Ucraina: quattro anni di morti e distruzioni

A quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto ha cambiato volto: dai carri armati agli sciami di droni, la tecnologia bellica si è evoluta mentre cresce il bilancio di morti, feriti e distruzione. In un conflitto che continua a straziare un popolo, l’industria delle armi corre veloce, mentre la domanda sul senso di tanto sacrificio resta drammaticamente aperta

(Foto Biagioni/SIR)

Se primi furono i carrarmati, in lunghe file, a calcare i suoli ucraini, oggi sono i droni a fare parte del lavoro sporco. Anche nello scorso fine settimana, con una prassi consolidata, la Russia ha attaccato con sciami interi lanciati su Kiev ma anche sulle regioni di Zhytomyr, Chernihiv, Odessa, Sumy, Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia. Avvicinandosi al quarto anniversario – se dagli incontri previsti in Svizzera non nasce una tregua -, la guerra della Russia contro l’Ucraina si è evoluta anche rispetto alle armi in uso. La prima immagine della cosiddetta “operazione speciale”, lanciata dal presidente russo Putin il 24 febbraio 2022, resterà fissata sui libri di storia nei chilometri di mezzi lenti, concausa del fallimento di un’azione che si era prevista rapida e che invece continua da oltre 1.460 giorni, impantanatasi anche per l’imprevista e decisa risposta del popolo ucraino che continua nella lotta di resistenza all’invasore, sostenuto da molte potenze, Europa in primis.

Ma non c’è lotta che non produca vittime, dall’una come dall’altra parte. I numeri restano imprecisati, orgogliosamente celati da entrambe le parti, ma secondo il Csis (Center for Strategic and international studies) la stima complessiva tra morti e feriti di entrambi i contendenti sfiora i due milioni di persone. La Russia arriverebbe a un milione e 250 mila tra morti, feriti e dispersi; l’Ucraina supererebbe i seicentomila. Secondo la l’intelligence la Russia starebbe perdendo oltre mille soldati al giorno (tra morti e feriti) a fronte di un guadagno di suolo compreso tra i 20 e i 70 metri al giorno. Da parte sua l’Ucraina ha riconosciuto ufficialmente 55mila soldati caduti e un numero elevato di dispersi. Cifre di fronte alle quali viene naturale chiedersi cosa possa giustificare un tale scempio di vite.

La Russia, dopo quattro anni di guerra, controlla circa il 20% del territorio ucraino, inclusa Crimea e Donbass. Nel 2025, l’anno più sanguinoso del conflitto, la stessa ha guadagnato tra i 4 ei 5mila kmq, pari all’1% del territorio ucraino; resta invece trascurabile l’avanzata ucraina sul suolo russo, del resto questa è guerra di difesa per la nazione attaccata.

Chi ci perde, e tutto dato che la posta in gioco è la vita stessa, è la gente comune, le famiglie, i civili. Da che è cominciata la guerra l’Ucraina ha registrato quasi sette milioni di rifugiati, di cui oltre tre milioni e mezzo interni. Ad oggi oltre dodici milioni e mezzo di persone dipendono dall’assistenza esterna degli aiuti umanitari. Quattro milioni di bambini ucraini hanno interrotto il loro percorso scolastico. Il sistema sanitario è gravemente compresso e anche quello energetico è costantemente sotto attacco russo, che conta sull’alleato di sempre: il generale inverno. Oltre ai lutti, al sangue versato, ci sono una nazione e un popolo che sono stati e continuano ad essere straziati e c’è un rancore che chi sa come potrà placarsi.

In tutto ciò l’industria bellica galoppa, anzi vola, dato l’uso massiccio di droni, i cui effetti riempiono le cronache per gli effetti nefasti: colpiscono e sventrano condomini, dove i civili vivono, per lo più donne, bambini e anziani dato che gli uomini sono al fronte. Ve ne sono di vario tipo e varia potenza distruttiva: dai più grandi ai più piccoli, dai ricognitori, a quelli che portano bombe e missili, fino ai kamikaze; da ultimo si è letto di bio-droni, uccelli da ricognizione adeguatamente accessoriati. Così, mentre i lutti aumentano, la tecnologia fa passi da gigante sposandosi a quell’industria del male che sforna e armamenti.

 

Altri articoli in Mondo

Mondo