San Francesco: “la Preghiera semplice, tra devozione popolare e storia”

La “preghiera semplice”, attribuita a San Francesco d'Assisi, fu resa nota e pubblicata nel 1912  dalla rivista francese La Clochette. Diffusasi rapidamente in Europa e poi nel mondo, fu adottata in varie versioni anche musicali diventando una preghiera universale di pace.

È un’invocazione molto conosciuta, citata e diffusa: la “preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi.

“O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace” è l’incipit di questa invocazione, che vide la luce solo nel dicembre del 1912 – e non nel Medioevo – quando fu pubblicata dal periodico devozionale francese “La Clochette”, grazie all’iniziativa del direttore, Esthet Auguste Bouquerel, che decise di proporla in forma anonima. Un testo breve, lineare, costruito come un programma di vita cristiana, che in pochi mesi iniziò a circolare ben oltre i confini della piccola rivista. La preghiera fu ripresa poi da “L’Osservatore Romano” – forse su impulso di papa Benedetto XV, informato sul testo dal card. Pietro Gasparri, allora Segretario di Stato della Santa Sede – e da altre testate cattoliche trovando immediatamente terreno favorevole nel Vecchio Continente, in quegli anni, attraversato da tensioni e conflitti. La diffusione aumentò ulteriormente quando il frate francescano cappuccino Étienne da Parigi decise di stamparlo sul retro di un’immagine del Poverello di Assisi, sostenendo che quelle parole “riassumevano meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero figlio di san Francesco”. Da quel momento l’attribuzione al Santo d’Assisi si consolidò, favorita dalla perfetta sintonia tra il contenuto del testo e la spiritualità francescana: la scelta della mitezza, la ricerca della pace, la centralità del perdono. La spiritualità della preghiera, semplice e profonda, non rimase confinata al mondo cattolico. Negli anni successivi venne infatti adottata anche da altre confessioni religiose. Durante la Seconda guerra mondiale fu distribuita ai soldati americani come messaggio di speranza e, nel 1946, fu perfino letta al Senato degli Stati Uniti. La sua forza universale, capace di parlare al cuore di credenti e non credenti, la rese un riferimento morale nei momenti di crisi e ricostruzione.

Madre Teresa di Calcutta la citò nel discorso per il Nobel per la pace del 1979, definendola una preghiera che “non finisce mai di sorprendermi”. Nello stesso anno Margaret Thatcher la richiamò nel giorno del suo insediamento a primo ministro inglese, il 4 maggio. Nel 1995 Bill Clinton la utilizzò per accogliere Giovanni Paolo II a New York, durante la visita all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E lo stesso Papa polacco la evocò nel 1986, in occasione del primo storico incontro interreligioso per la pace da lui promosso nella città del Poverello.

Oggi la Preghiera semplice continua a circolare in centinaia di versioni, traduzioni e adattamenti musicali realizzate in tutto il mondo. E poi la sua stringente attualità: “Dove è odio, ch’io porti l’amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono”. Parole che, anche se non scritte da San Francesco ne interpretano il suo messaggio.

Ecco il testo integrale della preghiera

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione,
dov’è dubbio fa ch’io porti la Fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poiché:

Se è Dando, che si riceve.
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.