La pace che il potere non tollera

"Non ho paura. Non sono un politico". Parole serene, in volo verso l'Africa, di fronte a chi pretende gratitudine dal Vicario di Cristo. Mentre Trump insulta su Truth Social, Leone XIV risponde con il Vangelo. La stessa calma di Paolo nelle carceri, la stessa fiducia con cui ogni cristiano impara, nel tempo, a non temere la forza dell'uomo

(Foto Vatican Media/SIR)

Il 12 aprile 2026, Donald Trump ha lanciato su Truth Social un attacco senza precedenti contro Papa Leone XIV: lo ha definito “debole e terribile in politica estera” e ha affermato che il Papa dovrebbe essergli grato per la propria elezione. Parole sprezzanti, che richiamano alla memoria quelle di Pilato convinto, davanti a Gesù, di avere il potere di condannarlo o liberarlo, e che ricevettero allora, come oggi, la stessa risposta silenziosa della verità. Leone XIV non ha alzato la voce. Non ha risposto con ira, non ha cercato lo scontro, non ha convocato conferenze stampa. In volo per l’Africa ha detto semplicemente: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Non sono un politico. Il mio messaggio è sempre lo stesso: la pace”. In queste parole c’è tutta la misura di un uomo che sa da chi ha ricevuto la propria missione. Una serenità che non nasce dall’indifferenza, ma dalla fede. Una compostezza che non è debolezza, ma forza radicata nel Vangelo. E cosa aveva fatto il Papa per meritare tale reazione? Aveva condannato le minacce militari verso l’Iran, definendo “inaccettabile” la prospettiva di una guerra devastante. Aveva chiesto rispetto per la dignità dei migranti deportati senza processo. Aveva gridato, durante una veglia di preghiera in Piazza San Pietro, “basta con la guerra, basta con l’idolatria del potere”. Non dichiarazioni politiche: parole del Vangelo.

La stessa voce che la Chiesa ha sempre levato, dai profeti di Israele fino a Giovanni Paolo II, da Leone XIII fino a Francesco. La risposta del mondo cattolico è stata immediata e compatta. I vescovi americani hanno ricordato che “il Papa non è un politico: è il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo”. “Il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace” hanno ricordato quelli italiani. Il cardinale vicario di Roma ha espresso “solidarietà e pieno sostegno” al Pontefice. Anche la politica italiana, trasversalmente, ha giudicato le parole di Trump “inaccettabili e fuori luogo”. Raramente si è visto un fronte così unanime nella difesa della libertà di parola del Papa. Non c’è cristiano adulto nella fede che possa sorprendersi. Gesù l’aveva detto: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18). Il profeta che dice la verità al potere è sempre scomodo. Da Giovanni il Battista decapitato a Oscar Romero ucciso sull’altare. Leone XIV non è minacciato fisicamente, ma la logica è la stessa: il potere non tollera chi parla in nome di un’autorità che lo supera. Quello che colpisce, in tutto questo, è proprio il volto del Papa in questi giorni. Nessuna alterazione, nessun rancore, nessuna replica aggressiva. Solo la calma di chi sa di essere custodito da una mano più grande. Quella pace interiore che traspare non è diplomazia: è la stessa serenità con cui Paolo cantava nelle carceri, con cui i martiri affrontavano il leone nell’arena, con cui ogni cristiano impara, nel tempo, a non temere “coloro che uccidono il corpo” (Mt 10,28).

Leone XIV porta degnamente il suo nome. Il primo Leone, detto il Grande, fermò Attila alle porte di Roma non con le armi, ma con la forza della parola. Leone XIII aprì la stagione della dottrina sociale. Leone XIV, con voce pacata e sguardo fermo, raccoglie questa eredità nel cuore del nostro tempo tormentato e ci ricorda che stare con lui, oggi, non è una scelta politica o di potere. È una scelta evangelica. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). Gesù aveva ragione. Ha ragione ancora oggi.

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