Un Paese giovane, con tante risorse naturali, spirituali e umane e possibilità di diventare un motore di sviluppo per l’intera Africa. Ma anche con contraddizioni e disuguaglianze sociali tra ricchi e poveri. Questa è l’Angola che troverà Papa Leone XIV nella tappa dal 18 al 21 aprile del suo viaggio in Africa, iniziato il 13 aprile in Algeria, proseguito poi in Camerun e Angola, per concludersi in Guinea equatoriale il 23 aprile. Undici giorni e quasi 18.000 km di spostamenti per parlare di pace, riconciliazione, giustizia sociale, dialogo. L’Angola è un Paese stabile, pacifico e accogliente, con l’80-90% della popolazione cristiana, tra cui il 44% sono cattolici. Le chiese sono sempre piene, soprattutto di giovani, e le vocazioni fioriscono: più di 3.000 seminaristi e oltre 3.400 religiose. Un esempio significativo è la diocesi di Lwena, nell’est dell’Angola, guidata dal salesiano uruguaiano Martin Lasarte, missionario in Angola da 36 anni e vescovo di Lwena dal 2023. È la diocesi più grande dell’Africa sub-sahariana, estesa su oltre 223 mila chilometri quadrati. L’educazione è una priorità assoluta: nella diocesi si contano circa 200 mila bambini e adolescenti fuori dal sistema scolastico, si stimano almeno 2 o 3 milioni in tutto il Paese. La diocesi di Lwena gestisce 22 scuole con 20 mila studenti e promuove programmi di alfabetizzazione per 8 mila giovani e adulti, anche grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana con il progetto “Katuka Wende” (“Alzati e cammina”) per la formazione lavorativa di giovani, ex bambini di strada, reintegro di ex combattenti della guerra civile durata 25 anni e terminata nel 2002, con importanti progetti culturali, di agricoltura sostenibile e tutela delle foreste. In questi giorni monsignor Lasarte è nella capitale Luanda, a 1250 chilometri dalla sua diocesi, in attesa dell’arrivo del Papa.
A 50 anni dall’indipendenza, quale Angola troverà Papa Leone a livello socio-politico ed economico?
Un’Angola con tante difficoltà, ma anche un Paese pieno di speranza. Chi ha vissuto la guerra e la distruzione vede oggi
una nazione che si prepara a intraprendere un cammino di sviluppo, pur con molte carenze.
Uno dei problemi principali è che la democrazia deve ancora crescere. Siamo ancora con lo stesso partito al governo fin dall’inizio: la democrazia si sta aprendo lentamente un cammino, soprattutto perché è fondamentale l’inclusione di tutte le forze sociali e politiche. Per questo la Conferenza episcopale angolana insiste sull’importanza delle autonomie locali, cioè con un governo provinciale, municipale e comunale scelto più liberamente dalle popolazioni e non soltanto imposto dal centro.
Quali sono oggi le maggiori sfide?
Una delle sfide maggiori è l’altissima crescita demografica, tra le più alte al mondo.
I giovani e i bambini sono ovunque: questo dà speranza, ma suscita anche preoccupazione. Solo nella mia diocesi più di 200.000 bambini e giovani non vanno a scuola; in tutto il Paese si stima che siano 2-3 milioni.
L’analfabetismo resta un grande problema per il futuro.
È un Paese che si apre al mondo e all’economia internazionale, ma questo richiede grande sapienza per difendere i propri interessi. Molti attori internazionali, tra cui la Cina, guardano all’Africa per le sue risorse naturali. Lo sguardo del Papa, invece, vede il continente come
una grande risorsa spirituale per l’umanità.
Come è vissuta la fede in Angola?
In Angola la fede è molto viva: qui si respira speranza grazie alla dimensione spirituale del popolo. La Chiesa cresce rapidamente ed è una presenza importante. La vera sfida è gestire le ricchezze del Paese a beneficio soprattutto dei giovani.
Quali sono le principali risorse naturali?
La principale ricchezza — ma anche il grande problema — è il petrolio, che sostiene circa il 70% dell’economia. Può essere un’opportunità, ma se gestito male rischia di bloccare altri settori come agricoltura e industria.

Mons. Martin Lasarte, vescovo di Lwena – Foto CEI
Questo sicuramente crea un indotto di lavoro, ma c’è anche sfruttamento, con scarsi benefici per la popolazione?
L’economia del petrolio crea occupazione, soprattutto offshore, ma quando il potere economico e politico si concentra può rafforzare strutture non sempre giuste. L’economia è molto centralizzata sul petrolio e sulla funzione pubblica. Molti giovani aspirano a diventare funzionari pubblici perché è un impiego che garantisce stabilità. Altri settori, come imprenditoria e industria, restano deboli, soprattutto fuori dalle grandi città.
L’Angola potrebbe diventare un motore di sviluppo per l’Africa?
Sì. Prima dell’indipendenza l’Angola aveva livelli simili al Sudafrica, con industrie e produzioni agricole importanti. La guerra civile, durata oltre 25 anni, ha però paralizzato il Paese e concentrato lo sviluppo nelle mani di pochi. La diversificazione economica e il rafforzamento dell’agricoltura sono fondamentali: l’Angola avrebbe il potenziale per nutrire gran parte dell’Africa, ma questo settore è ancora sottovalutato.
Oggi l’Angola ha le condizioni per diventare uno dei grandi Paesi africani: è stabile, pacifica, con poche tensioni etniche e religiose e una forte presenza cristiana.
Cosa vi aspettate dal Papa?
Ci aspettiamo un messaggio simile a quello di Giovanni Paolo II durante la sua visita nel 1992: invitare l’Africa a essere se stessa, a custodire la propria dignità e identità, soprattutto nei valori umani e spirituali. La presenza del Papa rafforza la fede, orienta la Chiesa e sostiene il suo servizio alla società. Dal punto di vista civile, siamo in un momento delicato: a 50 anni dall’indipendenza si apre una nuova fase e il rischio è che l’attaccamento al potere generi tensioni.
È fondamentale costruire una società più inclusiva, partecipativa e democratica, soprattutto in vista delle elezioni del 2027, che dovranno essere libere e trasparenti.
C’è attesa ed entusiasmo tra la popolazione?
Sì, molto. Anche i cristiani di altre confessioni guardano con rispetto al Papa: è una figura che unisce. Il suo messaggio sarà di pace, riconciliazione, comunione ed ecumenismo, un contributo importante per la crescita della società e della Chiesa.

