“La Quaresima è sempre un tempo di carità, ma quest’anno per la nostra Chiesa assume un significato ancora più concreto e urgente”. A dirlo è mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, che spiega la scelta di destinare la raccolta della Quaresima di carità alle persone colpite dalla frana, a Niscemi, nel territorio della diocesi di Piazza Armerina.
“Abbiamo sentito la necessità di guardare alle sofferenze di questi nostri fratelli – spiega –. Le istituzioni si sono già mosse, stanziando risorse importanti per la ricostruzione. Ma accanto a questo c’è una carità più immediata, alla quale siamo chiamati come Chiesa”.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)
D’intesa con il direttore della Caritas diocesana e in dialogo con il vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, l’arcidiocesi di Catania ha deciso di sostenere i primi interventi di emergenza: “La Caritas sta progettando azioni che vanno incontro soprattutto agli anziani e alle famiglie che hanno perso tutto, in particolare i beni materiali delle loro case. È una risposta concreta, fatta di prossimità”.
Un legame, quello tra Catania e Niscemi, che va oltre l’emergenza: “Molte persone di Niscemi vivono o lavorano a Catania. Le nostre città non sono lontane, e questa raccolta quaresimale la viviamo davvero come un gesto di fraternità tra comunità sorelle”.
L’arcivescovo ricorda, inoltre, che “fin dall’inizio abbiamo pregato per quella comunità, anche durante il pellegrinaggio penitenziale nei luoghi agatini. La presenza non è solo fisica: è sentirsi parte della stessa sofferenza e camminare insieme nella solidarietà”.
Nel suo messaggio per l’inizio della Quaresima, mons. Renna insiste su un altro tema centrale: la pace. “Ho voluto sottolineare l’aspetto dell’amore disarmato e disarmante – afferma – che si traduce in parole e in gesti. Ritorno all’invito di Papa Leone a essere ‘Case della pace’. La frase con cui comincia il mio messaggio è un’espressione che riprendo da Papa Francesco: l’amore disarmato e disarmante di Gesù risuscita il cuore del discepolo”.
Un amore che non resta astratto, ma si traduce in uno stile di vita: “Parte dal cuore e si esprime in un linguaggio non violento, capace di cercare il dialogo invece del conflitto. È uno stile che deve entrare nelle relazioni familiari, in quelle ecclesiali e anche nel tessuto sociale, dove oggi il livello di conflittualità è sempre più alto e invece è da abbassare”.
L’arcivescovo non nasconde la preoccupazione per i più giovani: “Anche fenomeni come le baby gang sono, in fondo, il frutto di una mentalità violenta che nasce nel mondo degli adulti. Per questo c’è bisogno di educare a una pace disarmata e disarmante”. A ispirare questo cammino è il mistero del Cristo crocifisso: “Le mani inchiodate ma tese al dialogo, i silenzi davanti alla violenza, le parole di perdono che contempliamo nei racconti della passione. È da qui che nasce un comportamento autenticamente cristiano, non violento e dialogico”.

