Verifica dell’età online, la California tenta una svolta per proteggere davvero i minori nelle piattaforme digitali

La California tenta una nuova strada per la tutela dei minori online con il disegno di legge AB 1043. Il Digital Age Assurance Act introduce un sistema standardizzato di verifica dell’età per app e servizi digitali. L’obiettivo è spostare la responsabilità su sistemi operativi e app store, riducendo la raccolta di dati e rafforzando la protezione dei più piccoli

(Foto AFP/SIR)

Taylor Caldwell, prolifica scrittrice americana, disse che: “Se non può essere fatto in California, non può essere fatto da nessuna parte”. Ed in effetti, almeno sul piano delle tecnologie emergenti, il vaticinio della metà del secolo scorso è piuttosto azzeccato. Nell’assolato stato americano i miraggi spesso sono realtà concrete: la California, infatti, è la Silicon Valley di Apple, Amazon, Google, Meta ma anche un ecosistema che unisce università (Stanford, UC Berkeley, UCLA, Caltech, UC San Diego, UCSF) a grandi laboratori pubblici, venture capital, manifattura avanzata e regolazione sperimentale.

Quest’ultimo profilo è particolarmente interessante perché suscita una certa speranza il disegno di legge californiano AB 1043, che introduce una nuova disciplina sulla verifica dell’età online per applicazioni e servizi digitali, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei minori nell’uso di app e piattaforme. Si inserisce nel solco delle normative già esistenti in California, come il California Age-Appropriate Design Code Act, che impone alle imprese di considerare i rischi specifici per i minori nella progettazione dei servizi digitali. L’AB 1043, però, fa un passo ulteriore: punta a creare un sistema standardizzato di “segnali di età” trasmessi dal sistema operativo o dallo store delle app agli sviluppatori.

Il cuore del provvedimento è il cosiddetto Digital Age Assurance Act, che diventerebbe operativo dal 1° gennaio 2027. La norma prevede che i fornitori di sistemi operativi, al momento della configurazione dell’account su un dispositivo, debbano offrire un’interfaccia accessibile in cui il titolare dell’account — cioè un adulto oppure il genitore o tutore legale di un minore — indichi la data di nascita, l’età o entrambe dell’utente principale del dispositivo. Da questi dati non dovrebbe derivare una comunicazione dettagliata dell’età esatta, ma solo un’informazione non identificativa che collochi l’utente in una fascia di età.

La legge insiste sul principio di minimizzazione dei dati: il sistema operativo e gli app store dovrebbero condividere soltanto la quantità minima di informazioni necessaria per rispettare la legge e non potrebbero riutilizzare tali dati per finalità diverse. La legge disciplina anche il passaggio dai dispositivi e dalle app già esistenti. Nel complesso, l’AB 1043 mira a spostare la verifica dell’età da pratiche frammentate e spesso invasive verso un modello più centralizzato, standardizzato e teoricamente più rispettoso della privacy, rafforzando al contempo la responsabilità di sistemi operativi, app store e sviluppatori nella protezione dei minori online.

Questa è, nel momento in cui tutto diventasse operativo non solo in California ma su scala globale, una buona notizia perché solo ibridando consapevolezza delle persone e sistemi che by design custodiscono la dignità e la fragilità umana possiamo pensare, al di là delle narrazioni sciape, che vi sia un’alleanza reale tra umano e macchina.

Concludiamo ancora con Taylor Caldwell, che scrisse molto anche di fede e religione. Per la scrittrice l’incarnazione, il vero messaggio di Natale, è che “noi tutti non siamo mai soli”. Da domani, speriamo, neppure online, soprattutto i più piccoli.