Tutela dei minori. Don Marchetti: “Per costruire un cambio culturale partiamo dalla formazione”

Se certamente la maggior parte degli abusi avviene nella cerchia familiare è altrettanto vero che la Chiesa non ne è esente e non soltanto perché composta da famiglie, ma anche perché in questi odiosi crimini sono state coinvolte persone con responsabilità nella comunità. Che si tratti di un male antico non c’è dubbio, ma non è certo ineluttabile: diventa di vitale importanza costruire e consolidare un vero e proprio cambio culturale

Foto Calvarese/SIR

I dati relativi agli abusi su bambini, anche in Italia, non accennano a diminuire. Il mercato della pedopornografia muove un giro spaventoso di interessi malavitosi con un numero crescente di vittime. La piaga degli abusi sui più piccoli e vulnerabili è un male che raramente ha tutta l’attenzione che meriterebbe e che, troppo spesso, prolifica nell’indifferenza dei più.

Se certamente la maggior parte degli abusi avviene nella cerchia familiare è altrettanto vero che la Chiesa non ne è esente e non soltanto perché composta da famiglie, ma anche perché in questi odiosi crimini sono state coinvolte persone con responsabilità nella comunità.

Che si tratti di un male antico non c’è dubbio, ma non è certo ineluttabile.

I passi per affrontare questo dramma e soprattutto per consolidare un vero e proprio percorso non solo di resilienza, ma di pro-azione, passano attraverso la presa di coscienza della realtà di questa tragedia e degli effetti devastanti sulle vittime e sulla stessa comunità; la costruzione di spazi e cammini di ascolto e accoglienza delle vittime; un’effettiva ed efficace azione repressiva; la comprensione e conoscenza delle dinamiche abusive e delle logiche che soggiacciono all’abuso e che attengono sempre ad un uso distorto del potere e dell’autorità; ma soprattutto

diventa di vitale importanza costruire e consolidare un vero e proprio cambio culturale.

La Chiesa italiana ha investito in modo significativo su tutti questi aspetti prestando particolare attenzione a quei processi a lungo termine che consolidano una cultura della cura e tutela dei più piccoli e fragili. Concretamente sono stati costituiti referenti e Servizi tutela minori in ogni diocesi italiana, nonché strutture di raccordo a livello regionale e nazionale, il cui obiettivo è favorire la formazione di tutti gli operatori pastorali, chiunque essi siano e qualsiasi sia il loro ruolo. Parrocchie, gruppi e associazioni, migliaia di operatori pastorali vengono coinvolti in specifici percorsi di formazione che, mettendo al centro la dignità dei più piccoli, aiutano a identificare e segnalare i fattori di rischio nell’ambiente e nelle persone e ad attivare azioni di protezione; a progettare e monitorare strategie di prevenzione, indicando modalità e attenzioni relazionali da avere negli ambienti educativi e formativi; a creare condizioni ambientali che rendano lo spazio e la convivenza il più possibile sicuri e vivibili; a formulare codici di comportamento appropriati ed educativi secondo i contesti, i ruoli e le responsabilità.

L’obiettivo volutamente perseguito è che la formazione degli operatori pastorali, a cerchi concentrici, possa influenzare positivamente e in modo costruttivo, tutta la comunità ecclesiale e quindi allargarsi all’intera società civile.

canonista, membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale Tutela minori e direttore del Servizio Tutela minori della diocesi di Bergamo

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