Molto basso. Così definisce il rischio che l’epidemia di meningite batterica che sta avendo luogo in Gran Bretagna possa estendersi ai Paesi del Vecchio continente il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Nel frattempo il numero dei casi Oltremanica è salito da 20 a 27 nell’ultima settimana. Un focolaio dichiarato “senza precedenti” dalle autorità sanitarie inglesi che si è diffuso fra i giovani di alcune università e scuole del Kent. Il bilancio delle morti resta invece fermo a due, uno studente di 21 anni e una studentessa di 18. La possibile occasione di esposizione è stata identificata in una discoteca a Canterbury tra il 5 e il 7 marzo. Le infezioni sono dovute al batterio Neisseria meningitidis e “sebbene – precisa ancora l’Ecdc – possano verificarsi alcuni casi secondari tra i contatti stretti dei casi accertati, la malattia non si diffonde nella comunità come, ad esempio, un virus respiratorio”.
Anche per Massimo Ciccozzi, responsabile di Statistica medica e epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, in Italia non va sollevata la soglia di allarme. “Si tratta di un focolaio localizzato nel Regno Unito – spiega –, ma dobbiamo interpretarlo come una tipica malattia legata agli spostamenti globali. Questo ci impone di evolvere il nostro modo di pensare, passando da una visione limitata al nostro territorio a un approccio di sanità universale. Oggi dobbiamo ragionare in termini di sanità globale e non più solo nazionale, perché un virus o un batterio possono viaggiare in aereo e raggiungere chiunque in poche ore, considerando che un periodo di incubazione di una settimana permette a una persona di contrarre l’infezione e trasmetterla al vicino di posto semplicemente parlando, attraverso le micro-goccioline di saliva”.
È fondamentale restare informati dunque in modo rigoroso e accurato, evitando allarmismi ingiustificati o ricostruzioni fantasiose, specialmente considerando che i casi di meningite sono già presenti nella realtà quotidiana. “Sebbene non ci si debba far prendere dal panico – precisa –, la sanità va vista come un ombrello che copre tutto, accorciando le distanze tra noi e le malattie”.
La pandemia scoppiata sei anni fa ha lasciato un’eredità contrastante secondo l’epidemiologo, fra i ricercatori italiani più citati nei lavori scientifici al mondo. “Da un lato – dice – la malattia di Civid-19 ha reso le persone più attente, dall’altro ha alimentato paure e disinformazione, portando molti a temere ingiustificatamente patologie come la meningite, che è sempre esistita”.
Come ricorda l’esperto, la meningite batterica presenta sintomi chiari come febbre, rigidità nucale e fotofobia. La malattia è prevenibile grazie a vaccini specifici per i vari ceppi batterici che sono peraltro obbligatori per la fascia di popolazione in età scolare.
Ma un problema evidente nella società, la pandemia di Sars-Cov2 l’ha lasciato ancora insoluto: le vaccinazioni sono calate. Ciò è testimoniato dalla diffusione del morbillo che funge per gli esperti da cartina di tornasole. Secondo i dati di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, l’Italia continua a registrare una circolazione sostenuta del morbillo. Dopo l’elevato numero di contagi rilevato nel 2024 (1.055 casi) e nel 2025 (532 casi), i numeri del primo mese del 2026 confermano un nuovo trend in ascesa con 84 segnalazioni a gennaio. I principali focolai si sviluppano in ambito domestico e all’interno delle strutture sanitarie.
“Essendo il virus del morbillo – spiega Ciccozzi – fra i più contagiosi in natura, la sua presenza indica che si è smesso di proteggersi anche per altre malattie infettive” a cui il vaccino è abbinato. Spesso sono i giovani adulti e i genitori a trasmettere il virus in casa, poiché mentre i bambini sopra i cinque anni sono protetti dall’obbligo scolastico, le fasce d’età inferiori (0-4) restano scoperte e infettano i grandi non vaccinati.
Ai vaccini va data dunque la giusta considerazione. “Vanno approcciati con razionalità”, raccomanda il professore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Non richiesti indiscriminatamente per tutto. Ad esempio, non ha senso vaccinarsi in Italia per malattie endemiche in altri continenti, come la Dengue o lo Zika, a meno di non dover viaggiare, mentre restano fondamentali presidi come l’antitetanica, necessaria anche solo per chi fa giardinaggio sul terrazzo. Dopo l’acqua potabile – commenta –, i vaccini sono lo strumento che ha salvato più vite umane e il nostro Servizio sanitario nazionale, nonostante le critiche, resta un’eccellenza mondiale superiore a modelli come quello inglese o americano per la sua capacità di offrire assistenza gratuita e universale a chiunque si trovi sul territorio nazionale”.

