Kebour (musulmana di Algeri), “un popolo attorno a Papa Leone, non avevo mai visto nulla del genere”

Algerina, musulmana, docente al Pisai e all'Urbaniana, Nadjia Kebour commenta da Algeri il viaggio del Papa: “Lo sguardo del Papa trasmetteva pace, serenità. E noi algerini, quando riconosciamo queste qualità in una persona, la accogliamo, la proteggiamo, la consideriamo uno di noi”.

(Foto Vatican Media/SIR)

Nadjia Kebour (Foto dal suo profilo Fb)

“Ho vissuto un’esperienza unica: vedere il Papa per la prima volta nella mia terra. Ho visto come gli algerini lo hanno accolto, con amore, con compassione e con gioia. Non avevo mai visto nulla del genere da quando sono nata. Ho percepito una gioia autentica nei volti delle persone, come a dire: Questo Papa vuole la pace, e noi vogliamo condividerla con lui”. Nadjia Kebour, algerina, musulmana, è docente di islamistica al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI) di Roma e di Dialogo Cristianesimo – Islam alla Pontificia Università Urbaniana. Si è laureata in filosofia ad Algeri e poi ha conseguito un dottorato all’Urbaniana sulla figura di Sant’Agostino. Ha voluto seguire il Papa sulla sua terra. Non poteva perdere questa occasione. “Ha portato speranza”, dice subito, “soprattutto considerando che il popolo algerino ha sofferto moltissimo negli anni passati: prima il colonialismo francese, poi il terrorismo in nome del radicalismo Islamico. Possiamo dire che si è aperta una porta, grazie a due protagonisti del dialogo: il Presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, che per primo ha invitato il Papa, e il Papa stesso, che ha accettato l’invito con grande disponibilità. C’è poi una figura che ci unisce tutti: Sant’Agostino”. Un’immagine ha colpito la docente ed è la folla che si è radunata dentro e fuori alla basilica di Notre-Dame d’Afrique.

“Nonostante la pioggia incessante per tutto il giorno, c’erano tantissime persone sotto le tende, esposte al freddo e al vento. Alcuni sono arrivati da lontano per vedere il Papa e ascoltarlo. Non so spiegare bene cosa fosse, ma si percepiva qualcosa di speciale: c’era, secondo me, uno spirito profetico”.

(Foto Vatican Media/SIR)

Un’altra immagine rimarrà impressa nell’album di questo viaggio ed è quella che ritrae il Papa e il rettore della moschea entrambi rivolti verso la Mecca.

Quell’immagine rappresenta l’incontro tra due grandi personalità spirituali. Se preghiamo lo stesso Dio, se ci rivolgiamo alla Verità che è Dio, allora necessariamente dobbiamo camminare insieme. Questo è il senso del dialogo: un cammino condiviso. Si procede insieme verso la stessa meta, verso la stessa Verità. È il Dio di tutti, un Dio che ama tutti, e noi tutti Lo amiamo. Quell’immagine è profondamente simbolica, perché incarna il dialogo.

Davanti a Dio inoltre siamo completamente disarmati. Quell’immagine dice quindi al mondo che senza dialogo non si può arrivare alla pace.

(Foto Vatican Media/SIR)

E poi abbiamo visto Papa Leone, agostiniano, in terra di Agostino. Cosa rappresenta Agostino per l’Algeria musulmana? E cosa significa questo “figlio di Agostino” che è Papa Leone?

Ho studiato Agostino in Algeria e ho approfondito la sua conoscenza durante il mio dottorato in Italia. In Algeria è conosciuto e viene studiato anche nelle università algerine. Ma con questa visita, il Papa ha risvegliato nei cuori degli algerini la curiosità di conoscere meglio questo suo “figlio”, che è stato uno dei Padri della Chiesa ma anche vescovo di Ippona, figura fondamentale, sia come filosofo sia come teologo, sia come mistico.

E quale messaggio può offrire oggi Agostino al Maghreb e a una regione così segnata dalla sofferenza?

Anche lui ha sofferto molto nel suo percorso prima di incontrare Dio, prima di arrivare alla verità. Il messaggio è proprio questo. Lo ha detto anche il Papa: il popolo algerino ha sofferto, ma ha saputo superare crisi, guerre e conflitti. È un popolo coraggioso. Agostino poi ha vissuto in mezzo a popoli diversi e ha saputo amare tutti, considerandoli tutti figli di Dio. Era convinto che nessuno si può salvare da solo. Per questo, secondo me, Agostino è ancora oggi un maestro universale. Può insegnare a tutti i popoli come amare il prossimo e come costruire con tutti legami di unità. Infine, ci sono tre parole fondamentali che caratterizzano il suo pensiero: giustizia, amore e felicità. Se riuscissimo davvero ad applicarle oggi, non ci sarebbero guerre.

(Foto Vatican Media/SIR)

Cosa si nasconde dietro a questa grande risonanza che il viaggio ha avuto anche tra la popolazione algerina?

Lo sguardo del Papa. Uno sguardo tenero. Come dicevo prima, il popolo algerino ha sofferto tantissimo, è passato anche attraverso la ferita del terrorismo, ma non ha mai perso la sua umanità. Lo sguardo del Papa trasmetteva pace, serenità. E noi algerini, quando riconosciamo queste qualità in una persona, la accogliamo, la proteggiamo, la consideriamo uno di noi. Queste sono le caratteristiche anche dei popoli che si affacciano nel Mediterraneo: apertura, accoglienza, umanità.

Altri articoli in Chiesa

Chiesa