La data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’atteso provvedimento sui caregiver familiari, il disegno di legge delega per la riforma del sistema sanitario. Il Consiglio dei ministri ha deliberato su questi temi, ma bisognerà attendere ancora per una valutazione puntuale e approfondita. Anche sulla notizia più circoscritta, infatti, bisogna infatti usare il condizionale: il governo ha fissato per il 22 e 23 marzo la data del referendum costituzionale, contando i termini dal via libera della Cassazione alla consultazione richiesta dai parlamentari, ma è ancora in corso la raccolta di firme a livello popolare e i promotori chiedono che si rispetti la prassi di attendere il compimento di tutti i termini relativi. La norma intorno a cui si discute è l’articolo 15 della legge 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione, che ha ammesso le richieste referendarie. La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione. Ci sarà dunque una battaglia di ricorsi.
Per quanto riguarda i caregiver, si tratta di un disegno di legge che quindi dovrà essere approvato dal Parlamento prima di produrre degli effetti. Peraltro avrà una corsia preferenziale e dovrebbe godere di un ampio consenso trasversale. Il punto più importante del ddl – un aspetto che potrebbe non a torto essere definito “storico” – è il riconoscimento pubblico del ruolo di questa figura, cioè di chi si prende cura di un familiare in condizioni gravi e di non autosufficienza (la stima è di circa 7 milioni di persone). Vengono individuati quattro profili a tutele differenziate a cominciare dal “caregiver familiare convivente e prevalente che sta 24 ore su 24 con la persona assistita”. Al riconoscimento del ruolo, secondo le procedure previste, sono connessi diritti e benefici importanti. Ma resta molto debole la parte economica: il contributo massimo è di 400 euro mensili esentasse erogati ogni 3 mesi con Isee entro 15mila euro ed è riservato solo al ruolo più impegnativo con almeno 91 ore settimanali (13 ore al giorno).
Le risorse sono un problema al momento irrisolto anche per il disegno di legge che delega il governo a riformare il sistema sanitario. Il testo parla infatti di “neutralità finanziaria” e quindi se non ci saranno stanziamenti ad hoc bisognerà provvedere con l’esistente. Oltre a questa incognita tutt’altro che irrilevante, c’è da considerare che in quando ddl delega il testo indica soltanto le coordinate della riforma, mentre l’attuazione sarà affidata di norma a una serie di decreti legislativi. Approvata la delega dal Parlamento, il governo avrà tempo fino al 31 dicembre per emanare i provvedimenti attuativi. Secondo il comunicato di Palazzo Chigi, “la delega individua, tra i principi e criteri direttivi, il potenziamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, l’introduzione di nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, l’aggiornamento del dimensionamento delle unità operative complesse in relazione al bacino di utenza, la promozione dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera anche attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, articolati per area di attività e per ambito territoriale di riferimento, definiti ed implementati in coerenza con la disciplina in materia di ospedale di comunità, il riconoscimento del valore delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, il miglioramento dell’assistenza alle persone non autosufficienti e a quelle affette da patologie croniche complesse, il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e la valorizzazione del ruolo della medicina generale e dei pediatri di libera scelta”.

