Nel silenzio del Sabato la memoria dell’amore di Dio

Nel silenzio che segue la crocifissione si compie il dono totale di Gesù, che affida la sua vita al Padre senza condannare nessuno. Il Sabato Santo diventa così tempo di memoria e di attesa, occasione per riscoprire l’amore che passa attraverso il dolore e imparare a testimoniare speranza anche quando tutto sembra parlare di morte

(Foto Calvarese/SIR)

Gesù, ormai tradito, rinnegato, percosso, abbandonato, spogliato di tutto, senza aprire la sua bocca, come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori (Cfr. Is 53,7), vive l’ultimo atto della sua esistenza: la consegna della sua vita terrena al Padre.

I discepoli si disperdono. Gesù è lasciato solo nelle mani dei carnefici. Cala il silenzio. Egli non cerca un sostegno, è solo, si lascia condurre fino alla crocifissione, per realizzare il progetto affidatogli dal Padre, a cui chiede di perdonare coloro che lo mettevano in croce.

Gesù muore senza condannare nessuno, vive nel silenzio profondo, consapevole che tutto è compiuto (Cfr. Gv 19, 30), dando testimonianza dell’amore senza fine (Cfr. Gv 13,1). Egli non si è rivelato Figlio di Dio nella potenza, nell’ostentazione o nella difesa dell’immagine di sé o nel chiasso per la ricerca di consensi. Egli, durante la sua vita terrena, ha solo dimostrato come si ama gratuitamente, accettando l’estrema umiliazione fino alla morte di croce, rivelando con la vita l’infinito amore del Padre per l’umanità.

Il silenzio di Gesù è l’espressione più alta dell’amore sofferto e donato senza condizioni. Solo la consapevolezza che Gesù è morto per ciascuno di noi per amore, può cambiare la nostra esistenza.

È significativo che San Francesco di Assisi, scegliendo di vivere in tutto come Cristo povero e crocifisso non solo nell’agire quotidiano, ma conformandosi a lui nelle afflizioni e dolori della passione e nell’amore,  abbia rivolto all’Altissimo questa richiesta: «O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione; la seconda si è ch’io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori» (Fonti Francescane 1919).

L’amore e il dolore si coniugano costantemente, perché l’amore richiede la scelta di non possedere nulla, per donarsi sempre senza condizioni, e il dolore richiede il farsi carico, per amore, delle sofferenze, piccole o grandi, dell’umanità, per diffondere la certezza che Dio non abbandona mai nessuna creatura.

Il silenzio del sabato santo ci aiuta a rientrare nel profondo di noi stessi, per far memoria dell’amore fedele di Gesù donato a ciascuno di noi fino alla morte di croce. Davanti a Cristo povero e crocifisso si possono rivisitare gli accadimenti e i momenti in cui il Signore ci ha sostenuto, ci ha preso per mano per rialzarci e per indicarci le vie di bene da percorre, donando e ricevendo amore.

Come noi oggi cristiani viviamo il tempo, imitando Gesù anche nel silenzio?

In che modo ci accompagna la certezza che nei momenti di silenzio, dove non si scorge nessuna possibilità di vita, il Signore prepara una via della salvezza?

Come diveniamo segni di speranza dove tutto parla di morte e in che modo testimoniamo con la fede che il Signore è veramente presente in mezzo a noi?

Il silenzio del sabato santo ci aiuta a “tenere fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Cfr. Eb 12,2), a scoprirci abitati da Dio, a consacrare lo spazio che intercorre tra il sé e l’altro, perché ogni luogo e tempo è animato dallo Spirito del Signore.

L’amore raggiunge talvolta l’acme quando la persona comunica con il silenzio, perché esprime l’attesa e l’accoglienza dell’altro con i suoi tempi, mentre riconosce le proprie infedeltà e decide di camminare sulla strada evangelica.

Per assumere questo stile di vita, è necessario coltivare il silenzio con la preghiera, con la relazione costante con il Signore. Allora l’attesa della Risurrezione di Cristo può prendere forma a livello personale, interpersonale e comunitario.

Il sabato santo non è un giorno di morte, ma il tempo opportuno per venire in contatto con l’amore di Dio riversato nei nostri cuori (Cfr. Rm 5,5), l’unica possibilità reale per vivere nella gioia diffondendo la speranza.

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