“Il sogno più grande degli angolani è la pace, la riconciliazione e lo sviluppo. L’Angola è un Paese di contrasti, di molti ricchi ma anche di molti poveri, di molte opportunità ma anche di molte ingiustizie”. Sono le parole semplici e chiare di monsignor José Manuel Imbamba, presidente della Conferenza episcopale di Angola e São Tomé e Príncipe e arcivescovo di Saurimo, parlando al Sir in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV in Angola, il 18 aprile (fino al 21) durante il suo viaggio pastorale dal 13 al 23 aprile, che comprende anche Algeria, Camerun e Guinea equatoriale. I 27 vescovi delle 21 diocesi angolane incontreranno Papa Leone sabato sera a cena nella capitale Luanda, e domenica concelebreranno con lui una grande messa. Sono attesi 1 milione di fedeli: probabilmente sarà il momento più partecipato del viaggio di Africa. Altri appuntamenti significati saranno la visita al santuario mariano di Mama Muxima (“Madre del Cuore”), un luogo di grande devozione popolare dove ogni anno arrivano milioni di pellegrini. Quindi andrà proprio a Saurimo, l’arcidiocesi guidata da monsignor Imbamba, una zona periferica e meno sviluppata ad est di Luanda. Il 44% degli angolani sono cattolici. Le chiese sono piene di giovani e le vocazioni sono in aumento: più di 3.000 seminaristi e oltre 3.400 religiose.

José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo e presidente della Conferenza episcopale di Angola e São Tomé e Príncipe – (foto: Imbamba)
Quale situazione sociale e politica troverà Papa Leone XIV in Angola?
Il Papa incontrerà un Paese in pace, stabile, che vuole cercare un cammino di sviluppo, di riconciliazione e di consolidamento delle conquiste. Un Paese che si dibatte ancora tra molti problemi endemici in campo socio-economico: lo sviluppo non si fa sentire nelle famiglie, la vita è molto cara, la gioventù non vede con chiarezza il futuro e molti giovani emigrano.
Il Paese è un po’ arretrato in termini di sviluppo, nonostante l’abbondanza delle risorse minerarie. La povertà è ancora una realtà
e molte comunità non beneficiano dei servizi di base: è un Paese di contrasti, di molti ricchi ma anche di molti poveri, di molte opportunità ma anche di molte ingiustizie.
E a livello ecclesiale?
Un Paese carico di contraddizioni: religiosamente è sano, con molte manifestazioni religiose, e la Chiesa cattolica è maggioritaria. Questo invoca una responsabilità della Chiesa come mediatrice, coscienza critica e punto di convergenza.
Il Papa troverà una Chiesa viva, giovane, promettente e missionaria, “vibrante di gioventù”,
pronta a prestare il suo servizio missionario. Siamo felici di accogliere il Vicario di Cristo: può contare sull’Angola e sul contributo missionario delle sue forze vive.
Povertà, corruzione e sfruttamento delle risorse sono mali endemici in Africa: è così anche in Angola?
Sì, i problemi endemici dell’Africa affliggono anche l’Angola. La povertà e il ritardo nello sviluppo sono dovuti a cattive pratiche, vizi e mancanza di etica che calpestano il benessere dei cittadini. Il governo ha avviato un programma di lotta alla corruzione, sostenuto dalla Chiesa, affinché si verifichi un vero cambiamento di coscienza e di paradigma nel modo di considerare gli affari pubblici.

José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo e presidente della Conferenza episcopale di Angola e São Tomé e Príncipe – (foto: Imbamba)
La voce profetica della Chiesa cosa chiede?
La voce profetica della Chiesa è sempre stata presente, e si rivolge alla coscienza di tutti noi che facciamo parte di questa grande nazione, esortandoci ad assumerci le nostre responsabilità. Questa responsabilità condivisa, infatti, garantisce che ciascuno svolga al meglio la propria missione. Per questo
i nostri appelli si sono rivolti con forza alla rigenerazione delle coscienze, alla riconciliazione, all’accettazione della diversità, alla convivenza pluralistica e alla soddisfazione dei bisogni
fondamentali dei nostri cittadini, evitando l’intolleranza politica, gli eccessi del parlamentarismo e l’esaltazione smodata della militanza partigiana, che rappresentano i mali più pericolosi del nostro Paese, negando il merito, il valore dell’altro e la sana convivenza tra tutti. È dunque una voce sempre presente, una voce irremovibile, conciliante, pacificatrice, educativa, capace di mediare sia gli eccessi che i conflitti. Perché tutti si incontrano, tutti trovano posto nella Chiesa cattolica e tutti sono figli e figlie della Chiesa. In essa trovano uno spazio per la rigenerazione spirituale, umana e psicologica, affinché possano offrire agli altri tutti i valori del Vangelo, tutto ciò che in definitiva riguarda la sana convivenza e la costruzione di un cammino comune per l’Angola.

José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo e presidente della Conferenza episcopale di Angola e São Tomé e Príncipe (foto: Imbamba)
Qual è il sogno più grande degli angolani?
È la pace, la riconciliazione e lo sviluppo. Si desidera stabilità per le famiglie, liberazione da miseria e povertà, accesso ai servizi essenziali, lavoro per i giovani, opportunità per tutti e riduzione delle disuguaglianze. Si chiede
una distribuzione più equa dei beni e che le risorse abbiano un impatto positivo sulla vita delle persone.
Le sfide sono immense: serve un fondamento filosofico, etico e ideologico diverso, perché gli esperimenti politici non hanno prodotto i risultati sperati. Povertà ed esclusione aumentano e cresce la frustrazione sociale, richiedendo creatività politica, sociale e culturale.
Cosa vi aspettate dalla visita del Papa, quale messaggio?
Dal Papa ci si aspetta una parola che garantisca comunione, fraternità e una vita sana tra fratelli. È il pellegrino della speranza di riconciliazione e di pace: questa è la via di cui l’Angola ha bisogno. Occorre consolidare la pace, riconciliarsi e promuovere giustizia, accoglienza e fraternità, perché il passato (25 anni di guerra civile conclusa nel 2002, ndr) pesa ancora negativamente. Si chiede al Santo Padre di essere messaggero di cose buone, degne e belle, che esaltino dignità, valore e gioia di appartenere a questa terra e a questa Chiesa. L’Angola è con il Papa.

