Quinta regia per Rocco Papaleo. A sedici anni dal suo esordio con “Basilicata Coast to Coast” (2010), il popolare attore lucano torna a raccontare la sua terra con una commedia sociale dalle striature drammatiche: “Il Bene Comune”. Si gioca come una storia di riscatto, un’opera sulle seconde occasioni grazie a incontri che salvano; nel film c’è anche un poetico sguardo sulla natura, un viaggio nel Parco del Pollino. Nel cast le trascinanti Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi e Teresa Saponangelo. In uscita anche “Notte prima degli esami 3.0”, un omaggio alla commedia cult firmata da Fausto Brizzi a vent’anni dal debutto. Il film racconta la Generazione Z alle prese con la maturità: nuovi giovani, tempi e sfide diversi, ma stesse emozioni e insicurezze davanti all’esame che sancisce di fatto la fine dell’adolescenza. La regia è dell’esordiente Tommaso Renzoni, nel cast Sabrina Ferilli e Tommaso Cassissa.
“Il Bene Comune” (Cinema, 12 marzo)
Un omaggio al teatro-canzone. È questo il tracciato su cui si muove la quinta, riuscita, regia di Rocco Papaleo, “Il Bene Comune”. L’attore, che si divide tra cinema, Tv e teatro, torna dietro la macchina da presa con una storia che fa base sempre nella sua amata terra, la Basilicata, il racconto di un’umanità in affanno accesa comunque dal sorriso, dal desiderio di rimettersi in partita con la vita. Protagoniste un gruppo di donne condannate a scontare una pena in una cooperativa sociale; donne in stallo in cerca di una seconda occasione. Il copione è firmato dallo stesso Papaleo insieme a Valter Lupo, interpreti Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo e Vanessa Scalera. Il film è targato Picomedia, Less is more, PiperFilm e Netflix.

La storia. Basilicata oggi. Biagio è un ex militare che si è reinventato guida turistica nel Parco nazionale del Pollino. Viene contattato da una cooperativa che si occupa del cammino di recupero di un gruppo di detenute. La loro insegnante di teatro, Raffaella, vorrebbe organizzare un’escursione nel Parco per andare ad ammirare il Pino Loricato, un albero secolare simbolo di resilienza…
Un’opera dal passo musicale, debitrice dell’approccio al teatro-canzone caro a Papaleo. “Il Bene Comune” mette a tema il viaggio, non solo fisico-esplorativo nella natura, tra le bellezze del Pollino, ma anche dell’anima; l’opera infatti affronta il percorso di riscatto, il superamento di irrisolti e cicatrici interiori, non solo delle detenute, ma anche delle loro guide, dalla teatrante “spiantata” Raffaella all’integerrimo Biagio, emblema tutti di un’umanità ferita in cerca di ascolto e nuove possibilità. Papaleo compone un affresco umano gentile e delicato, che corre agile su note ironiche e brillanti, sfiorando però temi e storie marcate da densità. Un’umanità che si rigenera a contatto con la natura ma soprattutto tra pari, mettendo in condivisione sofferenze e speranze. Una commedia lieve e leggera, mai segnata però da superficialità. Un film riuscito per stile e racconto, valorizzato da un ottimo cast. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.
“Notte prima degli esami. 3.0” (Cinema, 19 marzo)
Un successo tra critica e botteghino. Nel 2006 “Notte prima degli esami” ha raccolto consensi da più fronti, raggiungendo la soglia dei 16 milioni di incasso e una pioggia di candidature ai David di Donatello, facendo vincere a Fausto Brizzi il David come miglior regista esordiente. A distanza di vent’anni – dopo un secondo film, “Notte prima degli esami. Oggi” (2007), e una miniserie Rai nel 2011 – torna un nuovo titolo: “Notte prima degli esami. 3.0”, ne firma il soggetto Fausto Brizzi e alla regia l’esordiente Tommaso Renzoni (anche cosceneggiatore). La produzione è la stessa, Italian International Film della famiglia Lucisano e Rai Cinema. Protagonisti Sabrina Ferilli, Tommaso Cassissa, Gian Marco Tognazzi, Sebastiano Somma, Alice Lupparelli, Margherita Carducci – Ditonellapiaga e Antonello Venditti.

La storia. Roma, oggi. Ultimo giorno di liceo per Giulio e i suoi amici, a pochi giorni dalla maturità. Il giovane sfida la temibile prof.ssa Castelli, detta “la belva”, che però si ritroverà come membro interno di commissione all’esame. Alla fine, i due raggiungono un accordo: Giulio accetta di farsi aiutare dalla Castelli nel ripasso delle materie, ma non fidandosi del tutto ordisce un piano con ai suoi amici per “addolcire la belva”, farle ritrovare un vecchio amore dei tempi del liceo…
La struttura del racconto recupera le indovinate dinamiche del primo film, prendendosi però delle libertà nello svolgimento. E se la prof. Castelli è meno “feroce” del predecessore – il compianto Giorgio Faletti – perché la Ferilli è brava nel portare note malinconiche al personaggio, anche i ragazzi si trovano a fronteggiare differenti tempeste emotive: cambiamento climatico e paura del futuro, ma soprattutto incertezza dei legami. Qui però il film gioca di furbizia e inciampa nell’eccesso da politicamente corretto, con soluzioni forzate che lo fanno sbandare: gratuito e insistito il mix di identità, fluidità, poliamore, asessualità, ecc. Nell’insieme l’operazione è simpatica ma anche ruffiana: vuole fotografare la generazione Z raccontandone sogni e paure, ma lo fa percorrendo un sentiero fin troppo semplice, prevedibile. A risultare più credibili e riusciti sono i profili degli adulti, dalla prof.ssa Castelli-Ferilli, al padre vedovo esperto di musica anni ’80 interpretato da Tognazzi oppure la favolosa nonna preoccupata di essere al passo con i tempi, cui dà volto l’ottima Teresa Piergentili. Film complesso, brillante.

