Grave fenomeno da arginare

Mentre andiamo a concludere questa domenica la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (ma, ovviamente, come tutti sappiamo, occorre pregare e operare ogni giorno per questo scopo indicato direttamente da Gesù), dobbiamo purtroppo registrare un riacutizzarsi e una recrudescenza delle varie forme di persecuzioni, comprese quelle più letali, contro i cristiani in tanti Paesi del mondo.

Mentre andiamo a concludere questa domenica la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (ma, ovviamente, come tutti sappiamo, occorre pregare e operare ogni giorno per questo scopo indicato direttamente da Gesù), dobbiamo purtroppo registrare un riacutizzarsi e una recrudescenza delle varie forme di persecuzioni, comprese quelle più letali, contro i cristiani in tanti Paesi del mondo. Fra qualche giorno, il 27 gennaio, nel “Giorno della Memoria”, ricorderemo le vittime della Shoah, soprattutto gli ebrei, discriminati e annientati per la loro fede anche se prevalsero motivi etnici (tanto che vennero assassinati anche i “convertiti”); e il 10 febbraio, nella Giornata del Ricordo, le vittime delle foibe, italiani sterminati soprattutto per motivi politici, ma anche per l’odio comunista contro i credenti. Possiamo aggiungere, tristemente, anche i conflitti fratricidi, perpetrati nei secoli passati tra gli stessi cristiani (ma anche oggi – non si può, né si deve dimenticare! – tra ortodossi russi e ortodossi ucraini, anche per la loro differente scelta confessionale); e persino le spietate lotte estremistiche perduranti nei secoli tra sciiti e sunniti all’interno della grande famiglia dell’islam. Ce n’è abbastanza per riflettere amaramente sulla tragedia permanente dell’umanità che non ha mai smesso, in tante forme, anche in quelle più domestiche – ma in modo eclatante in queste forme specifiche di contesa, proprio a partire dal differente culto verso Dio -, di perpetuare nei millenni e nei secoli il delitto di Caino su Abele. Cosicché dobbiamo constatare come la religione – nelle sue varie concretizzazioni, come anche nella negazione di essa – diventa il contrario di ciò a cui sarebbe chiamata come veicolo scontato di fratellanza fra tutti gli uomini, rendendosi causa invece di discriminazione, di violenze, di morte, persino blasfemicamente “giustificate”. Ma è della persecuzione sui cristiani che dobbiamo soprattutto parlare in questo tempo. Abituati com’eravamo a citare le antiche lontane “persecuzioni” degli imperatori romani, avvertendole come retaggio di un passato che non sarebbe più ritornato, da tempo ormai dobbiamo renderci conto che la strage prosegue. Del resto l’aveva ben preannunciato lo stesso Maestro ai suoi (e a tutti noi) mettendoli in guardia da governatori e re che avrebbero attentato alla loro vita, garantendo loro, per altro, che lo Spirito li avrebbe difesi e assicurando che la vita persa per lui sarebbe stata comunque guadagnata per l’eternità. Ma per molto tempo ancora abbiamo pensato che questo poteva essere il destino solo di alcuni – pochi, o forse anche tanti, ma sempre in un numero ben circoscritto di “privilegiati testimoni” – i “martiri”, sì, anche del nostro tempo, che da qualche decennio abbiamo cominciato a commemorare il 24 marzo, data dell”assassinio sull’altare, nel 1980, dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero. Oggi – e sempre di più, purtroppo, se la furia fanatica anticristiana non si affievolisce – ci rendiamo conto che si tratta di una persecuzione globale, di oppressioni spietate, di esclusioni persistenti, di rapimenti e di uccisioni di innumerevoli credenti in Cristo, di ogni confessione. Sono 388 milioni – ci dicono le statistiche aggiornate – i cristiani che in tanti Paesi del mondo subiscono persecuzioni e discriminazioni per la loro fede, e il numero è in crescita. La lista dei tristi primati comprende una sessantina di Paesi, tra cui ne “eccellono” 15, a partire dalla Corea del Nord che detiene da tempo il disonorevole primato, e poi Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria, Nigeria (spesso nelle cronache attuali), Libia, Iran, e via di seguito – in modo particolare, come ben si deve, dove l’islam imperversa con le sue leggi assurde “ordinarie”, senza il minimo tentennamento nel negare qualsiasi sorta di reciprocità rispetto alle ampie (ritenute persino doverose…) “concessioni” nei loro riguardi nell’orbita cristiana occidentale; o, ancora di più, con le gesta di forsennati estremisti, avallate spesso, apertamente o subdolamente, dalle pubbliche autorità. Tra le poche voci ufficiali levatesi contro queste “persecuzioni” si è sentita quella dell’eccentrico Trump, per altro ben poco affidabile in troppi campi; e qualche altra, flebile, da parte dell’Europa, timorosa di venir meno alla propria identità di universale apertura (ereditata, del resto, proprio dalla “libertà” cristiana). Che fare? La risposta immediata, e persino ovvia, è, intanto, quella di pregare… Cercare, inoltre, di capire i meccanismi soggiacenti, talora indecifrabili ma spesso di natura politico-economica, oltre che ideologica, ponendovi rimedio. Proseguire, nonostante tutto, nei tentativi di dialogo interreligioso ad ogni livello (qualche pronunciamento significativo c’è stato; ma a quanto pare con ben poche conseguenze positive). Rilanciare più decisamente e in maniera più esigente il diritto alla “libertà religiosa”, sempre, comunque e dovunque, pur in questa crisi del diritto internazionale…

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