“La preoccupazione è tanta, il disagio è tanto, la paura è tanta. E la prospettiva del futuro, purtroppo, non è rosea”. Le parole di don Giuseppe Cafà, parroco di Niscemi e vicario foraneo della città, restituiscono tutta la drammaticità dell’evento franoso che da domenica ha colpito il centro storico del comune dell’entroterra nisseno. Una frana di dimensioni eccezionali, che – secondo quanto riferito dal capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano, giunto sul posto assieme al presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani – non avrebbe precedenti documentati né in Italia né in Europa. “Il fronte della frana è drammatico – spiega don Cafà – si estende per circa quattro chilometri e nei punti più alti ha formato un vero e proprio canyon, con pareti di circa 50 metri. La frana a scivolamento è sprofondata di oltre 50 metri rispetto al piano stradale che esisteva un tempo. Ci sono interi quartieri che rischiano”. Le immagini riprese dai droni mostrano abitazioni letteralmente affacciate sul vuoto: “C’è un intero quartiere che oggi è sul precipizio, nel vero senso della parola”. L’area interessata è il versante sud-ovest del promontorio su cui sorge Niscemi, il centro storico della città dove abitano anziani e famiglie straniere. Un quartiere che nel 1997 era già stato colpito da una frana, “molto più ridotta rispetto a quella attuale”, precisa il parroco. Provvidenziale l’intervento tempestivo delle istituzioni locali. “Il primo segnale è arrivato dalla SP10, la strada provinciale che collega Niscemi a Gela. Il sindaco Massimiliano Conti, avvertito di una spaccatura nell’asfalto, ha subito inviato i vigili. Capito che non si trattava di un danno superficiale, si è recato personalmente sul posto e ha collegato l’evento alla zona abitata”. Una decisione che si è rivelata decisiva: “Ha fatto evacuare immediatamente le prime case a ridosso della frana. Grazie a lui molta gente si è salvata”. Era l’una di domenica, racconta don Cafà: “Tutti erano a pranzo, seduti a tavola con la famiglia, come è tradizione da noi in Sicilia. Nessuno si sarebbe reso conto di quello che stava accadendo”. In totale sono state evacuate circa 1.500 persone. La maggioranza ha trovato accoglienza presso parenti, amici o in seconde case: “C’è stata una grande solidarietà da parte della cittadinanza niscemese”. Solo pochi nuclei, in particolare anziani e stranieri, sono stati ospitati nelle strutture predisposte: il palazzetto dello sport e una casa di riposo, che ha messo a disposizione un intero piano. Anche la rete ecclesiale si è attivata fin dalle prime ore. “Le parrocchie si sono rese immediatamente disponibili – spiega il parroco – per accogliere le persone e per garantire pasti e assistenza. Con i volontari ci siamo messi a disposizione per pranzi e cene”. In queste ore le associazioni di volontariato hanno allestito una cucina da campo: “Solo oggi sono stati preparati circa 400 pasti, grazie all’aiuto di tanti volontari”. Resta però il dolore di chi ha perso tutto. “Le persone che vivono nella zona rossa, oggi fissata a 150 metri dal fronte della frana, sanno che non potranno più rientrare nelle loro case. Le vedono ancora in piedi, ma non possono tornarci”. Qualcuno, accompagnato da Vigili del fuoco e Forze dell’ordine, ha potuto recuperare farmaci o pochi effetti personali. “Ma dentro quelle case hanno lasciato il cuore: ricordi, sogni, sacrifici di una vita”. L’immagine dell’auto sospesa nel vuoto è diventata il simbolo di questa tragedia quotidiana. “Il poverino è un abitante che non ha avuto neanche il tempo di uscire la macchina dal garage e ora si domanda: come vado a lavorare? Fortunatamente lui sta bene, la famiglia sta bene, però capite. Niscemi è un paese rurale, che vive di agricoltura – conclude don Cafà –. È una comunità che si è costruita con fatica nel tempo e oggi soffre profondamente”. Accanto alla popolazione c’è il vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, che oltre ad essere continuamente informato dei fatti, “è stato qui in mezzo a noi, ieri ha incontrato le famiglie degli sfollati, ha incontrato anche l’amministrazione e il Dipartimento di Protezione civile per fare il punto della situazione”. Questa sera, infine, la preghiera con la cittadinanza e la benedizione a tutto il territorio. Nella chiesa madre della città sarà recitato il Rosario con la cittadinanza e sarà portato eccezionalmente il quadro della Madonna del Bosco, patrona di Niscemi. “È un momento per dire: il Signore c’è. Affidiamoci a Lui e solo il Signore può davvero fermare tutto questo e far riaccendere la speranza in tutti – afferma il parroco evidenziando l’operato della rete di preghiera attivatasi immediatamente – Abbiamo bisogno di essere incoraggiati in questo momento e il buon Dio ci sta dando una mano”.

