Quando il Cammino sinodale chiede di diventare vita concreta nelle comunità locali, l’Azione cattolica italiana si interroga su come trasformare uno stile condiviso in prassi quotidiana. È questa la sfida che oggi attraversa l’associazione: accompagnare il passaggio dalla riflessione alle scelte, dalle parole ai percorsi pastorali, tenendo insieme sacerdoti e laici in una corresponsabilità che non sia solo dichiarata, ma vissuta.
Una sfida che l’Azione cattolica riconosce come parte della propria identità e della propria missione ecclesiale. “La sinodalità – ha ricordato mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale di Ac – chiede uno spirito di condivisione, di comunione, di dialogo. L’Azione cattolica ha queste caratteristiche nel suo Dna: non deve snaturare la propria vocazione, ma renderla ancora più fruibile e significativa nelle realtà diocesane e parrocchiali”.
Proprio per questo, ha aggiunto, gli assistenti sono chiamati ad “accompagnare e sostenere la missione dei laici, impegnati quotidianamente sul territorio nella testimonianza cristiana”.

Dentro questa prospettiva si colloca il Convegno nazionale degli assistenti regionali, diocesani e parrocchiali di Ac, intitolato “Voi stessi date loro da mangiare”, in corso ad Assisi. Un appuntamento che mette a tema il ministero dell’assistente e la sua vocazione a camminare accanto a ragazzi, giovani e adulti in un tempo segnato da profondi cambiamenti culturali ed ecclesiali.
Articolato su quattro giornate, il convegno alterna riflessioni teologiche e sociologiche, laboratori, celebrazioni e momenti di spiritualità nei luoghi francescani, affrontando le parole chiave del Cammino sinodale – comunione, partecipazione, missione – nella concretezza della vita associativa e nella fraternità tra presbiteri e laici.
“La sinodalità non è solo un percorso, ma uno stile – ha sottolineato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica -. È un accompagnarsi quotidiano nelle reciproche vocazioni tra laici e presbiteri. L’assistente non è una figura funzionale, ma espressione di un’amicizia ecclesiale che fa crescere la corresponsabilità nelle Chiese locali”.
Uno stile che interpella anche le dinamiche più profonde della vita ecclesiale. “Il rischio più grande – ha osservato Notarstefano – è la concentrazione del potere, il ‘fare da sé’. La Chiesa, invece, vive del lavorare insieme, riconoscendo la ricchezza delle competenze, delle sensibilità e delle ministerialità diverse”. Una consapevolezza maturata anche negli anni recenti: “Se siamo ancora qui – ha aggiunto – è perché abbiamo messo al centro la cura delle relazioni e l’accompagnamento delle persone”.
Il convegno rilancia così una responsabilità condivisa: tradurre la sinodalità in scelte pastorali, stili di relazione e percorsi formativi capaci di incidere nella vita ordinaria delle comunità. Un compito che l’Azione cattolica sente come parte integrante della propria missione al servizio della Chiesa di oggi.


