Trasmettere e servire la vita

La prima domenica di febbraio è scelta per questa Giornata in riferimento alla Festa della Presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio), in cui si celebra anche la Giornata della Vita consacrata. Non è fuori luogo sottolinearlo, ricordando che ogni vita, proprio a cominciare dai piccoli, è "consacrata" dal e al Signore.

Come i nostri lettori avranno intuito, non ci dispiace lasciarci ispirare per queste poche righe di riflessione, oltre che dagli eventi, più o meno problematici o anche drammatici che segnano le cronache, anche dalle scadenze di calendario che ci richiamano all’una o all’altra Giornata. In questa domenica 1 febbraio, in Italia, ne celebriamo una tra le fondamentali, visto che fa riferimento alla stessa esistenza umana: la “Giornata per la Vita”. Particolarmente azzeccato ci pare quest’anno lo slogan tematico: “Prima i bambini!”. E’ un’espressione che spesso usiamo – quando agiamo consapevoli delle necessarie precedenze – anche nella vita quotidiana, in famiglia e nelle nostre comunità. Nel pensare e preparare lo svolgersi di una giornata, nel servire gli ospiti, nel predisporre qualche attività insieme, ludica o formativa; persino nell’avviare le processioni: “Prima i bambini!”. Tuttavia, come sottolineano i vescovi nel loro messaggio per questa 48ª Giornata, in realtà e concretamente, spesso i bambini vengono lasciati ai margini dagli adulti che, in vario modo e a vari livelli, pensano e guardano prima di tutto ai propri interessi. Per questo ci invitano a cambiare prospettiva, a fare un esame di coscienza “basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano”. Il messaggio reca la data del 23 settembre, redatto nella riunione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale svolta straordinariamente a Gorizia, in occasione della proclamazione di quella città come Capitale Europea della Cultura 2025 insieme a Nova Gorica, sottolineando il superamento dei confini e promuovendo la pace, per simboleggiare riconciliazione e dialogo transfrontaliero. E’ spontaneo pensare alla tragedia – che ricorderemo ufficialmente fra dieci giorni – consumata in quei luoghi negli anni in cui si compì la strage delle foibe ma anche l’esodo giuliano-dalmata, di cui resta come immagine-simbolo una bambina con la valigia di cartone in fuga dalla propria casa e dalla propria terra. Ed è consolante pensare che ora, in quegli stessi luoghi ci si può nuovamente abbracciare superando rancori e confini. Ma quante situazioni sono ancora drammatiche e disperate, ripercuotendosi prima di tutto proprio sui piccoli! I vescovi, nel loro messaggio, ne elencano una lunga serie, invitando con la mesta litania “Pensiamo ai bambini…”: ai bimbi “vittime collaterali” delle guerre, ai “bambini-soldato” e ai “bambini-lavoratori” diversamente ed egoisticamente sfruttati, a quelli “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti, a quanti vengono defraudati addirittura del “diritto di nascere” perché ritenuti imperfetti in base ad esami prenatali, ai tanti bimbi implicati e intristiti nei divorzi e separazioni dei genitori o innocenti vittime di violenze domestiche che li lasciano orfani sperduti, a quelli abusati sessualmente, ai tantissimi bimbi migranti o a quelli rapiti addirittura per espiantarne e venderne gli organi, ai bimbi indottrinati ideologicamente e a quelli abbandonati a se stessi da genitori incoscienti e da falsi educatori. Sono (siamo?) proprio gli adulti a sfruttarli, a metterli “dopo” e non “prima”, a disprezzarli, a condannarli a un futuro ingrato, a togliere loro la speranza. Marginalizzazione dei bambini che diventa “paradigma” anche della emarginazione di tutti gli altri “piccoli” – ultimi, deboli, malati… -: termometro della sensibilità o insensibilità, della maturità o della immaturità umana di una società. E’ necessario un “cambiamento” – esortano i vescovi -, anche nelle nostre comunità ecclesiali per riscoprire prima di tutto “il valore della generatività” e “il desiderio di trasmettere la vita”, come pure assumersi l’impegno di “servirla con gioia”. Si può iniziare, intanto, apprezzando cordialmente e sostenendo quanti sono già impegnati generosamente e fattivamente in questa dimensione: poiché non mancano – si riconosce e si plaude nel messaggio – quanti “operano attivamente per custodire i bambini” nella “tutela e accoglienza della maternità”, nella protezione e nell’educazione dei piccoli, nella prevenzione contro il loro sfruttamento. Il testo del messaggio inizia citando “l’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli” – come si legge spesso nel brano evangelico previsto per il rito del battesimo dei bambini – e il grande amore di Dio paragonato, nella Scrittura, a quello di “una madre amorevole e di un padre premuroso”. Gesti e sentimenti da ricopiare e diffondere. La prima domenica di febbraio è scelta per questa Giornata in riferimento alla Festa della Presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio), in cui si celebra anche la Giornata della Vita consacrata. Non è fuori luogo sottolinearlo, ricordando che ogni vita, proprio a cominciare dai piccoli, è “consacrata” dal e al Signore.

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