A ridosso dell’VIII centenario della stesura del “Cantico delle creature” e alla vigilia dell’VIII centenario della morte del santo di Assisi, la Chiesa e la nazione italiana vivono un tempo speciale nel ricordo di una delle figure più emblematiche della nostra storia, che, come ogni anno, celebriamo proprio in questi giorni con la memoria del suo transito il 3 ottobre e con la sua festa il 4. San Francesco ha irradiato dal Medioevo ad oggi una luce straordinaria e affascinante che si è effusa e continua ad effondersi dall’Italia ovunque nel mondo grazie alla sua ispirazione totalmente improntata sulla figura di Cristo di cui fu tra i più fedeli imitatori, fino a riceverne il suggello delle stimmate, e grazie alle sue famiglie religiose che ne continuano, in varie forme, la testimonianza. Anche nella nostra terra non è mancata la presenza dei francescani a rianimare la fede e la carità nel corso dei secoli. In città a Chioggia, due chiese – una, quella di S. Francesco entro le mura, ancora aperta al culto e all’adorazione, e l’altra, quella di S. Francesco fuori le mura, ora Museo civico – ne ricordano l’opera esemplare nell’osservanza evangelica, nella predicazione e a favore degli ultimi. A Chioggia nacque, visse e operò anche quel fra’ Paolo Barbieri che, agli inizi del XVI secolo, con Matteo da Bascio, fu cofondatore dei frati Cappuccini (presenti in città fino a pochi anni fa) nell’impegno di una più intensa sequela del padre comune della spiritualità francescana. Anche in diocesi non è mancata e non manca la presenza di famiglie religiose francescane: a Taglio di Po, pure lì fino ad alcuni anni fa; ora a Scardovari; e dal 1952 a Porto Viro con le Clarisse adoratrici, figlie di S. Chiara, che di Francesco fu amica, discepola e seguace, costituendo l’ordine femminile, a cui, del resto, si ispirano anche altre famiglie religiose operanti negli ultimi decenni in diocesi. A lui sono intitolate tre nostre parrocchie: Taglio di Po, Mazzorno Destro e Boscochiaro, che lo celebrano in modo speciale in questo fine settimana. Ma S. Francesco è, da sempre, nel cuore di ogni cristiano e, in particolare, di ogni italiano fino al punto da essere definito, in maniera del tutto condivisibile, dal presbitero, teologo, filosofo e patriota italiano del 1800 Vincenzo Gioberti “il più amabile, il più poetico e il più italiano dei nostri santi”. Su questa scia il recente libro dell’editorialista del “Corriere della Sera” Aldo Cazzullo accentua, titolando in modo un po’ azzardato, ma spiegandone bene i numerosi motivi, “Francesco il primo italiano”. Il penultimo vescovo di Roma ha scelto quel nome per indicare il suo legame con l’Italia, pur venendo dalla “fine del mondo”, e soprattutto per delineare il programma del suo pontificato; il successore ha scelto per sé il nome di Leone, certo pure per altri motivi, ma non ultimo anche pensando al più caro seguace di Francesco d’Assisi. Ebbene, quanti e quanto grandi insegnamenti riceviamo, non solo noi italiani, ma tutti i cristiani e anzi tutti gli uomini e donne del mondo! Il primo può essere il coraggio della conversione radicale: da ricco che era, a imitazione di Cristo, si fece povero, anzi ignudo, distaccato da ogni cosa, sposando sorella povertà. Severa lezione per chi cerca solo beni materiali o fa a gara per avere di più! In tempi difficili e drammatici anche per la Chiesa, tutta da riformare, scelse però l’obbedienza, chiedendo al papa il sigillo alle sue scelte “rivoluzionarie” e innovatrici. Indicò ai compagni e fratelli, che lo seguirono numerosi nel cammino, la strada della vita comune, come modello di fraternità evangelica e testimonianza di comunione. S’infilò anche nella Crociate, ma non tanto per andare contro gli “infedeli”, quanto per cercare, pur rischiando la vita, un dialogo che ne ricucisse la comune fratellanza umana. Perenne lezione per superare ogni contrasto in ogni tempo, compreso il nostro in cui si fa più difficile, fino a sembrare impossibile, il dialogo e la comprensione tra persone, nelle comunità e tra popoli. Maestro di “pace”: spirito che soffia da Assisi anche per il dialogo interreligioso e per ogni forma di intesa, oltre ogni barriera. Tenero amico di ogni essere vivente, degli uccelli e dei lupi, della madre terra e di ogni creatura, lodando Dio per ogni dono che allieta il cuore dell’uomo; fino a chiamare “sorella” l’ineluttabile “morte”, perché apre ad una vita senza fine. Annuncio di quella “ecologia integrale” che il suo omonimo illustrò nella recente enciclica “Laudato si'”. Non può che rallegrare il fatto che ci si appresta in Italia, data già l’approvazione della Camera, a ripristinare il 4 ottobre come festa nazionale. Vi si giungerà per il 2026, anno centenario, quando tuttavia la data cadrà di domenica; ma è un buon inizio e un valido spunto per sentirci tutti più italiani anche perché più “francescani”
Più “francescani”
A ridosso dell'VIII centenario della stesura del "Cantico delle creature" e alla vigilia dell'VIII centenario della morte del santo di Assisi, la Chiesa e la nazione italiana vivono un tempo speciale nel ricordo di una delle figure più emblematiche della nostra storia, che, come ogni anno, celebriamo proprio in questi giorni con la memoria del suo transito il 3 ottobre e con la sua festa il 4.