Venezuela. Mons. Biord Castillo (Caracas): “La speranza è molto viva, è una forza per rimanere fiduciosi nelle ore buie”

L'arcivescovo di Caracas descrive un Venezuela segnato da crisi economica, violenza e incertezza politica, ma attraversato da una speranza viva. La Chiesa si propone come ponte di dialogo e riconciliazione, promuovendo diritti umani, attenzione ai poveri, educazione e salute, con i giovani risorsa decisiva per il futuro del Paese venezuelano

(Foto Archivio)

“C’è timore per le ristrettezze economiche e per il pericolo della violenza, ma la speranza è molto viva, è una forza per rimanere fiduciosi nelle ore buie”. Mons. Raúl Biord Castillo, salesiano, da due anni arcivescovo di Caracas, parla della situazione del Venezuela, dopo che gli Stati Uniti hanno catturato e portato via dal Paese il presidente Nicolás Maduro.

Quale il clima che si respira oggi in Venezuela?
Il popolo respira un urgente desiderio di stabilità, non imposta con la forza, ma nata da una pace autentica basata sulla verità e sulla giustizia. C’è la ferma convinzione che la situazione attuale, che ancora non si comprende totalmente, non sia definitiva e che possiamo costruire tutti insieme un nuovo modello di Paese, che passerà dal riconoscerci come popolo, in una via di re-istituzionalizzazione verso un’autentica democrazia nel rispetto di tutti i diritti umani e civili.

In questa delicata fase di transizione, con profonde sfide politiche, sociali e umanitarie, percepite la vicinanza della Chiesa universale e, in particolare, di quella italiana?
Assolutamente sì. La Chiesa del Venezuela non si è mai sentita sola. Abbiamo ricevuto innumerevoli gesti di solidarietà e accompagnamento da parte del Santo Padre, dalla Santa Sede, da vescovi di tutto il mondo che conoscono bene la nostra realtà. Certamente la presenza e l’amicizia della Chiesa italiana sono palesi. Si traducono in preghiera, base della nostra comunione, ma anche in cooperazione concreta in progetti sociali che possono salvare vite umane. Come ci ha ricordato Papa Leone XIV, il rispetto dei diritti umani e civili deve essere la priorità, con particolare attenzione ai più poveri, che soffrono le conseguenze della grave crisi economica.

La Chiesa ha sempre cercato di promuovere il dialogo, la giustizia, la pace e la riconciliazione nazionale. Quale ruolo può svolgere oggi nel processo di costruzione di un futuro di stabilità e concordia?
La Chiesa è stata e continuerà a essere punto d’incontro tra tutti i venezuelani, una “casa e scuola di comunione”, come diceva san Giovanni Paolo II, in mezzo alla frammentazione sociale. Il nostro ruolo è quello di essere ponti e non muri, agendo come una voce profetica che chiama alla riconciliazione e alla pace. Promuoviamo una “diversità riconciliata”, in cui le differenze non cercano di eliminarsi reciprocamente, ma vengono integrate arricchendo il bene comune. La Chiesa, nelle sue diverse istanze, è una delle istituzioni più vicine ai più vulnerabili, e questo ci conferisce credibilità per facilitare il dialogo. Il fervore e la devozione vissuti durante il processo di canonizzazione dei nostri primi santi nel 2025 ci hanno aiutato a valorizzare di più i grandi valori dei venezuelani e hanno alimentato una forte speranza. Sono “santi per tutti”, con il colore e il volto del Venezuela. José Gregorio ci insegna che la scienza e la carità devono andare di pari passo per cercare soluzioni profonde alla povertà. Madre Carmen, con la sua forza di fronte ai propri limiti, ci ricorda che la fede permette di superare qualsiasi avversità.

La Chiesa è sempre stata in prima linea con i più vulnerabili, per affrontare la povertà, l’emigrazione, la violenza e la crisi morale. Quali iniziative pastorali e sociali sta promuovendo oggi, in particolare nella sua arcidiocesi?
Sebbene sia a Caracas da meno di due anni, la nostra priorità è stata quella di essere vicini e di accompagnare le parrocchie dei settori più umili. Sull’esempio dei nostri santi José Gregorio Hernández e Madre Carmen Rendiles stiamo promuovendo con forza una presenza più qualificata della Chiesa in due campi sociali fondamentali: la salute e l’educazione per i più poveri. Vogliamo che, di fronte alle conseguenze delle crisi, ogni parrocchia sia sempre di più centro di comunione, oasi di fraternità e spazio di attenzione integrale.

