Frana a Niscemi. La collina che cede e le speranze tradite: “È una città ferita, ma una comunità viva”

Decine di persone hanno lasciato le proprie case. Spezzata la quotidianità e il futuro di famiglie, anziani, giovani coppie e piccoli imprenditori. Tra paura, ansia e solidarietà diffusa, la testimonianza della senatrice Enza Rando, nata in città: “Non ci sono stati morti, ma il trauma è profondo. Ora servono risposte, responsabilità chiare e soprattutto speranza per il dopo”.

(Foto ANSA/SIR)

Una transenna sulla strada che sbuca nel vuoto. Alle porte del Municipio, alcune delle persone sfollate. Hanno dovuto lasciare le loro case, ricadono nella zona rossa transennata e chiusa, dopo la frana che ha colpito Niscemi. Parole semplici, le loro, che dicono tutto. “Sessantasette anni di sacrifici in quella casa”, racconta un anziano. “Le istituzioni non ci lascino sole, siamo disperati”, dice un altro. “Ho un bambino a casa, sono sola, ho bisogno di acqua”, è la voce di una mamma. E, ancora, un’anziana:

“Abito vicino alla frana, a me non è successo nulla, ma ho ansia, non dormo”.

A colpire sono soprattutto le storie. Come quella di due giovani che avevano investito i risparmi in una piccola attività economica vicino al belvedere, per rimanere nel loro territorio. Hanno dovuto chiudere. Non sembra probabile che possa mai riaprire. O quella di un’altra giovane coppia pronta a iniziare un progetto proprio in questi giorni: si sono fermati. E poi gli anziani e le persone con disabilità: evacuati, accolti in una struttura. Una decina, tra anziani e invalidi.

La frana ha inciso la collina. E, ancora di più, ha spaccato il tempo, la geografia emotiva, la vita quotidiana di Niscemi. Tante attività sono state sospese, le scuole elementari sono state chiuse. “È una tragedia, brutta, devastante”. Le parole della senatrice Enza Rando, nata e cresciuta in città, restituiscono la misura di una ferita che non si richiude. Le foto viste da lontano non preparano allo choc di chi cammina tra le crepe, osserva le case evacuate, incontra le persone costrette a lasciare tutto “di corsa”, portando via solo il necessario. Rando è rientrata da Roma qualche giorno fa. “Per tutti noi la casa è storia, emozioni, sentimenti. Non ci sono stati morti, ma c’è tanta paura”. La frana – spiegano i tecnici – è ancora in movimento. Anche una pioggia leggera riaccende la paura. “C’è lo spavento, l’ansia. Non ci sono morti, per fortuna, ma il trauma è profondo”. Rando ha voluto essere presente, incontrare il sindaco e i tecnici, vedere i luoghi.

“È una città ferita. E la ferita rimane”.

Niscemi, però, reagisce come comunità. “Qui non è come una frana che colpisce un quartiere e l’altro non se ne accorge. Ho visto un sentimento condiviso, come se fosse successo a tutti”. La solidarietà si sente, nei gesti quotidiani e nei momenti di preghiera: “Ho seguito il rosario in chiesa. La città è unita”. Molti sfollati hanno trovato ospitalità da parenti e amici, altri avevano una seconda casa in campagna. Ma lo spaesamento resta. “Ora c’è la paura. Poi arriverà anche la rabbia giusta: bisogna capire cosa è successo, cosa si poteva fare prima e non si è fatto. Le responsabilità vanno chiarite”. C’è un precedente, una frana aveva colpito il paese nel 1997. Ma “questa è una ferita ancora più profonda. Quando l’ho saputo non ho dormito per tre notti. Dentro di me sento chiaramente che c’è un prima e un dopo”.

Sul piano istituzionale, si parla di ordinanze per i ristori immediati, dello stato di emergenza e di risorse per la messa in sicurezza. A Niscemi sono arrivati il presidente della Regione Renato Schifani e, nella mattinata di oggi, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ieri la leader del Pd, Elly Schlein. “L’attenzione ora c’è – osserva Rando – ma deve continuare nella ricostruzione”. Non basta il ristoro nell’immediato:

“Serve dare speranza. Quale sarà il futuro di quelle case? Dove e come si delocalizzerà una parte della città, se la collina sta scivolando?”.

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