, richiama l’attenzione sull’Africa, “forza vitale” e decisiva anche per l’economia globale. Nel Sud Sudan, segnato da fragilità istituzionale e nuove violenze, diventa centrale l’educazione alla pace e lo sviluppo di economie sostenibili. La diocesi di Bentiu condivide la povertà della popolazione e investe soprattutto in scuola e agricoltura. Qui lo sfruttamento del petrolio produce inquinamento e disuguaglianze, senza grandi benefici per la popolazione.

Mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu, Sud Sudan - foto: Caiffa/SIR

“È necessario riconoscere l’importanza dell’Africa e dei suoi Paesi giovani, che rappresentano una forza vitale per il mondo intero. Le situazioni di conflitto legate allo sfruttamento — in Sudan, in Sud Sudan, ma anche nella Repubblica democratica del Congo — ci chiedono di aprire gli occhi e di non considerarle realtà lontane”. Lo afferma al Sir al monsignor Christian Carlassare, vescovo di Bentiu, in Sud Sudan, che interviene oggi pomeriggio al 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Imparate a fare in bene, cercate la giustizia (Isaia, 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”, in corso dal 16 al 19 aprile a Sacrofano (Roma). Il vescovo comboniano alla guida di una giovanissima diocesi, eretta da Papa Francesco solo un anno e mezzo fa, è in Italia per pochi giorni per portare la sua testimonianza ai 600 delegati da 218 Caritas diocesane di tutta Italia. Sta seguendo con attenzione i messaggi “forti e significativi” di Papa Leone XIV nel suo viaggio in Africa (Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale) e pensa che possano adattarsi a diversi Paesi africani, compreso il Sud Sudan, di nuovo colpito da violenze e instabilità. “Le parole del Papa non riguardano solo i Paesi visitati, ma tutta l’Africa e anche noi – sottolinea -. Ci invitano ad aprire gli occhi:

l’economia globale dipende in parte anche da questi continenti così giovani, che rappresentano il futuro del mondo. Un futuro che, si spera, non sia fondato sullo sfruttamento”.

Perché i conflitti e lo sfruttamento delle risorse africane riguardano tutti?

Perché anche la nostra economia si fonda sulle risorse di questi Paesi. E dobbiamo riconoscere che le risorse più preziose non sono quelle naturali, ma quelle umane. Risorse che troppo spesso rifiutiamo, dimenticando che viviamo in una casa comune e che siamo chiamati a costruire un futuro sempre più condiviso.

In Sud Sudan c’è una situazione di nuovo fragile e instabile, sono tornati i conflitti.

Si la situazione è fragile in Sud Sudan, con l’inconsistenza, a volte, delle istituzioni quando non sono al servizio della popolazione.  Un punto centrale è l’impegno nell’educazione alla pace, che diventa anche impegno educativo in senso più ampio, in particolare verso le giovani generazioni, e nella promozione di economie sostenibili a livello locale. In un contesto come quello del Sud Sudan, dove la vita stessa sembra non essere garantita, questo diventa ancora più urgente.

Siamo al convegno delle Caritas. La diocesi di Bentiu come affronta il servizio ai poveri?

Siamo una diocesi molto giovane e, proprio per questo, anche povera. Il nostro impegno principale è fare causa comune con la popolazione, condividere la condizione di povertà e testimoniare che dove c’è solidarietà, anche nella povertà, c’è vita e possibilità di futuro. Il vero problema nasce dove, pur in presenza di ricchezza, si verifica un furto delle risorse: lì la vita diventa davvero impossibile. Le risorse che raccogliamo come diocesi vengono destinate soprattutto all’educazione e alla scuola, e a progetti di sostenibilità per le comunità locali. Cerchiamo in particolare di incentivare attività legate all’agricoltura, anche in contesti in cui la popolazione vive principalmente di allevamento, promuovendo quindi forme di economia alternative a quella tradizionale dei pastori.

Anche nella vostra diocesi ci sono problemi di sfruttamento delle risorse, senza che i benefici vadano a vantaggio della popolazione?

Sì lo sfruttamento del petrolio incide molto anche nel nostro territorio. Questo comporta un forte impatto ecologico e crea un indotto di lavoratori nell’industria petrolifera. Questo sviluppo porta anche allo spostamento delle popolazioni: spesso le persone non possono più vivere nelle aree dove si trovano i pozzi, e si registrano gravi forme di inquinamento ambientale. È quindi

uno sfruttamento che ha conseguenze pesanti.

Non si tratta di un lavoro garantito, né sicuro come nei Paesi occidentali. Tuttavia, in un contesto come quello del Sud Sudan, avere un impiego è già molto. Chi lavora nel settore petrolifero spesso vive in condizioni migliori rispetto alla popolazione locale. Il problema è che questo tipo di sfruttamento raramente si traduce in un reale miglioramento delle condizioni di vita per tutti:

le risorse finiscono per alimentare circuiti che sostengono le élite, più che lo sviluppo diffuso o la ricostruzione di un’economia capace di generare benessere per l’intera popolazione.

 

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