Lei fa parte della Famiglia salesiana, che pone i giovani al centro della sua missione. Cosa chiedono oggi i giovani venezuelani e in che modo possono essere una risorsa per un Paese rinnovato?
I giovani venezuelani non chiedono elemosine, chiedono opportunità. Vogliono un futuro che passa per lo studio e per il lavoro giusto. Desiderano sentire che i loro sforzi hanno senso nella loro terra, che non debbano partire e lasciare tutto. Purtroppo la migrazione ci ha portato via milioni di giovani, ma confidiamo che il Paese che dobbiamo ricostruire li richiami a casa. Come Famiglia salesiana vediamo in loro non un problema, ma la risorsa più preziosa per il rinnovamento nazionale.

Il Giubileo appena concluso ci ha ricordato che la speranza è al centro del messaggio evangelico. Può raccontarci qualche evento che durante il Giubileo ha tenuto accesi barlumi di speranza?
L’Anno giubilare è stato un tempo di speranza che non delude. Vedere migliaia di persone camminare per 11 giorni insieme alla venerata immagine del Nazareno di San Paolo per i suoi 350 anni, o la gioia nelle parrocchie durante la Festa della santità, sono segni che Dio cammina con noi. Ricordo in particolare la Messa della speranza. In quella celebrazione abbiamo avuto la conferma che, nonostante le tribolazioni, siamo in grado di percepire la luce nell’oscurità.

Quale appello vuole rivolgere a tutti gli attori di questa difficile fase che sta attraversando il suo Paese, dalla comunità internazionale ai diversi Stati coinvolti e alle diverse componenti politiche?
Facciamo appello all’amicizia sociale e a una politica basata sullo sviluppo integrale di tutti, senza esclusioni. La pace che il Venezuela desidera è possibile solo se è opera della giustizia. È necessario che cessino le detenzioni arbitrarie e che si aprano le porte delle prigioni per coloro che sono stati ingiustamente incarcerati. Ancor più, l’amnistia deve assicurare la loro totale liberazione ed esclusione di qualsiasi misura cautelare. La vera stabilità verrà da un sincero ricongiungimento di tutti, basato sulla verità, sulla purificazione della memoria, sulla riconciliazione e sul necessario perdono. Non è certo facile, ma è possibile. Come diceva Papa Francesco: “A coloro che sono feriti da antiche divisioni risulta difficile accettare che li esortiamo al perdono e alla riconciliazione, perché pensano che ignoriamo il loro dolore o pretendiamo di far perdere loro memoria e ideali”. E aggiungeva che gli faceva tanto male come “si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe” (Evangelii gaudium, 100).

Infine, quale messaggio desidera condividere con coloro che in Italia continuano a essere uniti nella preghiera con il popolo venezuelano e sostengono l’impegno e i progetti che voi pastori portate avanti in tutto il Paese, grazie anche ai sacerdoti, ai missionari, alla Caritas e ai volontari?
Che siamo una sola Chiesa e un solo corpo. Il vostro sostegno è l’ossigeno che ci permette di continuare a essere protagonisti della ricostruzione del nostro Paese. Non lasciateci da soli in questo cammino. C’è tanto da fare. Una priorità è soprattutto l’attenzione ai poveri, un piano sociale che dia una mano a chi ha bisogno. Abbiamo anche bisogno di superare divisioni e ferite profonde. L’Italia, e altri Paesi, hanno conosciuto processi di superamento di gravi difficoltà, specie nel dopoguerra, di integrazione e ricostruzione sociale. Come figli dello stesso Padre, vi chiediamo di continuare a essere testimoni con noi che la riconciliazione e la pace in Venezuela sono possibili. La Madonna di Coromoto, patrona del Venezuela, ci aiuti in queste sfide, e l’esempio dei nostri santi sia ispirazione per l’impegno di tutti.

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