Leone XIV: “Il dolore più grande per le vittime di abusi è non essere ascoltate dalla Chiesa”

Nel primo Concistoro straordinario del pontificato, Leone XIV ha denunciato la crisi degli abusi come “ferita” nella vita della Chiesa. Forte l’appello all’ascolto delle vittime, spesso ignorate. Il Papa ha rilanciato il Concilio Vaticano II come bussola, annunciando un nuovo percorso sinodale verso l’Assemblea del 2028 e una Curia al servizio della missione

(Foto Vatican Media/SIR)

“Tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate”: è il passaggio più intenso del discorso di Papa Leone XIV a conclusione del primo Concistoro straordinario del suo pontificato, svoltosi il 7 e 8 gennaio scorsi. Il testo integrale dell’intervento è stato diffuso oggi dalla Sala Stampa vaticana. Nel rivolgersi ai cardinali, il Pontefice ha affrontato senza giri di parole la crisi degli abusi sessuali, definendola “una ferita nella vita della Chiesa in tanti luoghi” davanti alla quale “non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori”. Leone XIV ha denunciato con forza il dolore raddoppiato dal mancato ascolto: “L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori”.

Il Papa ha portato una testimonianza diretta: “Una vittima, poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla”.

Da qui l’appello alla formazione all’ascolto, “nei seminari, ma anche per i vescovi!”, perché “l’ascolto è profondamente importante”.

Cristo al centro: il Concilio come bussola del pontificato
Il discorso ha toccato i temi che orienteranno il servizio petrino di Leone XIV. Al centro, l’annuncio di Cristo: “Gesù Cristo è al centro. Vogliamo annunciare la sua Parola”, ha ribadito il Papa, sottolineando “l’importanza di vivere davvero anche noi stessi una vita spirituale autentica che può essere testimonianza nel mondo di oggi”. Il faro resta il Concilio Vaticano II: “Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di continuare con il cammino che si è aperto con il Concilio. Vi incoraggio a farlo”.

Un processo di “vita, conversione, rinnovamento di tutta la Chiesa”, ha spiegato il Pontefice, che ha scelto proprio i documenti e l’esperienza conciliare come tema delle udienze pubbliche del 2026.

“Questo cammino è un processo di vita”, ha aggiunto. In questa cornice si inserisce il percorso sinodale, definito “un cammino di comunione per la missione, in cui tutti siamo chiamati a partecipare”. Leone XIV ha poi richiamato la Praedicate Evangelium, la costituzione apostolica sulla Curia romana, che mira a “meglio armonizzare l’esercizio odierno del servizio della Curia col cammino di evangelizzazione”. “Vi ribadisco il mio impegno a fare la mia parte”, ha assicurato, “e offrire a voi e alla Chiesa intera una struttura di relazioni e di servizio, capace di supportare e appoggiare voi e le Chiese locali, per affrontare insieme con maggiore pertinenza e incisività le attuali sfide della missione”.

📌 Il Concistoro straordinario del 7-8 gennaio 2026

Primo del pontificato di Leone XIV, ha riunito il Collegio cardinalizio per due giornate di ascolto e confronto. Al centro, la sinodalità come stile, la riforma della Curia alla luce della Praedicate Evangelium e l’urgenza di una Chiesa capace di ascoltare e accogliere le vittime degli abusi. Il Papa ha rilanciato il cammino conciliare e indicato nel prossimo Concistoro di giugno una tappa di continuità del confronto.

Verso l’Assemblea del 2028: solidarietà e speranza giubilare
Il Concistoro – ha ricordato il Papa – è stata un’esperienza di sinodalità vissuta “non come tecnica organizzativa, ma come strumento per crescere nell’ascolto e nelle relazioni”. Un’assemblea che affonda le radici nel Conclave: “Avevate espresso, anche prima dell’elezione del successore di Pietro, il desiderio di conoscerci e di poter dare il vostro contributo e sostegno”, ha ricordato Leone XIV. “Personalmente ho sentito una profonda comunione e sintonia con tutti voi”, ha confidato il Pontefice, ringraziando in particolare i cardinali più anziani: “La loro testimonianza è davvero preziosa!”.

Lo sguardo si è allargato alle sofferenze del mondo: “Non siamo riuniti qui sordi alla realtà della povertà, della sofferenza, della guerra, della violenza che affligge tante Chiese locali”.

Un pensiero rivolto anche ai giovani: “Ciò che viviamo e decidiamo oggi non riguarda soltanto il presente, ma incide sul futuro prossimo e su quello più lontano”. Il cammino prosegue verso l’Assemblea ecclesiale del 2028. Per giugno è già convocato un nuovo Concistoro di due giorni, con una proposta di solidarietà che colpisce: “Se ci sono alcuni di voi che hanno difficoltà a motivo delle risorse economiche, parlate”, ha detto il Papa ai cardinali: “Ci saranno maniere, con persone generose che aiuteranno”. Il messaggio finale rilancia la speranza del Giubileo appena concluso, con le parole dell’omelia dell’Epifania: “Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: ‘Non c’è niente di nuovo sotto il sole’. È questa la speranza che ci viene donata”. E ancora: “Abbiamo chiuso la Porta Santa, ma ricordiamo: la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta!”.

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