L’obiettivo finale non è solo l’assistenza materiale, ma il risveglio dell’umanità attraverso gesti concreti. Le iniziative che le organizzazioni di volontari italiani mettono in pratica per sollevare dalla sofferenza le persone ricoverate sono innumerevoli e non si limitano alla sola Giornata mondiale del malato (11 febbraio). Una delle ultime si chiama “L’Armadio della Gentilezza” ed è promossa dall’associazione Stremao Onlus Odv in collaborazione con la Asl Toscana centro, nell’ospedale Santo Stefano di Prato. L’idea è semplice: in una città storicamente ricca di tessuti, il bene più prezioso resta la capacità di coprire le fragilità altrui con un gesto di pura cortesia. Ecco quindi che in uno degli armadi del pronto soccorso, l’associazione ogni settimana mette a disposizione dei sacchetti contenenti pigiama, spazzolino da denti, pantofole e tutto l’occorrente per trascorrere con dignità la degenza. “Sono gli operatori sanitari e i medici a indicare le persone che per diverse ragioni si trovano temporaneamente sprovvisti di beni essenziali”, spiega al Sir Francesca Squilloni, presidente di Stremao.
Con “L’Armadio della Gentilezza vogliamo offrire un aiuto concreto e immediato a chi si trova in un momento di fragilità, un piccolo gesto che può restituire dignità, conforto e attenzione alle persone ricoverate”.

(Foto Usl Toscana)
L’idea dell’armadio è nata dalla frequentazione dei volontari nei reparti, quando si sono accorti che molti anziani provenienti dalle case di cura o stranieri restavano per settimane con indosso solo il camice di carta fornito dall’ospedale, senza biancheria pulita o un cambio portato dai familiari. Prima ancora dell’arrivo dei kit, l’associazione ha donato 700 coperte nuove allo stesso ospedale, per sostituire quelle ormai logore dopo il periodo Covid-19, e ha avviato un altro progetto chiamato “Trillino”. In questo caso, “Due volte a settimana – racconta Squilloni – i volontari facilitano la comunicazione tra gli anziani ricoverati e i loro parenti a casa. Usano un tablet collegato a una vecchia cornetta telefonica per rendere il gesto familiare anche a chi ha difficoltà con la tecnologia, evitando che i pazienti si sentano ‘persi’ nel circuito del pronto soccorso”.
Stremao è un esempio di come la solidarietà possa nascere dal basso. La sua storia è cominciata con un viaggio per aiutare i terremotati di Norcia, dieci anni fa. La svolta però si è avverata al ritorno, quando l’incontro con una madre di Prato che non mangiava da giorni ha spinto il gruppo a guardarsi intorno, nel proprio quartiere. Quando i volontari andarono a trovarla, scoprirono che lei e le sue bambine stavano sopravvivendo solo con acqua e dado. Un nuovo appello per lei ebbe un successo incredibile e la signora, commossa e stremata dalle difficoltà, ripeteva continuamente quelle parole: “Sono stremata”. Da qui è nato il nome dell’associazione, Stremao, che nel dialetto toscano richiama proprio la condizione di fatica. “Oggi – ricorda la presidente – quella signora si è rimessa in piedi, ha trovato lavoro e le sue figlie sono grandi, ma il gruppo nato da quell’incontro è cresciuto fino a contare oltre 20mila sostenitori”.
L’attività quotidiana dell’associazione si concentra sulla distribuzione di generi alimentari a lunga conservazione e abbigliamento, con un’attenzione particolare ai bambini per la fornitura di zaini e materiali. Stremao opera senza alcun finanziamento pubblico: si autofinanzia grazie alle donazioni dei soci, ai proventi di un uliveto gestito dal gruppo e all’organizzazione di eventi solidali.
Il suo futuro guarda ora alle strade di Prato con le panchine intelligenti. Per ora si tratta solo di un brevetto, ma per la sua realizzazione sono già all’opera gli istituti tecnici della città. Non si tratta di semplici arredi urbani, ma di strutture che con un click si trasformano in rifugi riscaldati tramite pannelli solari. “Queste panchine – commenta la presidente – sono pensate per offrire un riparo dignitoso ai senzatetto anche durante il giorno o sotto la pioggia. All’interno sono dotate di un tavolino e prese USB per ricaricare il cellulare. Un dettaglio fondamentale è che queste strutture accolgono anche gli animali, permettendo a chi ha un cane di non dover scegliere tra un tetto e il proprio compagno di vita”.

