Varagona: “cambiamento d’epoca”. L’Ucsi rilancia il giornalismo costruttivo e la relazione con l’opinione pubblica

A Torino il Congresso Ucsi rilancia giornalismo costruttivo e 5M: al centro crisi dell’informazione, IA e nuova relazione con l’opinione pubblica

(Foto Calvarese/SIR)

Le premesse, al termine della Scuola di alta formazione “Giancarlo Zizola” svoltasi nel novembre scorso ad Assisi, erano già state ben seminate, in un terreno fertilissimo di prospettive e linee guida orientate dal progetto delle 5M: More request, more sources (Più domande, più fonti); More time (Più tempo per approfondire); More languages, more points of view (Più linguaggi, più punti di vista); More legal protections, rights, freedom (Più tutele, diritti e libertà); More humanity (Più umanità). Oggi l’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) si rivolge nuovamente ai “Giornalisti di speranza”, nella festività del patrono San Francesco di Sales, con il XXXI Congresso nazionale in programma al Sermig di Torino dal 23 al 25 gennaio in occasione della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. A raccontare al Sir la finalità e il programma di questo convenire, che rappresenta un ulteriore, significativo tassello nel mosaico del giornalismo costruttivo su cui l’Ucsi fonda la propria mission, è il presidente nazionale, Vincenzo Varagona.

Presidente, dalla ‘capitale’ del francescanesimo l’Ucsi arriva al capoluogo piemontese presentandosi, tra l’altro, con il nuovo luogo associativo. Da quale intento nascono e come si declinano queste tre giornate congressuali, che prevedono anche il rinnovo delle cariche?
Siamo alla scadenza del mandato quadriennale, cominciato in pieno Covid. Solo questo riferimento può dare l’idea della rivoluzione avvenuta in questa stagione, quella che papa Francesco ha definito un “cambiamento d’epoca”. È infatti l’epoca di una crisi strutturale dell’informazione e dell’editoria. Fino a poco tempo fa la crisi economica investiva gli editori. Ora il paradosso è che gli editori fanno profitti, ma i redditi dei giornalisti vengono compressi. C’è qualcosa che non funziona. Ucsi sostiene che i giornalisti debbano fare la propria parte indipendentemente dai doveri degli editori, sui quali esiste un contratto ormai scaduto da anni e sul quale lavora la Fnsi. I giornalisti sono chiamati ad una inversione a U nello stile professionale. Ci presentiamo quindi al Congresso con una proposta precisa contenuta nel volume Giornalismo come relazione, scritto insieme alle colleghe Assunta Corbo e Maria Grazia Villa, colleghe del Constructive Network. Il simbolo è il nuovo logo, in cui la U rappresenta una nuova relazione fra mondo dell’informazione-comunicazione e l’opinione pubblica. Fondamentale recuperarlo.

 L’Associazione, composta da giornalisti e comunicatori impegnati in tutti i media, non solo cattolici, guarda con particolare attenzione al rapporto con l’opinione pubblica, che va coltivato tra criticità professionali e nuove sfide umane nel segno dell’IA…
Da decenni la gente è sottoposta a un bombardamento mediatico che la porta, nel subconscio ma neanche troppo solo a ‘sentire’ i bisogni e trasformarli in consumi. Anche qui occorre una inversione a U, cogliendo l’essenziale, il senso della vita, un racconto della vita e della storia almeno verosimile, se non proprio vero, perché oggi la verità viene sostanzialmente rifiutata. Ecco perché occorre tornare nelle scuole, negli oratori, svegliare i ragazzi che vivono in famiglie intorpidite. Uno dei nostri successi più interessanti è stata l’iniziativa Anspi, con cui entriamo negli oratori, di inserire il nostro brand delle 5M nel sussidio estivo stampato in 3500 copie. Così anche i ragazzi sanno che nel giornalismo le 5W (Chi, come, dove, quando e perché) non bastano più. Occorre girarle (da qui le 5M), e capire che occorre di più (More): cioè più tempo, diritti, linguaggi, fonti, soprattutto più umanità. Con uno slogan preso in prestito dal counseling, occorre avere più cura della storia degli altri.

 In uno scenario geopolitico internazionale a dir poco complesso, quotidianamente destabilizzato da infiniti conflitti e crisi umanitarie, cosa significa dar voce a chi non ne ha?
Non a caso siamo al Sermig, all’Arsenale della pace. Uno dei casi più evidenti del silenziamento della verità è quello cui è stato sottoposto papa Bergoglio prima e papa Leone adesso: basta andare contro il main stream, il pensiero unico, che si viene silenziati se non sbeffeggiati. Questo è il primo esempio del dare voce a chi non ne ha. Poi, vogliamo parlare delle disabilità, delle minoranze, delle fragilità? Di chi la pensa diversamente? Non è solo il servizio pubblico Rai, caduto profondamente, a dover assicurare voce a chi non ce l’ha, ma ogni giornalista che possieda una coscienza.

Fare rete assieme alle Istituzioni, realtà associative e di categoria: come trasmettere questo ‘mandato’ alle future generazioni di giornalisti?
Ucsi è entrata nel Terzo settore, dove vige una regola comunitaria. Da soli non si va da nessuna parte. Occorre una rete, una convergenza di interessi e di risorse. Giro l’Italia dicendo che ormai i giovani giornalisti non possono più permettersi di fare pezzi pagati tre euro, una mancia, oppure attendere 15 anni un’assunzione che non verrà mai… Forse è opportuno, con la logica di rete e progettuale, cominciare a produrre lavoro, anche in cooperativa, avere autonomia per stabilire le regole. Poi si vede se si rimane soli o se si crea una nuova corrente di pensiero. Un dato: il corso on line on demand su giornalismo costruttivo, 5M e counseling, realizzato con l’Ordine dei giornalisti, in tre mesi ha collezionato seimila iscrizioni. Qualcosa si sta muovendo.

“Il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”. Papa Leone nel tema per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026 indica una via precisa da perseguire con speranza. Quale cammino ci attende, concretamente?
La speranza non è una generica attesa, pur positiva. Speranza, ci insegna il Giubileo, è lavoro, impegno concreto con un orizzonte sostenibile. Da sempre sosteniamo che occorre avere consapevolezza e responsabilità per riuscire a mantenere il controllo sulla tecnologia. È necessario vincere la pigrizia, credere in quello che facciamo, avere anche entusiasmo, nella convinzione che le cose possono cambiare. Padre Alberto Maggi, a proposito dell’Anno giubilare, sostiene difatti che il problema non è la porta stretta, ma l’orientamento per trovare la strada che arriva alla porta. Una metafora molto interessante.

 

 

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