Ottavo di undici figli di una famiglia semplice e profondamente cristiana, il giovane Edward intraprese un cammino straordinario, destinato a trasformarlo in uno dei più attivi testimoni dell’attenzione cristiana verso i più fragili come i ragazzi abbandonati, ai quali offrì non solo un rifugio, ma una possibilità di rinascita.

Archivio di Boys Town
“Una figura molto vicina a quella di don Bosco”, fa notare al Sir la postulatrice Valentina Culurgioni, che evidenzia “il rispetto della dignità umana di ogni singolo giovane e bambino (si adoperò sia per l’educazione, sia per il miglioramento delle condizioni dei bambini/giovani che già lavoravano), votato all’educazione dei giovani in vista di una società di adulti migliori”.
Una figura di riferimento nella protezione e nell’educazione dei giovani più fragili dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta negli Stati Uniti nel 1912.
Qui si era trasferito il fratello Patrick, anche lui sacerdote, inviato a Omaha, nel Nebraska. Fu lui a convincere il fratello minore Edward e tutta la famiglia delle opportunità che avrebbero trovato in America. I genitori, insieme ai due figli più piccoli, raggiunsero il resto della famiglia qualche anno dopo.
Nel 1917, don Flanagan diede vita a un piccolo rifugio per ragazzi privi di sostegno familiare, che in breve tempo si trasformò in un modello innovativo per tutto il Paese. Animato dalla convinzione che “nessun ragazzo è irrecuperabile”, promosse un approccio educativo nuovo e rispettoso della dignità dei minori. “Le Boys Town – spiega la postulatrice – funzionavano con un sistema organizzativo che permetteva a bambini di diverse etnie, culture e fedi religiose di vivere e crescere insieme, nel rispetto di ciascuno. Un vero e proprio esempio di inclusività”.
A Boys Town don Flanagan fece edificare una chiesa cattolica, una chiesa protestante e una sinagoga, e questo “per permettere a tutti -aggiunge – di professare liberamente la propria fede. Un’iniziativa pionieristica di dialogo per l’epoca”. Iniziò con due ragazzini di Omaha e tre ragazzi affidatigli dal tribunale dei minori. “Non è compito della società – scriveva il sacerdote nelle sue riflessioni – rimproverare e condannare questi ragazzi, che, in ultima analisi, sono in gran parte il risultato della sua negligenza”, scriverà don Flanagan. Dobbiamo studiarli, capire perché sono diventati i cosiddetti ‘ragazzi cattivi’ e porre rimedio alle cause della delinquenza”.

Archivio di Boys Town
Nel giro di pochi mesi l’opera del Venerabile passò da 5 a 50 ragazzi. L’arcivescovo di Omaha, Jeremiah James Harty, garantì al progetto il suo pieno sostegno. Divenuta troppo piccola la prima casa, don Flanagan acquistò Overlook Farm, una fattoria di circa 60 ettari a ovest della città. La Boys Home vi si trasferì nel 1921. Dal 1930 la struttura prese il nome di Boys Town, con 280 ragazzi e un progetto edilizio di nuovi edifici, per il quale partì un’ingente raccolta fondi. Basato sull’autogestione, le Boys Town permettono ai ragazzi di sviluppare senso civico, fiducia personale e responsabilità. Al centro, la dimensione religiosa, come elemento unificante, dove ognuno ha la possibilità di praticare la propria fede. Don Flanagan non si risparmiò. Il suo lavoro per la raccolta fondi, sostenuto con costanza e sacrificio finì per minare la sua salute. “Il suo impegno nei confronti dei ragazzi – dice la postulatrice – rappresenta un limpido esempio di sacerdote a servizio dei giovani. Un sacerdote coraggioso che ha amato autenticamente i bambini e i giovani e che ha dato per loro la vita con l’amore di Gesù. Penso che la sua vita e il suo operato in questo senso siano più eloquenti di tante parole”. Coinvolto in programmi per l’infanzia in Giappone, Corea e Austria, viaggiò a lungo fino al 1948, quando morì improvvisamente a Berlino. Oltre 30.000 persone gli resero omaggio. “Non ho mai visto né percepito un tributo più sincero al dolore e alla devozione per lo spirito di un uomo mortale”, disse un testimone nella causa di beatificazione. Sulla sua tomba la scritta: “Lover of Christ and man”, “Amante di Cristo e dell’uomo”.

