Il ricordo delle vite spezzate in strada nel nome di Modesta

In Italia migliaia di persone senza dimora affrontano ogni giorno gelo, precarietà e isolamento sociale. Nel 2025 sono morte 414 persone, soprattutto uomini e stranieri provenienti da Paesi extraeuropei. La Comunità di Sant’Egidio ricorda ogni anno Modesta Valenti, morta nel 1983 alla stazione Termini, simbolo delle vittime invisibili

Foto Calvarese/SIR

Sono migliaia le persone senza dimora che ogni giorno affrontano il gelo delle strade e una serie di difficoltà che mettono a rischio la loro salute e, spesso, la loro stessa vita. A queste condizioni estreme si aggiungono problemi materiali, precarietà e un profondo isolamento sociale, che rendono ancora più fragile la loro quotidianità.

Nel corso del 2025 sono morte 414 persone senza dimora, secondo l’ultimo report La strage invisibile della Fio.PSD, la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora. Le morti in strada riguardano soprattutto uomini (91,5%) e persone di nazionalità straniera (56,5%), con una significativa prevalenza di cittadini provenienti da Paesi extraeuropei (45%), in particolare Marocco e Tunisia. Quest’anno la Fio.PSD ne ha già registrate 31. La Federazione ha inoltre ricevuto da Istat l’incarico per la “Rilevazione sulle persone senza dimora”, svolta questa settimana nei 14 comuni delle aree metropolitane italiane: un’occasione preziosa per aggiornare i dati e migliorare la capacità di intervento sui territori.

Foto Comunità S. Egidio

In questi giorni la Comunità di Sant’Egidio ricorda, con preghiere e momenti di incontro, queste persone. Ogni anno, infatti, il 31 gennaio viene commemorata Modesta Valenti, la donna che nel 1983 morì alla stazione Termini dopo che un’ambulanza rifiutò di soccorrerla perché era sporca. Aveva 71 anni. Nata a Trieste nel 1912, visse gli ultimi anni per strada a Roma. Fu incontrata nel 1982 da alcuni giovani di Sant’Egidio vicino a Santa Maria Maggiore: chiedeva l’elemosina con timidezza e parlava in friulano. Con il tempo raccontò frammenti della sua vita, il “quartin” lasciato a Trieste e il doloroso ricovero in manicomio. Diceva di essere venuta a Roma per vedere il Papa e amava camminare fino a San Pietro. Il 31 gennaio 1983, dopo una notte al freddo alla stazione Termini, si sentì male. Un’ambulanza rifiutò di soccorrerla perché aveva i pidocchi. Rimase a terra, senza aiuto, finché morì prima che arrivasse un ultimo mezzo di soccorso.

Il suo nome, insieme a quello di molti altri senza dimora morti negli anni nelle strade della capitale, viene letto pubblicamente durante una celebrazione che si terrà domenica mattina nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, per ricordare che le morti per freddo, stenti, malattie non curate o violenze non devono essere dimenticate. Ieri, 29 gennaio, una delegazione di Sant’Egidio, insieme a rappresentanti della diocesi, della Caritas e delle Ferrovie dello Stato, si è recata nel luogo della morte di Modesta per una commemorazione simbolica, a testimoniare che il ricordo non si è affievolito, ma è diventato generativo di un impegno che da Roma si è esteso all’Italia e oltre. Il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha definito questo impegno “una forma di protesta civile e una responsabilità umana e sociale, quella di chi si prende cura della propria città”. Modesta Valenti, ha ricordato, era una persona e una cittadina “prima isolata, poi invisibile, infine rifiutata”, invitando a vigilare perché “i diritti della persona umana, come quelli dei popoli, sono sempre più soggetti a limitazioni”. Anche Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, ha richiamato la responsabilità collettiva e l’importanza della sinergia sviluppata con la Comunità e le istituzioni cittadine:

“La straordinaria vocazione di Roma, capitale universale di storia, bellezza, arte, cultura e religione – ha detto – si misura da come sa farsi prossima a chi è più esposto, a chi vive ai margini, a chi rischia di restare invisibile”.

Quello di domenica nella Basilica di Santa Maria in Trastevere è il primo degli appuntamenti promossi da Sant’Egidio. Sempre a Roma, nella stessa giornata, si terranno celebrazioni a Laurentino (San Mauro Abate), Primavalle (San Francesco), San Giovanni (Preziosissimo Sangue) e Tuscolano (Casa della Comunità). Altre commemorazioni sono previste a Barcellona (Basilica dels Sants Just i Pastor), Milano (San Bernardino), Novara (Ognissanti) e Padova (Immacolata). Domenica 8, momenti di preghiera a Roma nei quartieri Flaminio (Santa Croce), Torrenova (San Gaudenzio) e Trullo (Gesù Maestro). Sabato 14 febbraio ad Aversa e Savona. Nelle settimane successive, il ricordo dei senza dimora proseguirà in molte città: Poznań, Torino, Trieste, Treviso, Catania e altre.

 

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