Leone XIV a Rebibbia. Don Refalo: “Qui siamo vicini a migranti, carcerati e senzatetto”

La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo si prepara ad accogliere Papa Leone il 15 marzo. Comunità giovane e multiculturale, con forte presenza di migranti, promuove scuola di italiano per stranieri, servizi per persone senza dimora e progetti di sostegno ai detenuti del vicino carcere di Rebibbia

(Foto Calvarese/SIR)

(Foto Calvarese/SIR)

“La visita del Santo Padre rappresenta non solo un momento di grazia e di benedizione, ma anche l’inizio di una nuova fase del cammino pastorale”. Ne è convinto don Francis Refalo, 66 anni, maltese di nascita ma ormai romano d’adozione, vista la sua presenza in diocesi da 36 anni. Dopo aver studiato nella Capitale, “don Franz”, come lo chiamano tutti, è stato per 13 anni parroco a San Domenico Savio ed ora è da 13 anni alla guida della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, 14mila abitanti, con una forte presenza di migranti. Per arrivare fin qui, una volta scesi dalla metro, si passa per il parco Kolbe, che esattamente 40 anni fa, in occasione del cinquantesimo di fondazione della parrocchia, è stato il luogo della messa di Giovanni Paolo II, durante la sua visita pastorale. Ora ci hanno costruito un campo sportivo, e così il secondo Pontefice che visiterà questa comunità parrocchiale della periferia Nord di Roma, il 15 marzo, sarà accolto nel cortile dell’oratorio, dove Papa Leone incontrerà i bambini, i ragazzi e i giovani con le loro famiglie. Subito dopo, nella sala parrocchiale, è in programma l’incontro con gli anziani, i malati, alcuni migranti e persone senza fissa dimora. Dopo la messa, il Santo Padre incontrerà il Consiglio pastorale e i sacerdoti che abitano nella parrocchia, che per circa 25 anni è stata gestita dai padri francescani conventuali: lo stendardo di padre Kolbe, che ora campeggia in uno dei corridoi che costeggiano i locali parrocchiali, è un regalo di Giovanni Paolo II.

Migranti e senzatetto. “C’è una comunità effervescente: tutti si offrono, chi vuole dipingere le inferriate, chi vuole pulire il pavimento, chi vuole sistemare al meglio i locali… Ci rinnoviamo con la scusa della visita”, scherza il parroco descrivendoci l’atmosfera febbrile di questi giorni. Oltre ai momenti di preghiera e di adorazione eucaristica, la comunità si sta preparando ad accogliere l’illustre ospite anche con iniziative speciali, come un libretto preparato per i bambini del catechismo con una catechesi sulla figura di San Pietro e del Papa. “La nostra è una parrocchia tendenzialmente giovane”, la fotografia di don Franz. “Tendenzialmente le famiglie migranti hanno un numero di bambini più alto delle famiglie italiane e il bello è che frequentano la parrocchia. Abbiamo anche un numero considerevole di asiatici: anche se sono musulmani, alcuni dei loro figli vengono a giocare al calcio all’oratorio con tranquillità con i nostri ragazzi, sono molto inseriti, si sentono accolti”. Uno dei fiori all’occhiello del Sacro Cuore è la scuola gratuita di italiano per stranieri, che esiste da 20 anni ed è frequentata da un centinaio di studenti all’anno: “Li aiutiamo e li accompagniamo nelle diverse situazioni, come il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo o l’acquisizione della cittadinanza italiana”. Ad oggi circa 2.500 persone hanno usufruito di questo servizio. Una realtà che don Franz definisce “molto sommersa, ma molto reale” è quella delle persone senza fissa dimora, alle quali due volte al mese i volontari offrono gratuitamente il servizio docce, con la colazione e il cambio dei vestiti. Ogni mese vi accedono circa 90 persone provenienti da Europa, Africa, America Latina e dall’ Italia. Circa 32mila le persone assistite, in 26 anni di attività.

Monolocali per detenuti. “C’è un’attenzione a tutte le persone che vivono in situazioni di marginalità”, sintetizza il parroco. Come i detenuti del vicino carcere di Rebibbia, dove sono recluse 2.500 persone, affiancate da uno “staff” di altre 900. Per loro è in programma la realizzazione di piccoli moduli abitativi destinati all’ accoglienza temporanea di detenuti in permesso premio, privi di un adeguato supporto abitativo. Tra i progetti prioritari della parrocchia rientra anche la realizzazione di un Centro di Ascolto in relazione con il mondo carcerario: “L’anno scorso, durante la Quaresima, abbiamo regalato una colomba ad ogni detenuto. Quest’anno, in Avvento, abbiamo aiutato l’Istituto penale minorile di Casal Del Marmo, dove i ragazzi producono la pasta, grazie ad un’idea di Papa Francesco. Noi abbiamo acquistato la loro pasta, e la gente la acquistava per regalarla a sua volta alle famiglie bisognose della nostra parrocchia”.

Colmare il disagio abitativo. “Nel territorio parrocchiale si registra una progressiva difficoltà, soprattutto per le famiglie economicamente fragili e per numerosi lavoratori migranti, ad accedere ad abitazioni dignitose a costi sostenibili”, spiega don Franz: “Purtroppo esiste anche l’abuso, con la richiesta di affitti esosi o in nero. È difficile anche l’inserimento del lavoro, ma la parrocchia li aiuta con il passaparola, specialmente per i badanti, perché abbiamo anche un alto numero di anziani che con la Caritas sosteniamo regolarmente con i pacchi viveri, ma anche cercando di andare incontro a situazioni di difficoltà, ad esempio pagando le utenze o prendendo accordi per visite mediche. I mezzi sono limitati, ma grazie a Dio riusciamo a far fronte quasi a tutte le situazioni”.

Adolescenti e giovani. Al Sacro Cuore la catechesi dell’iniziazione cristiana coinvolge circa 120 ragazzi, di cui un terzo di origine straniera. “È da due anni che abbiamo ricominciato il Grest”, dice don Franz: ”siamo partiti con una cinquantina di ragazzi e l’anno scorso siamo arrivati a 70”. “Con tanta fatica siamo riusciti a mettere su il primo gruppo di adolescenti”, racconta ancora il parroco: “Non sono tanti, ma sono fedelissimi e svolgono servizi belli. Da sei mesi, per esempio, abbiamo due ragazzi che non saltano una domenica: vanno a prendere due anziani con la carrozzina e vengono a messa, poi li riportano a casa”. Piccoli grandi gesti, ma contagiosi. Sicuramente non mancheranno, all’appuntamento con il Papa.

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